I beni culturali Pompei, scatta il countdown: ecco le case da salvare subito Mercoledì la scadenza dei bandi: imprese mobilitate Gare in tempi strettissimi. A giorni il sopralluogo del prefetto anticamorra Guida POMPEI. Le ditte che vogliono partecipare ai bandi per «salvare» la città archeologica hanno ancora cinque giorni di tempo per presentare le proprie offerte. Il tempo massimo per partecipare, infatti, è stato fissato per le ore 12 del 18 aprile: un limite ristrettissimo, considerato che i bandi, che interessano il restauro di 5 domus, sono stati pubblicati appena il 4 aprile scorso. La straordinarietà degli interventi ha reso eccezionali anche i tempi di partecipazione alle gare d'appalto, solitamente pubblicate dalla soprintendenza, che sono passati dai 30-60 giorni classici agli attuali 14. La ristrettezza temporale è un chiaro segnale che non c'è più tempo per aspettare. L'intervento di messa insicurezza degli scavi deve partire il prima possibile. L'elemento di accelerazione della tempistica è l'effetto della cooperazione rafforzata e coordinata tra il ministero dei Beni culturali e le strutture del ministero per la Coesione territoriale. Ciò ha consentito la tempestiva e contestuale attivazione delle procedure di gara e la pubblicazione dei primi bandi con conseguente forte riduzione dei tempi di avvio dei cantieri. L'intero processo è stato supportato sul piano procedurale, tecnico e progettuale da uno specifico staff di Invitalia. Il programma degli interventi, per complessivi 105 milioni di euro (41,8 milioni di fondi Ue, 63,2 di fondi nazionali), si articola su cinque linee d'azione: rilievi e diagnostica (8 milioni e 200 mila euro); consolidamento delle opere (85 milioni di euro, 47 milioni dei quali per il finanziamento di 39 progetti già redatti dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei (Sanp) e 38 milioni per opere da progettare); adeguamento dei servizi per i visitatori e implementazione di strumenti di comunicazione anche interattivi (7 milioni di euro); potenziamento dei sistemi di sicurezza e di telesorveglianza (2 milioni di euro); rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Sanp (2 milioni e 800 mila euro). I primi 5 bandi europei, per un importo complessivo di circa 6 milioni di euro, riguardano gli interventi di restauro architettonico e strutturale delle domus: di Sirico; del Marinaio; dei Dioscuri; delle Pareti Rosse; del Criptoportico. Contestualmente all'avvio dei primi bandi, sono stati avviate le indagini idrologiche propedeutiche ai lavori di messa in sicurezza dei terreni demaniali al confine con l'area archeologica. La soprintendenza, dal canto suo, dovrà garantire il flusso di informazioni relative alla filiera delle imprese, istituendo, tra l'altro, entro 30 giorni a partire dal aprile una banca dati relativa alle verifiche antimafia che essa stessa dovrà richiedere alla prefettura di Napoli prima della stipula di ciascun contratto. Intanto, è atteso a Pompei nei prossimi giorni il pool anticamorra, istituito presso la prefettura di Napoli e coordinato dal prefetto Fernando Guida, per un primo sopralluogo delle aree interessate dai lavori di messa in sicurezza. Per garantire massima trasparenza e legalità il «Grande Progetto Pompei» sarà aperto alla partecipazione dei cittadini. Il governo si è impegnato ad informare costantemente i cittadini sulla «ratio della policy», sui processi amministrativi, sulla filiera delle imprese appaltatrici, sullo stato di avanzamento degli interventi e sui flussi finanziari relativi. I ministeri interessati al rilancio della città archeologica sono pronti a recepire le segnalazioni e le proposte dei cittadini che vogliono dare un loro contributo per lo sviluppo dell'area. Tale attività verrà svolta attraverso incontri sul territorio per il coinvolgimento della comunità locale e con l'uso interattivo della rete e dei social media.