Miracco, consigliere del ministro dei Beni culturali, sprona Comune e Soprintendenza: i 2 milioni statali ci sono ancora. Ora o mai più. II dibattito sul destino di Palazzo Carciotti si arricchisce di un inatteso sprone a far presto: arriva da Franco Miracco, ieri braccio destro di Galan, oggi consigliere del ministro dei Beni culturali Omaghi e domani, chissà, superconsulente di Roberto Cosolini. Miracco, ieri a Trieste per la presentazione della Settimana della cultura in Friuli Venezia Giulia, scuote tanto il Comune quanto «la Soprintendenza», intesa come direzione regionale dei Beni culturali. Già perché ora si conferma, e questa è una buona notizia, che i soldi promessi da Roma all'epoca del patto fra l'ex sindaco Dipiazza e Roberto Di Paola, allora direttore regionale dei Beni culturali, non sono stati ancora bruciati dalla titubanza assunta dopo quel patto dalla stessa amministrazione cittadina. Stanno sì per andare in fumo, ma se a Trieste ci si muove sono ancora esigibili, assicura Miracco. Non sono denari a palate: si tratta di 2 milioni a fronte di stime che, perla sistemazione integrale del Carciotti, non sono mai scese sotto quota 25. Tanto però basterebbe - secondo lo stesso Miracco - per disporre di un tesoretto di circa tre milioni di euro tale da far partire una volta per tutte i lavori di riqualificazione, poiché a quei due milioni vanno aggiunti i 900mila euro del Comune perla sistemazione del tetto, che in parte - come conferma l'assessore ai Lavori pubblici Andrea Dapretto - saranno dirottati in corso d'opera per la cupola sfregiata dalla bora. «Mi auguro che entro l'anno si potrà aprire il cantiere per Palazzo Carciotti», si sbilancia l'ex braccio destro di Galan a margine dell'incontro pubblico. «L'apertura di un cantiere è un atto di fiducia», approfondisce poi al telefono. Miracco si riferisce ai due milioni messi da parte con fondi Arcus, acronimo che sta per Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo di proprietà del Governo. E chi meglio del consigliere dell'attuale ministro dei Beni culturali può sapere, con esattezza, se i fondi Arcus ci sono ancora? Ci sono, ci sono, dice lui. Ma non c'è più un minuto da perdere: «Esistono ancora, nonostante tutto. Comune e Soprintendenza devono inviare al più presto un progetto a Roma, all'ufficio Arcus. Tre milioni non sono ovviamente molto, ma non sono neanche poco». Proprio perché mettono in moto un meccanismo mirato a recuperare «il perno della vita culturale di Trieste, e non solo quella vista la vastità del contenitore», verso il quale «far convergere gli interessi anche di altri soggetti». Ma bisogna cominciare: «Serve la volontà di arricchire strutturalmente la città, che è poi la filosofia che sta alla base dei fondi Arcus». Trieste batti un colpo, sembra voler dire Miracco. E Trieste - giura Andrea Dapretto da assessore ai Lavori pubblici - un colpo lo batterà. Ma sui tempi l'amministrazione Cosolini non vuole sbilanciarsi in previsioni così ottimistiche come ha fatto colui che un domani potrebbe farle da consulente: «Nei giorni scorsi - così Dapretto - abbiamo avuto un incontro con il direttore regionale dei Beni culturali Martines, per cui sapevamo che il finanziamento era ancora in vita. Svilupperemo un progetto quanto prima, ma se riusciremo ad aprire il cantiere entro l'anno non lo so. Certo la prima fase servirà anche per una verifica precisa di come sta il Carciotti anche sotto il profilo statico, di come stanno in altre parole le sue fondazioni su palificazioni in legno. Diventerà anche un cantiere della conoscenza. Dopodiché dice bene Miracco quando parla di fiducia. Ritengo serva appunto un percorso collaborativo, per rivitalizzare un patrimonio che da soli non possiamo rivitalizzare».