Bilanci in rosso, il ministero, che è anche socio, commissaria la fondazione. Mostre certe solo fino a giugno Alle 17 e 30 di una giornata piovosa e fredda, dagli umori invernali, arriva nelle redazioni la notizia-bomba. Ha la forma di un secco comunicato di servizio e annuncia il commissariamento del museo Marci. «La competente Direzione generale del ministero per i beni e le attività culturali ha avviato in data odierna le procedure per il commissariamento della Fondazione Maxxi di Roma. Tale decisione si è resa necessaria, tra l'altro, per la mancata approvazione del bilancio per l'anno 2012 da parte del consiglio di amministrazione. Il bilancio 2011 ha infatti registrato un forte disavanzo, che rischia di aumentare sensibilmente nel 2012». All'interno del museo, molti suoi funzionari sono sconcertati e preferiscono mettersi in una posizione di attesa riguardo a ciò che potrebbe succedere. Ma c'è anche chi dice che il Maxxi potrebbe trasformarsi in un «Teatro Valle Occupato 2». A sera, il comunicato ufficiale è come un bollettino di guerra contro il Mibac: annuncia «sorpresa per la notizia e viene indetta una conferenza stampa di «difesa», con dati alla mano. Qualcosa era nell'aria. Le difficoltà di gestione c'erano, i tagli ai fondi «pesavano» (43 rispetto al 2010) e lunedì tutti erano stati convocati dal presidente Pio Baldi per comunicazioni urgenti non meglio specificate. Al centro, sicuramente la situazione non semplice in cui versa la Fondazione - causa anche di una penuria sponsor esterni - e la mancata approvazione del bilanci, tanto che la programmazione di mostre ed eventi non superava giugno. Circa 11 milioni di euro il deficit del museo nella previsione del conto economico 20122014, mentre 2011 si è chiuso con 800mila euro in rosso. La Fondazione, il cui Cda è composto da Roberto Grossi e da Stefano Zecchi, riceve un contributo del Mibac di soli due milioni euro, nonostante il dicastero sia promotore e socio. Il Maxxi disegnato da Zaia Hadid, aperto dopo un iter infinito (dieci anni) nel 2009, molte polemiche e i costi levitati a 150 milioni, rischia la paralisi e, nell'ipotesi peggiore, lo scioglimento. Sarebbe una follia dopo investimenti così cospicui e soprattutto data la sua centralità culturale a Roma: questo museo delle arti e dell'architettura del XXI secolo in breve è divenuto un organismo vivente con circa 450mila visitatori al suo attivo. Bisognerebbe forse cominciare a non avere più atteggiamenti da ragionieri pedanti e puntare sulle eccellenze con spregiudicatezza e coraggio.