Roma, primo pomeriggio, Colosseo. Beccatevi 'sto film in costume che sembra uscito dall'Italia degli Anni Cinquanta. A proposito: dicono che siamo nel 2012, mese di aprile. Europa unita, globalizzazione. Governa Monti, il tecnocrate. Si fa tutto per Internet. Si parla inglese. (...) (...) Urla il passante: «Aoh, e quanti cacchi, 'sti centurioni. E chi si credono d'essere, Giulio Cesare?». Replica il centurione: «Sto pezzo di merda». Anche il passante è di Roma: controreplica vietata ai minori. Però, lady Centuriona è innocente. Decine di turisti osservano e scattano foto. Sorridono. Roma, Capitale d'Italia, anno di grazia 2012, sempre lo stesso di prima, siamo solo dodici righe più sotto dell'incipit, mica un secolo dopo. E nel 2012 è andata così: Comune e Sovrintendenza hanno detto che il Colosseo è un luogo importante, artistico, vanto della città. Pare che sia noto in tutto il mondo. Ogni tanto, Comuni e Sovrintendenze dicono l'ovvio. E hanno aggiunto che i centurioni che da anni stazionano là sotto in attesa del turista giusto devono andare via. Decoro urbano. Sapete com'è: il Colosseo è bello, anche se un po' malridotto e bucherellato, non può essere macchiato dai centurioni figuranti, molesti, affaristi e chissà quante altre cose ancora. Ma loro se ne fregano del Colosseo, la cartolina d'Italia, il monumento simbolo. Loro si sono arrabbiati, hanno protestato, si sono arrampicati sul monumento, hanno raggiunto il secondo anello e hanno esposto striscioni di protesta. Erano centurioni figuranti, mica Spartaco con i suoi. Li hanno fatti scendere, anche senza grandi difficoltà. I turisti stavano sempre a guardare e a fotografare. Sfilano i centurioni fra due ali di folla. Urla uno di loro: «Lasciatece lavorà, non facciamo niente de male. Gianni, dacce 'na mano». Gianni è Alemannus, magister civium superior. I moderni dicono: sindaco. Ancora urla. Uno spintone, un altro. Ora sono botte. Rissa centurioni-vigili urbani. Un figurante cade al suolo. E' immobile. Occhi chiusi. Bocca semiaperta. Pare morto. Resuscita, riapre gli occhi e controlla il telefonino. Falso allarme, nessuna chiamata. Anche Lavinia deve averlo abbandonato. Centurioni E chi è quello, Claudio? O Ennio? Simul respiciens Caesarem: «Ho-die», inquit, «imperator... (da Cesare, De Bello Civili), «oggi, imperatore, senza dubbio dovrete ringraziarmi o da vivo o da morto...». Figure nobili, battagliere. Storia e mito. Il nostro centurione in testa ha una specie di cresta, un pennacchio spennacchiato che sovrasta un pitale di plastica. Sapete com'è: la vita è cara, l'elmo, quello vero, ancora più caro. E lo "spredde" decolla. Bisogna arrangiarsi. Liviuzzo (cento chili di stazza, capelli bianchi, muscoli da lottatore) ha tunica e gladio. Sempre di plastica. Sotto la tunica, si intravede una moderna t-shirt. E siccome ieri a Roma faceva freddo, non ha i sandali. Caligae romane: li chiamavano così, i sandali. Siamo sempre nel 2012, è aprile e sembra novembre: scarpe da ginnastica, Adidas, un po' sformate. Liviuzzo il truculento si agita e sbraita. Urla intraducibili. Si avverte distintamente uno "stronzo". Spiega che vogliono un tesserino di riconoscimento, una specie di certificazione del centurione doc. Sono disposti ad accettare le regole del Comune, ma vogliono restare al Colosseo. Bontà loro, sarebbero anche disposti a pagare le tasse. Sono antichi romani, il vezzo italiano dell'evasione, ai loro tempi, non esisteva se uno sgarrava, finiva male. C'era la tortura. Poi è venuta Equitalia, che di solito crocifigge, ma solo metaforicamente. Fino a qualche anno fa i centurioni erano sei o sette. Povericristi. Pupazzi per necessità, si facevano fotografare accanto ai turisti. In cambio della foto, poche lire. Folklore. Povertà. Arte d'arrangiarsi. Col Giubileo i centurioni sono diventati legioni. Racconta Gaio Plinio Trentesimo o forse Cinquantesimo, discendente diretto di Plinio il Vecchio: guadagnano una media di tre o quattrocento euro al giorno, reinvestono i guadagni in attività commerciali, comprano case, diversificano l'attività in altri rami d'azienda, guide turistiche (abusive), vendita di souvenir. Dagli Annales di Tacito il Moderno, apprezzato storico del sottobosco romano: l'intera area attorno al Colosseo, banchi, banchetti, botticelle (sono le carrozze trainate da cavalli), tutto è rigidamente controllato. Livio Spa, società specializzata in turismo e affini, ma Plinio e Tacito potrebbero spararle grosse. Sempre dagli Annales: se il turista è sufficientemente ricco, meglio ancora se gonzo, una singola foto può costare anche trenta euro (ma loro dicono: è un'offerta, un regalo, non un pagamento). Si parte da cento, si contratta, si scende, si piange un po', si insiste. E il turista torna a casa spennato. Grazie pitale con pennacchio, anche oggi hai fatto la tua truffa quotidiana. Nei film, Totò et similia, i monumenti li vendevano. Gli spettatori guardavano e sorridevano. Loro i monumenti li fanno fruttare, meglio di Diego Della Valle, restauratore forse sì e forse no. I turisti piangono. Ma Alemanno ha detto basta, non se ne può più, non ci faremo ricattare dai centurioni, o accettano le regole o devono andarsene. Relata refero, egregio sindaco. L'abbiamo raccolta all'ombra del Colosseo. Citazione by Liviuzzo, che non è fesso: decoro, e va bene. E se dessimo un'occhiata anche ai nomadi, ai par-cheggiatori abusivi, alle mille bancarelle? Tu quoque, Alemanno, che tutto conosci. E i centurioni non fanno male, sorvegliano la zona, attirano turisti. Svolgono un servizio pubblico. Non rubano, non svaligiano case. Forse dawero guadagnano giusto ciò che serve per sfamarsi. P.S. Anno di grazia 2012, mese di aprile, flash contemporanei dal Colosseo, l'antico monumento che, assieme al Partenone, è il più noto al mondo. II simbolo dell'Italia, la cartolina. Il pino di Posillipo, al confronto, era un principiante, un bonsai. E Liviuzzo il centurione fasullo, pitale in testa, combatte la sua battaglia. Anno di disgrazia 2012. Disgrazia per tutti. Ma guarda un po' come siamo ridotti: ora, dopo secoli, anche i cenni-rioni danno fastidio. Sono ricchi, fanno affari a palate e sono industriali del turismo. I centurioni, quelli col pitale. Ma vallo a capire, questo Paese.