Erano nascosti nelle intercapedini del gigantesco criptoportico in restauro che collega il Foro Romano al colle imperiale. Apertura a settembre, dopo 110 anni di chiusura Come una macchina del tempo, il Palatino riesce ancora a svelare tesori che testimoniano la perfetta circolarità della storia. Durante i lavori di restauro della "Rampa Domizianea", il colossale criptoportico del I secolo d. C. che sale lungo le pendici del colle per oltre 200 metri, dal Foro Romano fino ai palazzi imperiali sul Palatino, è stato riportato alla luce un "cimitero di angeli" di epoca barocca. Erano stipati con cura certosina nelle gigantesche intercapedini della Rampa, riaperte dagli archeologici durante gli interventi avviati nel 2011 nell'ambito della gestione commissariale, con un finanziamento di 200mila euro. Si tratta di stucchi dalle fattezze angelicate di raffinata forza espressiva che decoravano la facciata della chiesa secentesca di Santa Maria Liberatrice attribuita anchea Pietro da Cortona, edificata nel cuore del Foro sopra i resti di Santa Maria Antiqua, proprio accanto all'ingresso del monumentale "passetto" di Domiziano, un tempo guardato a vista dalla guardia dei pretoriani. Un tesoro di arte del '600 che proprio qui venne lasciato nascosto dall'archeologo Giacomo Boni quando demolì la chiesa nel 1900 nel corso delle sue epocali campagne di scavo. Con gli angeli sono riemersi anche una trentina di grandi frammenti decorativi marmorei della chiesa, comprese le lastre di tarsie policrome dell'altare. Un patrimonio al centro ora di un lavoro di ricognizione, che diventerà parte integrante della Rampa, il cui restauro si concluderà a giugno. «Per la Rampa Domizianea abbiamo pronto un progetto di allestimento museale pensato ad hoc per i suoi ambienti giganteschi - racconta l'architetto responsabile dei lavori Claudia Del Monti - L'idea è di farlo diventare l'antiquarium del Foro con un'esposizione di reperti che diano conto delle campagne di scavo e soprattutto dell'evoluzione storica di quest'area». Proprio negli ambienti che si sviluppano su due livelli ai lati della Rampa, riaperti dopo oltre 110 anni da quando li chiuse Boni, potrebbero sfilare non solo gli angeli della chiesa, ma anche tutti i reperti straordinari rinvenuti nell'ultimo secolo, oggi chiusi nei magazzini della soprintendenza. Dal gruppo dei Dioscuri con cavalli alla statua di Esculapio, alle opere originarie che decoravano la Fonte di Giuturna. «La Rampa Domizianea costituisce già di per sé un unicum a Roma - dice l'archeologa responsabile Patrizia Fortini - Con i suoi spazi perfettamente conservati testimonia il gigantismo dell'architettura imperiale romana che ha ispirato la grandeur delle regge in Europa». Con un colpo d'occhio vertiginoso, la Rampaè infatti museo di se stessa, con le altezze delle volte dai 9 ai quasi 12 metri, la pavimentazione originaria in opus spicatum e le tracce di un uso continuo nei secoli, come il bagno d'epoca medievale. L'obiettivo ora è di aprirla con un primo allestimento per il prossimo settembre.