A POCHI chilometri da Ceglie Messapica, nascosta dentro una campagna di ulivi e di sassi, frai ciliegi in fioree la terra rossa, c'è una rovina. È la chiesa della Madonna della Grotta, che risale al quattordicesimo secolo e forse non arriverà alla fine dell'anno. È una chiesa rupestre. Bella nella sua architettura tardo gotica, ed è delicata nelle pietre sbilenche, con la facciata deturpata dagli anni di incuria. Tutto intorno c'è il cemento, le erbacce, la macchia, una vecchia macchina grigia abbandonata da chissà quando. Tutto intorno c'è una storia che è fatta di mistero e le parole non bastano a raccontarla. Le parole non sono sufficienti a raccontare il dramma: la chiesa, che nel 1565 venne assegnata dall'arcivescovo di Brindisi al Capitolo della chiesa madre di Ceglie, negli anni divenne il Santuario Mariano del popolo cegliese e dall'Unità d'Italia fu affidata al demanio dello Stato. Da allora è passata da un proprietario all'altro, anche se l'ultimo nome registrato - come è documentato da un atto notarile del 1880 - è quello di tale Tommaso Maggi. Poi, una diatriba infinita e l'oblio hanno decretato la morte di questo splendido scorcio di pace e di storia pugliese e lo stesso sindaco di Ceglie, Luigi Caroli, pur garantendo che presto verranno presi provvedimenti, non sa trovare un appiglio per ricostruire gli intrecci che si avviluppano intorno alla chiesae all'adiacente masseria, che ha tetti di trulli e che secondo alcuni nell'antichità era un convento. Maè una drammatica desolazione, la rabbia dell'impotenza, quella che ferma lo sguardo - che si adagia adesso sul rosone, adesso sul campanile a vela prossimo al crollo - e lo fa tornare ossessivo su ogni singola pietra della facciata, sul lucchetto che sbarra l'ingresso, sulla rete verde e arrugginita che impedisce di vedere cosa c'è nella chiesa, cosa nella cripta. Eppure si scorgono - dove un tempo non molto lontano c'era una discarica abusiva - delle pietre grandi che la terra e l'incuria hanno reso brune. Dentro la chiesa, che è grande nei suoi 22 metri di lunghezza e 6 di larghezza, si intravede un arco e una scalinata. Dovrebbe anche esserci un dipinto di una Madonna con bambino. "Attraverso i gradini si accede a una grotta naturale ricca di stalattiti e stalagmiti, ma anche di stretti passaggi e gallerie che si addentrano nella cavità per circa 36 metri. Nella tradizione orale si dice che questa cripta, dal decimo al dodicesimo secolo, sia stata officiata dai basiliani. Niente, però, lo conferma" spiega la dottoressa in Beni culturali Lucia Locorotondo, che ha studiato a lungo la chiesa. Niente lo conferma, perché è impossibile entrare. Nessuno, poi, sembra davvero sapere. Nessuno sembra essere in grado di ricostruire a chi appartiene cosa. Certo è soltanto che una parte della proprietà è della curia di Oria, una parte di un privato. Eppure sono passati dodici anni da quando la Soprintendenza di Bari invitò l'amministrazione di Ceglie Messapicaa a " definire le procedure connesse alle singole proprietà del Santuario Madonna della Grotta, fra la parte ipogea, appartenente alla Curia Vescovile di Oria e la parte subdivo appartenente ai privati". Sono passati dodici anni in cui la chiesa è stata ancor più abbandonata e mai come oggi il crollo appare prossimo. Vicinissimo, e pericoloso: l'aria non è recintata ed è facile accedervi scavalcando una sbarra di ferro. Ed è proprio quando scavalco quella sbarra, e sto per andare via, che dietro di me scorgo fra gli alberi il campanile inclinato e penso alle parole che un cegliese mi ha detto al mio arrivo - "Il proprietario ha già sparato ad altezza uomo. Non vuole persone intorno. Stia attenta"-e alle persone che qui mi hanno accompagnata: il sindaco, il comandante della polizia, l'assessore Palmisano e il consigliere comunale Palma. Penso all'impotenza di un sindaco che, come altre migliaia di colleghi, deve occuparsi di un territorio che soffre la crisi ed è stato troppo a lungo costretto a dimenticare i suoi beni. Penso soprattutto che, poco distante da qui, oltre questa strada che sembra infinita e che si snoda fra i fichi d'india e i lillà, e racconta di una Puglia da cartolina nelle strade pulite della Valle D'Itria, si snoda Ceglie Messapica nel suo centro storico bianco di calce. Ceglie, dove la vita continua a scorrere e i cui abitanti, nonostante tutto, non hanno dimenticato - e mai dimenticheranno - un luogo che non può più appartenere soltanto alla Curia o a un privato, ma deve essere rivendicato per quello che è: proprietà di tutti. Bene della collettività.
la Repubblica
15 Aprile 2012
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PUGLIA - A Ceglie una chiesa contesa il gioiello sta sprofondando
FL
Flavia Piccinni
la Repubblica
La chiesa della Madonna della Grotta, un'antica chiesa rupestre del quattordicesimo secolo, si trova a Ceglie Messapica, in Puglia. La chiesa è stata abbandonata e in stato di degrado, con la facciata deturpata dagli anni di incuria. La storia della chiesa è segnata da una serie di proprietari e proprietà, con la chiesa passando da un proprietario all'altro, anche se l'ultimo nome registrato è quello di Tommaso Maggi.
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