Monsignor Giancarlo Santi, in che cosa consiste l'aggiornamento e l'integrazione dell'Intesa firmata ieri? «Una delle novità principali - risponde il direttore dell'Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici - riguarda il livello regionale, dove il Ministero ha istituito da poco la figura del direttore generale, con il compito di coordinare l'attività di tutte le soprintendenze sul territorio e rapportarsi alle amministrazioni della Regione, le cui competenze in materia di beni culturali sono enormemente aumentate. L'Intesa, dunque, prevede che il direttore regionale collabori con il presidente della Conferenza episcopale regionale o un suo delegato. Così abbiamo un livello di rapporti non solo diocesano e nazionale, ma anche regionale». Ma quali saranno in concreto gli ambiti di questa collaborazione? «Anche in questo caso il documento firmato ieri ha innovato non poco. Vengono, infatti, espressamente previsti gli eventi in relazione ai quali si deve esplicare la collaborazione tra autorità civili e religiose. Nella precedente Intesa, invece, si parlava di una generica collaborazione e molto era rimesso alla buona volontà dei singoli. Da ora in poi la collaborazione diventa prassi e riguarderà in particolare le modalità di restauro, gli scavi archeologici e la loro visita, la sicurezza delle chiese, l'inventario e la catalogazione, il prestito di opere d'arte, l'adeguamento liturgico delle chiese e le procedure da seguire in caso di calamità naturali». Che cosa cambierà, ad esempio, per un settore importante e delicato come quello dell'adeguamento liturgico delle chiese antiche? «L'Intesa ci offre una via d'uscita a eventuali situazioni di stallo che dovessero verificarsi a livello locale, quando non si riesce a trovare un accordo tra il vescovo e la soprintendenza. In questo caso è prevista una sorta di "appello" al Ministero. Il capo del dipartimento competente per materia, d'intesa con il presidente della Cei o con un suo delegato, impartirà, infatti, le direttive idonee a consentire una soluzione adeguata e condivisa». Non c'è il rischio di un appesantimento burocratico? «No, perché queste novità non sono il frutto di elaborazioni teoriche fatte a tavolino, ma derivano dalla sperimentazione condotta sul campo dal 1996 ad oggi. Ciò che si è visto funzionare, è stato applicato».
Santi: Così cresce la collaborazione per restauri, sicurezza e prestiti
Monsignor Giancarlo Santi, direttore dell'Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, ha spiegato che l'aggiornamento e l'integrazione dell'Intesa firmata ieri prevedono nuove collaborazioni tra autorità civili e religiose. Il Ministero ha istituito la figura del direttore generale per coordinare l'attività delle soprintendenze regionali e rapportarsi alle amministrazioni della Regione. L'Intesa prevede collaborazioni per eventi specifici, come il restauro, gli scavi archeologici, la sicurezza delle chiese, l'inventario e la catalogazione, il prestito di opere d'arte e l'adeguamento liturgico delle chiese.
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