«ILLOGICITÀ», «contraddittorietà», «indeterminatezza» delle richieste, con conseguente «impossibilità o eccessiva difficoltà» ad avanzare progetti e calcolare esattamente i relativi oneri. Come dire un bando di gara non ottemperabile, e che per questo è stato annullato. E' durissimo il testo della sentenza, depositata l'11 aprile, con cui il Tar della Toscana ha bocciato la gara d'appalto bandita dalla Soprintendenza per il Polo museale fiorentino per il servizio di ristorazione di Uffizi, Palazzo Pitti, Kaffehaus di Boboli. Dando ragione così al ricorrente, l'impresa Bartolini sas, associata con la Antinori, selezionata e poi invitata con altre nove (fra cui Autogrill, Camst, Chef Express) a presentare un'offerta vincolante per l'affidamento, ma ritrovandosi, come sostiene Simone Bartolini, «nella concreta impossibilità di farlo». Tanto che solo un'impresa (la «Caffè italiano» di Umberto Montano, che si è anch'essa opposta all'annullamento) aveva poi presentato un'offerta. «Ci hanno chiesto di fare dei ristoranti dentro scatole vuote, da adeguare di sana pianta senza averne le competenze, dentro monumenti vincolati» dice Bartolini. Da qui la richiesta di annullare la gara, ora accolta dal Tar con parole che suonano come un duro atto d'accusa contro la soprintendenza. La lettera di invito alle imprese, infatti, dice la sentenza, impediva «un'offerta seria e corretta», imponendo «un onere irragionevole e sproporzionato, con effetti distorsivi sull'esito finale della gara stessa», a causa «dell'eccessiva diversità, dell'assoluta eterogeneità delle prestazioni, dell'oggettiva indeterminatezza dell'oggetto del contratto, della carenza e della illogicità, e conseguente inapplicabilità dei criteri selettivi previsti». Di fatto, dice il Tar, «la soprintendenza ha sostanzialmente trasformato» la gara «inserendovi prestazioni indeterminate, e che finiscono per stravolgere il contenuto tipico della concessione». L'annullamento, però, lascia lo stesso la bocca amara. Scaduti da oltre due anni, infatti, gli appalti attuali proseguono in proroga agli Uffizi (gestito da Bartolini) e a Pitti (Doney), mentre continua a non poter aprire il Kaffehaus, l'elegante pavillon lorenese che domina dall'alto il giardino di Boboli, oggetto di costosi restauri e che già mostra i primi segni di degrado. Una storia tutta italiana, di cui fanno le spese utenti, imprese, e le stesse istituzioni pubbliche, per gli incassi mancati (in parte destinati all'erario) e per gli oneri legali a carico di chi ha perso le cause, come il Polo museale. Non l'unica soprintendenza, peraltro, a trovarsi in questa situazione, visto che praticamente tutti i Tar italiani hanno bocciato analoghi bandi di altre regioni (e c'è attesa per l'esito del ricorso al Consiglio di Stato della soprintendenza del Lazio, previsto per il 20 aprile), ma che deve affrontare, ora, una oggettiva empasse. Le contestazioni del Tar si potevano evitare? «Noi abbiamo solo applicato le linee guida del ministero, una soprintendenza non può fare di testa sua» replica la soprintendente Cristina Acidini, «e ora sarà il ministeroa stabilire la linea di condotta».