Caduti pezzi di intonaco dalla facciata e giù frammenti delle decorazioni Otto mesi fa l'allarme: «Intervenite alla svelta, perché il complesso di San Marco è sempre più a rischio». A fine luglio erano caduti enormi pezzi di intonaci dalla facciata ed erano venuti giù frammenti in pietra delle decorazioni sopra i portali. Ma oltre a ciò, era sulla situazione strutturale che si richiamava un intervento urgente: «...si intende portare all'attenzione l'aggravamento della situazione statica dell'antico complesso conventuale di San Marco». Il lungo e dettagliato verbale inviato al sindaco Matteo Renzi era firmato da Lia Brunori, in sostituzione del direttore del Museo di San Marco Magnolia Scudieri e da Alessandro Lecchi per la sovrintendente al polo museale Cristina Acidini. Oltre al sindaco, l'accorato appello a intervenire erano mandato per conoscenza ai vertici del Mibac, Roberto Cecchi e Antonia Pasqua Recchia, al direttore regionale del Mibac Maddalena Ragni, alla sovrintendente ai beni architettonici Alessandra Marino e al responsabile dell'Ufficio Unesco a Firenze Carlo Francini. A distanza di tanti mesi, nessuno è intervenuto e nessun intervento è stato neanche messo in cantiere. Nel frattempo sono venuti già altri pezzi da edifici e monumenti sparsi per il centro, da Orsamichele alla Colonna dell'Abbondanza, e si sono aggravate anche le condizioni della basilica della Santissima Annunziata, che sembra soffrire essenzialmente dello stesso male di San Marco: le vibrazioni provocate principalmente dagli autobus, continuamente in transito davanti alle due chiese e ai due complessi storici. «Già da anni si è potuto constatare come questa situazione interferisca negativamente con la staticità degli edifici scrivono la direzione del museo e la sovrintendenza a causa delle continue vibrazioni provocate dal transito dei mezzi pesanti e degli effetti della decellerazione ed accelerazioni di questi. Va precisato che l'intero complesso di San Marco manifesta una fragilità particolare non solo per la vetustà delle strutture architettoniche, che risalgono al Tre e Quattrocento, ma anche per la peculiare tipologia costruttiva che vede gli edifici aggregati fra loro in modo non sufficientemente solidale». Se a ciò, si spiega, viene aggiunto il continuo tremolio provocato dai bus di linea e turistici, non c'è da stupirsi qualora la stabilità dell'edificio peggiori di giorno in giorno. Che la questione sia serio lo dimostrano i precedenti. Basti ricordare che nel 1989 ci fu il crollo di un pavimento nel corridoio sul da primo piano del museo. Nel 2007 invece venne giù l'intonaco dal soffitto di una stanza del sotterraneo dal lato di via La Pira. Nel documento inviato al sindaco non si nasconde certo la gravità dei fatti e si precisa: «Dopo questi episodi di crollo è stato attivato un monitoraggio costante del quadro fessurativo dell'edificio muse-ale che risulta in fase di ampliamento, nonché del comportamento delle antiche travature lignee di copertura, i cui risultati stanno destando legittime preoccupazioni». Infine l'aspetto della tutela più prettamente artistica. Anche se il problema principale sembra essere quello di evitare il crollo dell'immobile, ci sarebbero poi gli effetti del traffico «dannosi per la conservazione delle superfici decorate, prodotti dall'emissione dei gas di scarico in così alta concentrazione». Nell'agosto del 2011 si confidava quindi nell'attenzione che il sindaco avrebbe voluto riservare al problema e si rimaneva «in attesa di conoscere quali provvedimenti si vorranno adottare per impedire la progressione del processo di degrado di un monumento unico al mondo». Ancora nessuno ha mosso foglia.