Il direttore De Caro: «In un cassetto segreto la lista dei volumi trafugati» NAPOLI Sarà la Procura a occuparsi del caso dei libri scomparsi dalla biblioteca dei Girolamini. L'inchiesta è scattata dopo che il direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, ha segnalato ai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico i titoli di circa 1500 volumi trafugati nel corso degli anni. I magistrati (il fascicolo è stato delegato dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo ai sostituti Fini e Serio) hanno cominciato ad occuparsi del caso proprio in coincidenza con l'appello rivolto al ministro Ornaghi da 500 intellettuali perché l'eccezionale patrimonio librario della biblioteca venga preservato. La scoperta dell'ammanco dei 1500 volumi si inserisce in una più complessa vicenda in cui si intrecciano sospetti, veleni e polemiche che il Corriere del Mezzogiorno ha raccontato nelle scorse settimane: De Caro, bibliomane ed esperto di testi antichi, è accusato da alcuni di gestire la biblioteca in maniera non proprio trasparente, ma replica citando in giudizio chiunque insinui sospetti sul suo operato. Che la biblioteca dei Girolamini fosse stata a più riprese razziata nel corso degli anni era cosa arcinota. Le 1500 schede di libri che certamente non fanno più parte della raccolta sono però, secondo De Caro, saltate fuori solo da pochi giorni. Tutto nasce dal ritrovamento, a Londra, di 28 libri prossimi ad essere venduti all'asta: «Alcuni avevano ottenuto dalla Soprintendenza di Milano, dove vive il collezionista che li possedeva, il nulla osta all'esportazione. Eppure, sopra, c'erano i timbri della biblioteca nazionale di Napoli, che li aveva dati in cambio a quella dei Girolamini: com'è possibile che gli esperti della Soprintendenza non se ne siano accorti?». Questo è uno dei tanti misteri che segnano la vicenda dei libri scomparsi e ne fanno un intrigo che pare la trama di un romanzo (penso a Ian Sansom e al clamoroso furto nella biblioteca di Tundrum). In ogni caso, bloccata la vendita all'asta dei 28 volumi (che non erano finiti solo al collezionista milanese, ma anche ad altri che si cercherà di identificare attraverso rogatorie internazionali), De Caro prova a capire se di quei libri era stata denunciata la scomparsa. Va in una stanza nella quale in genere non si sofferma mai, la segreteria in cui lavorano i bibliotecari, e scopre che c'è un cassetto nel quale sono finite le 1500 schede. Un cassetto del quale i bibliotecari, spiega il direttore, non gli avevano mai parlato da quando, in giugno, si è insediato; e non avevano parlato neppure al conservatore, padre Sandro Marzano: «Probabilmente ipotizza non volevano che scoppiasse lo scandalo. In ogni caso mi hanno raccontato che, col vecchio conservatore, ogni anno si faceva una verifica dei volumi mancanti. Le schede venivano tolte dallo schedario e messe nel cassetto. Non so se la segnalazione dei furti veniva fatta alla magistratura». Quelle 1500 schede raccontano di libri preziosi, scelti con cura e competenza da chi li ha portati via: «Molti testi scientifici e di viaggio, ma anche tanti volumi di letteratura, come il primo libro in volgare stampato da Aldo Manuzio». Libri che, secondo la stima di De Caro, hanno un valore commerciale di cinque o sei milioni, ma il cui valore storico è probabilmente incalcolabile. Il direttore ha fotocopiato le schede e ha consegnato le fotocopie ai carabinieri. Si sa dunque con precisione che cosa cercare e questo facilita il lavoro degli investigatori. Ritrovare le tracce dei volumi dopo anni, tuttavia, non è un risultato scontato. La querelle sulla gestione della biblioteca dei Girolamini, intanto, continua. Il direttore si è sentito diffamato dall'appello dei 500 intellettuali (che nel frattempo sono diventati quasi un migliaio) e ha dato disposizione ai suoi legali (lo studio Previti di Roma) di chiedere loro il risarcimento dei danni. Intanto ha organizzato, per giovedì prossimo, un dibattito con conferenza stampa: «Sono invitati tutti i cittadini, inclusi i firmatari dell'appello. Mostreremo loro la biblioteca e illustreremo il lavoro che stiamo facendo per migliorarla. Alla fine, quelli che hanno sottoscritto l'appello senza avere mai visitato la biblioteca dovranno dire, in coscienza, se lo firmerebbero di nuovo oppure no». Il direttore azzarda un'ipotesi: «Questo polverone è stato sollevato quando sono saltati fuori i 28 volumi di Londra e ho cominciato a interessarmi ai loro proprietari». Vero? Falso? Ora, almeno, l'inchiesta farà un po' di chiarezza.