Scrivo in veste di presidente dell'Associazione ville venete (AVV), associazione legalmente riconosciuta, che mira a tutelare le ville venete, cioè oltre quattromila immobili storici (XV-XIX sec), di cui metà vincolati dalla Sovrintendenza, diffusi in Veneto e Friuli, con parchi secolari e centinaia di cicli pittorici e scultorei. Il motivo della presente lettera risiede nelle misure fiscali all'approvazione del Parlamento, che impedirebbero ai proprietari di Ville Venete di dare il loro contributo alla ripresa economica. Gli immobili storici sono infatti una ricchezza del Paese, che deve fruttare per il bene comune e non può essere mortificata dall'erario. E questo il fondamento dell'art. 9 della Costituzione, secondo cui la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». E tale tutela passa anche per la via fiscale. Lo Stato, non potendosi accollare la manutenzione del patrimonio culturale d'Italia, ha delegato i proprietari privati, sotto la loro responsabilità economica e giuridica, prevedendo, dato l'alto profilo etico della delega, gravi sanzioni amministrative e penali per chi venisse meno all'impegno assunto. Ma tale onere deve essere bilanciato da una minor pressione fiscale. Gli importi non dovuti come imposte, sono impiegati dai proprietari per conservare il patrimonio di interesse statale. Prima che un titolare esclusivo, il proprietario è dunque custode della memoria storica e artistica collettiva. Ciò rende gli immobili storici una categoria «a parte», il che ne legittima il diverso trattamento fiscale rispetto agli altri immobili. Non lo diciamo noi, ma la Cassazione (sentenza 9.3.2011 n. 5518), conformemente alla Corte Costituzionale (sentenze. 28.11.2003, n. 345 e 346). Non è un regime «agevolato», ma un regime «speciale», volto a riequilibrare la situazione degli immobili storici (maggior interesse nazionale, maggiori vincoli e costi, minori imposte), con quella degli altri immobili (minori vincoli, minore manutenzione, maggiori imposte). Tra gli immobili storici, segnaliamo le ville venete, beni di estrema delicatezza, collocati nella campagna veneta, spesso lontano dalle vie commerciali e dalle mete turistiche classiche. Queste caratteristiche non consentono una gestione di tipo speculativo: le ville traggono marginali profitti da locazioni abitative o direzionali e, piuttosto, ospitano eventi, visitatori e scolaresche. Tali introiti servono a pagare i mutui peri continui restauri, il personale, i consumi, le assicurazioni, gli impianti di sicurezza e allarme, la manutenzione dei parchi e, non da ultimo, il Fisco. Si realizza così un'economia «di scala», ove i proventi sono reinvestiti nella cura degli immobili stessi. Le ville venete non gravano sull'economia locale, al contrario creano economia nel territorio: posti di lavoro in villa (soprattutto giovani provenienti dalle facoltà dei beni culturali e dalle scuole turistico-alberghiere) e, attorno alle ville, ristoranti, bar, enogastronomia tipica, trasporto turistico, guide, hotel. Il regime fiscale in discussione pregiudicherebbe innanzitutto il patrimonio storico, costituzionalmente tutelato. Ingigantendo gli oneri, farebbe «saltare» l'economia «di scala» delle ville, portando i proprietari a vendere, sempreché, oggi, si trovino acquirenti. La manovra allo studio avrebbe dunque effetti espropriativi per i titolari e distruttivi per il patrimonio vincolato, di interesse statale. Di più: colpirebbe, di riflesso, l'indotto economico delle ville in territori che, in larga parte, si reggono grazie a flussi turistico culturali Oggi la scelta è tra una tassazione che comprometterebbe tale inestimabile patrimonio di cultura, o il sostegno alle ville perché siano volano di rilancio dell'economia locale, promuovendole come mete turistiche, luoghi di eventi, per ospitare imprese agricole e artigiane, o, più in generale, come scrigni d'arte, in ogni caso come fonte di occupazione. La stessa Unione Europea, del resto, incentiva l'apertura al pubblico degli immobili storici. A tal fine per le ville venete è stato avviato un importante piano regionale pubblico-privato, in cui la nostra associazione è fortemente impegnata, in stretta collaborazione con le istituzioni Si chiede pertanto di limitare gli interventi all'aggiornamento dell'aliquota e degli estimi, conservando invece il regime previdente e cioè l'art. 2, comma quinto, D.L. 1993, n. 16 (che basa l'imponibile ex Ici sulla minore tariffa d'estimo nella zona censuaria), norma tuttora non abrogata, e la tassazione catastale-forfetaria dei redditi, ovvero la non rilevanza ai fini Irpef sulle entrate percepite dagli affitti delle Ville. Confidiamo che l'elevato profilo tecnico dell'attuale Governo sappia cogliere le prospettive offerte dalla tutela e dalla valorizzazione delle Ville Venete. Presidente Associazione Ville Venete