"Quando si sono presentati da me i centurioni, mi sono chiesta se e in quale maniera potessi creare le condizioni per dare dignità a questi lavoratori, seppur apparentemente non compatibili con la storia del nostro patrimonio archeologico. Per questo, la soluzione che mi è apparsa più confacente è stata quella di regolamentare tutti quei mestieri di strada, vecchi e nuovi, che caratterizzano la nostra città senza recare danno all'immagine di Roma». Parole di un esponente della giunta Alemanno? Macché. La firma (30 marzo 2003) è di Daniela Valentini, ai tempi assessore al Commercio della prima giunta guidata da Walter Veltroni, che intervenne proprio su queste pagine con un suo scritto. La citazione è doverosa per almeno due motivi. Il primo. Sarebbe politicamente indecente addossare alla sola giunta Alemanno la colpa di non aver risolto il nodo dei centurioni. La questione va avanti dal 1994, come fenomeno consistente (ma i primissimi vengono citati negli anni Ottanta) e nessuna maggioranza, di centrosinistra o di centrodestra, ha affrontato davvero la questione, come dimostra l'intervento di Daniela Valentini (che non produsse alcuna soluzione amministrativa). Secondo motivo. Quelle righe dovrebbero spingere qualsiasi giunta e maggioranza, in futuro, ad evitare annunci che poi non portino a decisioni concrete. Alemanno ha tergiversato a lungo prima di affrontare la questione. Ora, di fronte all'aut-aut della soprintendenza archeologica (spalleggiata con estrema decisione dai massimi vertici del ministero dei Beni culturali) ha fortunatamente adottato la linea dura, ed è auspicabile che la mantenga. Magari concordando, al tavolo tecnico che si terrà nei prossimi giorni, aree in cui i «figuranti de Noantri» possano svolgere il loro lavoro. Impensabile cedere al loro ricatto, nessuna Capitale lo farebbe. Resta, altrettanto grave e parimenti incivile, la questione dei camion bar della famiglia-clan dei Tredicine. E qui Alemanno dovrebbe subito muoversi, chiedendo un gesto immediato alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverina. Il sindaco ha dichiarato il 10 aprile scorso al collega Ernesto Menicucci: «Non possiamo togliere i camion bar dal Colosseo perché una legge regionale prevede, in caso di spostamento, l'equivalenza di posizione». La legge non parla di «posizione topografica» ma di posizione economica. Domanda: quanti di quei camion staccano scontrini fiscali? Qual è il loro volume d'affari legale? Espongono i prezzi, come da legge? Sono in regola con le norme sanitarie, col bollino dei fumi, con le licenze? Accertato tutto questo, si potrà sicuramente trovare una «posizione equivalente» che non danneggi il signor Tredicine di turno. Certo, ci vuole volontà politica (mancata a tutte le amministrazioni come certifica la permanenza dei camion bar in pieno 2012, e qui torniamo al punto di partenza). E coraggio, trattandosi dei Tredicine. La parola passa al sindaco Alemanno e alla presidente Polverini.
Centurioni e camion bar. Cambiare la legge si può
Il testo discute la questione dei centurioni, lavoratori di strada che vendono cibi e bevande nel Colosseo, e della loro mancanza di dignità. L'assessore al Commercio Daniela Valentini ha firmato un documento nel 2003 che regolamenta i mestieri di strada, ma non ha prodotto alcuna soluzione amministrativa. La questione è stata affrontata anche dalla giunta Alemanno, che ha adottato una linea dura e ha richiesto una posizione equivalente per i centurioni. Inoltre, il testo critica la presenza dei camion bar della famiglia Tredicine nel Colosseo, che vendono cibi e bevande senza seguire le norme sanitarie e commerciali.
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