Il ministro Ornaghi assicura: nessun pericolo di chiusura La Fondazione: un'assurdità Non ha fatto in tempo a festeggiare il suo secondo anno di età, che il museo del XXI secolo, Venere romana dell'arte contemporanea, si trova già a dover fronteggiare le prime rughe. E mai tanto profetica è stata l'opera di Pistoletto che si è lasciata ammirare nella scorsa stagione proprio nelle sale disegnate da Zaha Hadid: bellissima e povera, come tutta l'arte italiana, la Venere degli stracci. Il MAXXI va verso il commissariamento: il bilancio del 2011 si è chiuso con un deficit di 800.000 euro. E le previsioni per il biennio 20122014 sono allarmanti: stando alle attuali risorse e mantenendo la stessa attività, il deficit potrebbe arrivare a 11 milioni di euro. La direzione generale del ministero dei Beni culturali ha così avviato ieri le procedure per il commissariamento della fondazione. «Massimo impegno nei confronti del MAXXI - assicura il ministro Lorenzo Ornaghi - e nessun pericolo di chiusura. Tutto è stato deciso - aggiunge - proprio per salvaguardare questa importante fondazione culturale italiana e il suo sviluppo futuro. E' una questione che ho molto a cuore». Sorpresa e preoccupazione: questa è invece la reazione del cda della fondazione che ha indetto per questa mattina una conferenza stampa. «Porteremo i nostri dati - annuncia Roberto Grossi, membro del consiglio e vicepresidente - e daremo la nostra versione. Il ministero ci ha progressivamente diminuito i finanziamenti del 43 per cento. Tagli insostenibili. E nonostante tutto abbiamo dimostrato una capacità di autofinanziamento del 50 per cento. E una volontà di garantire comunque un'eccellenza che ci viene riconosciuta dal pubblico: 450.000 visitatori nel 2011. Questa del ministero è una mossa che danneggia la credibilità internazionale del museo, i rapporti con sponsor e finanziatori privati e quelli con la Regione Lazio, dallo scorso dicembre nuovo socio. Ci accusano di non aver approvato il bilancio - continua Grossi - ma è stato impossibile per l'ulteriore decurtazione dei fondi da parte del ministero, che ha voluto e realizzato il MAXXI e che è socio fondatore promotore della fondazione che gestisce il museo». «Tra le nostre funzioni - spiegano dal Ministero - c'è quella di vigilare sull'operatività di un'istituzione culturale. Ed è essendo in ritardo di quattro mesi sull'approvazione del bilancio abbiamo dato il via alle indagini del caso. Secondo le procedure - le stesse seguite recentemente per il teatro Petruzzelli di Bari - la fondazione Maxxi ha ora 10 giorni di tempo per presentare le sue eventuali controdeduzioni». Cifre importanti, decisioni impegnative. E all'orizzonte non sembrano esserci sufficienti entrate oltre al contributo ministeriale di 2 milioni di euro: nessun partner significativo che possa, almeno per ora, ribaltare le difficoltà economiche di gestire un prestigioso e dunque costoso tempio del contemporaneo. La Fondazione (presieduta da Pio Baldi, nel cda insieme con Roberto Grossi vicepresidente e Stefano Zecchi) è stata costituita nel luglio del 2009 dal ministero dei beni culturali per gestire il museo delle arti e dell'architettura del XXI secolo. E così è rimasta: la speranza che società private o enti locali entrassero nel cda con nuove risorse a sostegno dell'impresa è ancora soltanto una speranza. E il contributo straordinario di 6 milioni di euro che il Mibac aggiunse come start up alla fine del 2009 per i primi due anni, come aiuto per l'avvio e acquisto delle collezioni, ormai appartiene al passato. Al momento nel sito del museo, tra i partner e gli sponsor della Fondazione sono citati, insieme con ministero dei beni culturali e Arcus (la spa del ministero) la Regione Lazio, Bmw (partner) Telecom (partner tecnologico) Il Gioco del Lotto (partner per le attività educative) Alcantara (sponsor Maxxi Architettura), e l'Ance (associazione nazionale costruttori edili), Infocamere e Bloomberg. La sorte del museo che tanto ha fatto parlare di sé, anche per la lunghezza della sua gestazione, suscita la preoccupazione di due ex ministri, Giovanna Melandri e Francesco Rutelli. Ornaghi li ha chiamati per parlarne, cosa che sembra abbia fatto anche con gli altri suoi predecessori a partire da Veltroni. «In Parlamento siamo pronti a supportare delle misure per l'arte contemporanea e anche per il Maxxi - dice Rutelli - Giusto essere attenti ai bilanci e contenere i costi, ma allo stesso tempo, come si fa a promuovere interventi dei privati se la normativa non li incoraggia?».