VENEZIA Il re del nichel «gela» le trattative su Palazzo Grassi. Ieri Ds e Rifondazione Comunista (a firma di Livio Marini e Pietrangelo Pettenò) hanno scritto al sindaco Paolo Costa per chiedergli di non prendere «decisioni irreversibili» prima di aver incontrato la maggioranza e di aver verificato «la percorribilità dell'ipotesi d'ingresso» nell'affare di Angelo Guido Terruzzi, l'imprenditore lombardo disposto ad acquistare il 51 del palazzo di proprietà della Fiat. La trattativa data per conclusa dal Comune già nei giorni scorsiin realtà è tuttora in piedi, perché diversi sono i nodi irrisolti in casa Fiat e sul fronte Casinò. E infatti pronta arriva a Ds e Rifondazione la replica di Costa: «La manifestazione d'interesse espressa dall'imprenditore ha scritto il sindaco è stata presa in seria considerazione e sono in corso i necessari contatti». Alla firma del preliminare fissata inizialmente per martedì scorsomanca ancora qualche tassello: vuoi per l'esigua documentazione inviata da Fiat alla casa da gioco, ancora insufficiente per concludere l'affare. Vuoi per la presenza dei soci privati Skira e Alvise di Canossa disposti ad acquistare «al buio» (cioè senza le necessaria garanzie di Fiat e senza le rassicurazioni sulla futura gestione) rispettivamente il 5 e il 3, vale a dire, in tutto l'8 per cento, ben al di sotto del 20 prospettato fino a qualche giorno fa. Ma vuoi anche per il braccio di ferro sui 14 lavoratori del palazzo: Fiat avrebbe messo nel contratto la clausola che la cessione del palazzo implica la «cessione» di tutti i lavoratori al Casinò; la casa da gioco ribatte che potrebbe mantenere intatti tutti i rapporti di lavoro solo in cambio di uno «sconto» di quasi due milioni sull'acquisto della propria quota. Di questo e del «ribaltone-Terruzzi» i consiglieri della casa da gioco discuteranno oggi in un consiglio convocato per fare il punto sulle trattative, anche alla luce degli ultimi risvolti: già ieri, infatti, il presidente del Casinò, Giorgio Piantini, avrebbe contattato il commercialista di Terruzzi per chiedergli un incontro e valutare la proposta dell'imprenditore. Terruzzi, dall'iniziale 100, sarebbe passato a offrirsi di acquisire l'80 e ora il 51, anche per andare incontro alla volontà del Comune e del Casinò, intenzionati a mantenere il controllo dell'operazione. Se nessuna firma è stata ancora messa, l'affare però già nasce con l'ipoteca di un esposto alla Corte dei Conti del capogruppo di Fi Renato Brunetta. Cauta la risposta del procuratore generale Carmine Scarano: «L'ipotesi prospettata spiega il procuratore manca del requisito dell'attualità del danno. Ciò non toglie che se si dovessero realizzare le condizioni poste nell'esposto, questo potrebbe costituire un'ipotesi d'indagine». Nell'attesa, Brunetta va all'attacco: «Ho bussato a tutte le porte: ministero, prefettura, Fiat, Corte dei Conti ha detto ora tutti hanno in mano gli elementi necessari. È un problema di basi giuridiche e legittimità sul ruolo del Casinò, che non può essere le "partecipazioni statali del Comune". Sara una Waterloo d'immagine». Motivo in più per dare tutto o quasi in mano a Terruzzi? Ds e Rifondazione sono per «minimizzare» la presenza del Casinò, andando sicuramente sotto il 30 per cento. E insistono per inserire il palazzo in un circuito culturale comunale. Ma sull'acquisizione del 49 di qui a qualche mese il sindaco ostenta sicurezza: «Le adesioni fino a ora raccolte ha detto Costa sono pienamente coerenti con gli impegni da me presi in maggioranza». Quanto al ruolo di «traghetto» della Casinò sulle quote che verranno acquistate, il sindaco richiama gli alleati all'ordine: «Sono obiettivi comuni».