Pubblichiamo per esteso l'appello sulla sorte della Biblioteca dei Girolamini che è stato indirizzato al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi. Nel pezzo qui a fianco, le prime delle oltre cinquecento firme che l'appello ha raccolto tra gli intellettuali italiani. Della Biblioteca dei Girolamini e della sua direzione si è occupato nei giorni scorsi questo giornale. Signor ministro, le scriviamo a proposito dello stranissimo e increscioso affare che riguarda l'attuale direzione della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli, una delle biblioteche storiche più gloriose d'Italia, nata dalla passione culturale della congregazione di San Filippo Neri. Per volontà di Giovan Battista Vico, in essa confluirono i libri di Giuseppe Valletta: pegno vivo di una stagione in cui Napoli era un crocevia del pensiero filosofico europeo e vera capitale della Respublica literaria universale. Dopo le enormi perdite e trasformazioni di altri fondi librari avutesi nell'Ottocento, Napoli possiede ormai quest'unico esempio particolare di biblioteca pubblica di origine preunitaria, magnificamente coerente nell'architettura e nelle raccolte in essa ospitate: un organismo che un tempo si affiancava perfettamente alle biblioteche universitarie e alla Nazionale, così come avveniva e avviene in altre antiche capitali italiane, dove però le analoghe biblioteche di origine conventuale, principesca o erudita sono state meno decimate, e svolgono tuttora una funzione preziosissima (si pensi all'Angelica, alla Casanatense, alla Corsiniana e alla Vallicelliana di Roma, o alla Laurenziana, alla Marucelliana e alla Moreniana di Firenze). Purtroppo le conseguenze drammatiche, mai piante a sufficienza, del terremoto del 1980, hanno contribuito massicciamente a far uscire i Girolamini dall'orizzonte culturale, e prim'ancora dal vissuto quotidiano, della cittadinanza napoletana, con i suoi numerosissimi intellettuali, studiosi e studenti. E ciò spiega perché, nella distrazione ormai consolidatasi, sia cominciata una vicenda come quella che è adesso in corso, e che siamo qui a denunciarle. Le chiediamo come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l'avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo. E perché questa scelta sia stata fatta in un Paese e in un'epoca affollati fino all'inverosimile di espertissimi paleografi, codicologi, filologi, storici del libro, storici dell'editoria, bibliotecari, archivisti, usciti dalle migliori scuole universitarie e ministeriali, e finiti sulle strade della disoccupazione o della sotto-occupazione (call centers, pizzerie, servizi di custodia). Le chiediamo inoltre di spiegarci come mai Marino Massimo De Caro, sebbene del tutto estraneo al mondo della biblioteconomia e della funzione pubblica, abbia avuto e abbia comunque curiose implicazioni con i libri, che lo portano tuttavia nel mondo del commerDue mmagini dei Girolamini A fianco. la biblioteca cio, facendo emergere fin qui sempre e soltanto episodi degni di essere vagliati non da una commissione di concorso, ma dalle autorità giudiziarie (sia pure con l'auspicio dell'innocenza). Le chiediamo inoltre come mai una figura dai trascorsi così poco chiari e poco chiariti sia stata messa a capo di un istituto che oggi come non mai ha bisogno, tutt'al contrario, non solo di una guida ferrea e irreprensibile, ma di un rappresentante ben facile da trovare che respinga ad anni-luce da sé i sospetti di ogni collegamento con quelle gravissime perdite più o meno recenti del loro patrimonio librario che i padri filippini per primi denunciano in questi mesi. Le chiediamo infine, nel riconsiderare con molta attenzione la scelta di Marino Massimo De Caro come direttore dei Girolamini (nonché come suo consigliere personale), di voler creare una commissione pubblica d'inchiesta sull'amministrazione passata e recente di questa biblioteca, prima che la memoria storica dei Girolamini rimanga affidata soltanto a una maestosa architettura ferita e umiliata, tragicamente solitaria nel cuore di una rete mondiale di traffici rapaci. I firmatari Francesco Caglioti Gerardo Marotta Nicola Capone (Assise Città di Napoli) Mirella Barracco Augusto de Luzenberger Cesare de Seta Andrea Graziosi Alberto Lucarelli Paolo Macry Paolo Maddalena Giulio Pane Salvatore Settis Giuliano Amato Remo Bodei Marcello De Cecco Ennio Di Nolfo Dario Fo Franca Rame Carlo Ginzburg Tullio Gregory Gioacchino Lanza Tomasi G. Giacomo Migone Alessandra Mottola Mollino (Italia Nostra) Lamberto Maffei Dacia Maraini Stefano Parise (pres. Aib) Adriano Prosperi Stefano Rodotà Raffaele Romanelli Oliviero Toscani Rosario Villari Giuliano Volpe Gustavo Zagrebelsky Francesco Aceto Giovanni Agosti Alessandro Ballarin Guido Bastianini Piero Boitani Lina Bolzoni Luigi Capogrossi Colognesi Costanzo Di Girolamo Bruno Figliuolo Girolamo Imbruglia Adriano La Regina Daniela Manetti Marilena Maniaci Daniele Menoni Massimo Miglio Nicolò Mineo Tomaso Montanari Salvatore S. Nigro Matteo Palumbo Filippo M. Pontani Gabriella Prisco Amedeo Quondam Anna Maria Rao Andreina Ricci Francesca Rigotti Fiorella Sricchia Alfredo Stussi Carlo Vecce Giovanni Vitolo Fausto Zevi e altri. (l'elenco completo in www.patrimoniosos.it)
NAPOLI 500 firme per i Girolamini
L'appello è stato indirizzato al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi. La biblioteca dei Girolamini a Napoli è stata affidata a Marino Massimo De Caro, un uomo senza titoli scientifici e competenza professionale. L'appello denuncia le conseguenze del terremoto del 1980 e le perdite del patrimonio librario. Chiede una commissione pubblica d'inchiesta sull'amministrazione passata e recente della biblioteca. I firmatari dell'appello sono intellettuali italiani. La biblioteca dei Girolamini è una delle biblioteche storiche più gloriose d'Italia, nata dalla passione culturale della congregazione di San Filippo Neri.
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