Inchiesta sui volumi che mancano dagli scaffali della prestigiosa biblioteca Il caso LA PROCURA ha aperto un'inchiesta sulla denuncia di Marino Massimo De Caro, direttore della Biblioteca dei Girolamini, che ha segnalato la sparizione, dagli scaffali dell'antica istituzione culturale, di 1500 testi. Il fascicolo è all'attenzione del pool coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo. Tutto è iniziato, spiega il direttore, nel marzo scorso, quando su un catalogo della casa d'aste Christie's di Londra «erano messi in vendita sette libri che ho riconosciuto come provenienti dai Girolamini». Dopo aver contattato Christie's, la Biblioteca ha ottenuto la restituzione di 28 libri, compresi i sette del catalogo. «Mi sono accorto che alcuni avevano ricevuto il permesso di esportazione della Soprintendenza della Lombardia», aggiunge De Caro che dice di aver successivamente scoperto l'esistenza di uno «schedario dei libri venuti a mancare nel corso degli anni». La denuncia arriva proprio mentre De Caro, da giugno 2011 direttore della Biblioteca, si trova al centro di aspre polemiche culminate nell'appello lanciato da 500 intellettuali al ministro Ornaghi. Nel manifesto si chiede di «riconsiderare con molta attenzione la scelta di De Caro come direttore», perché ritenuto sprovvisto dei requisiti necessari per ricoprire l'incarico, e di costituire «una commissione pubblica d'inchiesta sull'amministrazione passata e recente della Biblioteca». Tra i firmatari figurano nomi di alto profilo come Gerardo Marotta, Mirella Barracco, Stefano Rodotà e anche l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. De Caro però non ci sta. Annuncia di aver incaricato lo studio legale Previti di Roma di sporgere querela. E dice: «I firmatari, tranne uno, non si sono mai visti in biblioteca. Mi sembra strano che abbiano firmato un manifesto così pesante, nel quale vengo accusato del contrario di quanto sto facendo: questa biblioteca era abbandonata da 50 anni, adesso i libri vengono catalogatie stiamo recuperando volumi». Il direttore esclude categoricamente che la denuncia sia stata ispirata dalla volontà di cautelarsi rispetto alle polemiche di questi giorni: «Le procedure per il rientro dei libri erano iniziate prima degli articoli, è vero semmai che gli attacchi sono cominciati quando ho scritto a Christie's per sapere chi avesse messo in vendita i libri». E dà appuntamento a giovedì prossimo: «Apriremo la Biblioteca alla città e soprattutto ai 500 sottoscrittori, così potranno rendersi conto della realtà e dirmi se confermanoo meno ciò che hanno firmato». (d. d. p.