La rabbia. «Accaduti fatti gravi invito tutti a un dibattito pubblico per chiarire o querelo» «Sono stati venduti all'estero volumi antichi e preziosi rubati ai Girolamini e una volta che mi sono accorto di questo sono stato attaccato; e come se non basta, mi accusano anche di essere inesperto.... Strana e curiosa la coincidenza temporale tra la mia volontà di fare chiarezza e il fiume di critiche rovesciatomi addosso». Reagisce in maniera decisa Marino Massimo De Caro, da dieci mesi direttore della storica Biblioteca napoletana, che ieri mattina, con il conservatore don Sandro Marsano, ha denunciato ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale la scomparsa di ben 1500 volumi dalla prestigiosa sede dei padri filippini. «In alcuni dei 28 volumi rari rispeditici da Londra a fine marzo scorso dopo la mia scoperta fatta su un catalogo - incalza De Caro - ho ritrovato alcune foto con il timbro della Soprintendenza ai Beni librari della Lombardia e su alcuni frontespizi anche quello della Biblioteca nazionale di Napoli, il che è un fatto gravissimo, in quanto ciò di fatto autorizza l'esportazione e la vendita dei volumi anche fuori Italia, volumi che appartengono ai Girolamini». E dai controlli successivi effettuati sui cataloghi in archivio, il direttore ha chiesto il contributo di ricerca ai bibliotecari. «E questi mi hanno comunicato che esistono delle schede mancanti dei volumi, in tutto appunto 1500. Mai prima d'ora - sottolinea De Caro - era stata comunicata questa mancanza, anche nella fase di passaggio tra il vecchio e il nuovo conservatore. Allora, prove alla mano, ho deciso di denunciare il tutto». Accuse e polemiche non si raffreddano. Tutt'altro. In cinquecento, tra docenti, esperti e intellettuali hanno scritto un appello-petizione al ministro ai Beni culturali, Ornaghi, per far rimuovere il direttore dei Girolamini definito «privo di competenza professionale per ricoprire questo ruolo», e per chiedere la creazione di una commissione pubblica d'inchiesta sull'amministrazione passata e attuale della gloriosa Biblioteca partenopea. «Nessuno di questi cinquecento miei detrattori è venuto ai Girolamini a sincerarsi di persona della vera realtà dei fatti - ribatte il direttore - Motivo per cui ho deciso di aprire la Biblioteca alla città, ore 9-21, giovedì prossimo, per far verificare a chiunque lo stato dei lavori che sono in corso, e alle ore 15 farò un dibattito pubblico al quale invito da subito a intervenire i cinquecento firmatari dell'appello contro di me: così avremo un confronto diretto e chiaro, e si valuterà se è ancora davvero attendibile la sottoscrizione della loro petizione. Diversamente, ritenendo questa loro lettera sin da ora denigratoria e offensiva nei miei confronti, darò mandato ai miei legali onde ottenere il risarcimento individuabile dei danni economici conseguenti, e i proventi saranno devoluti totalmente alla Biblioteca dei Girolamini per il prosieguo dei lavori di ristrutturazione».