Il gruppo Maneschi ha ottenuto il sì dalla Soprintendenza al restauro di 5 hangar per la sede di Italia Marittima. Investimento da 140 milioni. Si parte in luglio Trentasettemila metri quadrati - in confronto ai 65 ettari della mega-concessione data due anni fa dall'Authority di Boniciolli a Portocittà Srl, dietro la promessa di rilancio dell'intero water-front di Porto Vecchio - non valgono per estensione più del cantuccio di un grande appartamento. Meno del 6, a conti fatti. Pur tuttavia, anche in virtù della sua collocazione - giusto all'imbocco più vicino al centro città, alle spalle della Capitaneria - quel cantuccio, storicamente in concessione a Greensisam, è destinato a diventarne l'avamposto buono, di quel grande appartamento. Un avamposto proiettato verso quel Magazzino 26, l'unico già bell'e recuperato, che oggi fa il figurane della cattedrale nel deserto. "Buono" nel senso che - in virtù del via libera definitivo, fresco fresco, rilasciato dalle Belle arti in cambio dell'ultima variazione al progetto, che prevede in primis semplici coperture piane anziché reticoli a vetri - i suoi 37mila metri quadrati saranno calcati dal primo cantiere à quest'estate e con ogni probabilità risulteranno tutti rifatti, pronti e funzionanti entro il 2017. Quindi ben prima dei 65 ettari che proseguono fino a Barcola e per il cui mastodontico piano di riuso si profila un orizzonte temporale fra il 2020 e il 2025. Nulla più "osta" infatti - con l'autorizzazione della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici, a chiusura di una storia infinita che va avanti dal 2001- ai cantieri di Greensisam per la realizzazione del quartier generale triestino di Italia Marittima ed Evergreen per l'Europa centro-orientale, nel nome di Pierluigi Maneschi. Fanno appunto 37mila metri quadrati alla radice di Porto Vecchio tra i moli III e IV (i soli, di fatto, fuori dalla mega-concessione a Portocittà), dove gli annunci originari evocano un paio di centinaia di nuovi posti di lavoro, con cinque hangar a fame da cuore pulsante: l' lA e il 3, i due affacciati sul mare, più i restrostanti 2A, 2 e 4. Una partita da 140 milioni di euro, tutto compreso. Parecchi dei quali, in base all'orientamento espresso in queste ultime ore dallo stesso Maneschi attraverso la voce dell'architetto Fabio Assanti, attuale coordinatore del team di progettisti Greensisam, dovrebbero generare più che sensibili ricadute occupazionali, fiscali, e più in generale economiche, sul territorio e i suoi paraggi. Notizia non trascurabile, in momenti, anzi, «momentacci» come questi: «Il presidente - parola di Assanti - credo sia persona che ha ampiamente dimostrato la sua attenzione per Trieste. Non ha in animo di dare appalti a imprese di Honh Kong, tanto per citare un posto lontanissimo, ma di avvalersi di quelle operanti in quest'area». Se possano essere della partita i colossi delle costruzioni oggi lanciate proprio nella sfida di Portocittà - come ad esempio il vicentino Mal-tauro o ancora, come dicono certe voci, il friulano Rizzani de Eccher - non è dato sapere. Né, tanto meno, risultano ora essere aggiudicati appalti. «I lavori dovrebbero durare tra i 4 e i 5 anni, a iniziare da quest'estate, e per ora siamo orientati a suddividerli in 5 lotti, parzialmente sovrapponibili», precisa Assanti. Greensisam è un privato, che non ha ricevuto denari pubblici, quindi potrebbe sbrigarsi con affidamenti diretti, «ma l'idea- ancora il coordinatore del team di progettisti - è quella di prendere in considerazione delle procedure concorsuali». Gare insomma, benché presumibilmente ristrette, a invito forse. E che qualcosa stia già bollendo in pentola lo lascia intuire, nella serata di ieri, il progettista storico, l'architetto toscano Gennaro Albamonte: «Il nostro intento è quello di iniziare coi lavori, il prima possibile». L'autorizzazione delle Belle arti, dietro il rispetto di tutte le prescrizioni - in particolare quelle di armonizzare le coperture dei cinque hangar alle altre, rinunciando a slanci vetrati oltre che alle "torrette" già accantonate - risale a fine febbraio. È il testamento dell'architetto Luca Rinaldi, l'ex soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici, che col primo marzo ha preso possesso della Soprintendenza di Torino. Qui il suo successore non è stato ancora designato. Dovrebbe esserlo a breve, lo ribadisce il direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines, il soprintendente dei soprintendenti, precisando però che l'autorizzazione a Greensisam è stata proprio prerogativa, legittima, di Rinaldi, che se ne è occupato in prima persona. Cosa confermata in queste ore dagli stessi uffici triestini della Soprintendenza.