Nel cuore di Siena due secoli di meraviglie Un tesoro inestimabile di opere d'arte è rimasto chiuso per duecento anni nelle stanze inaccessibili di un grande e ombroso palazzo gotico nel cuore di Siena: entrare nelle stanze e nei saloni di quello che fu Palazzo Marescotti, poi Piccolomini, e oggi sede della prestigiosa Accademia Musicale Chigiana è un po' come affrontare un viaggio in una sorta di stratificazione «geologica» della rappresentazione artistica, attraverso epoche e stili che rispecchiano l'eclettismo e il gusto eccentrico del collezionismo del XVIII secolo. Dipinti, fondi oro, statuette, bassorilievi, disegni, antichità etrusche e romane, maioliche, manifatture in avorio, legno e pietre dure, bronzi, mobili preziosi, vasi cinesi, pregiate tappezzerie: la raccolta ideata nel 700 dal nobile Galgano Saracini, che aveva personalmente allestito nella sua dimora quel «vago e superbo museo», custodisce in particolare dipinti di scuola senese (sono circa 1200 i quadri della collezione) intorno ai quali ruota una mostra (Oltre la scuola senese. Dipinti del Seicento e del Settecento nella collezione Chigi Saracini), allestita nelle sale terrene del palazzo. Si tratta di nature morte, battaglie, marine, paesaggi, ritratti (tra i quali, due celebri quadri di Salvator Rosa e il Gentiluomo di Bernardo Strozzi), allegorie sacre e mitologiche realizzate in molti casi su rame, alabastro, pietra paesina, marmo. Elementi raffinati che si ritrovano accanto ad altri pregiati materiali in tutta la collezione Chigi Saracini, distribuita in ambienti austeri, i primi, drappeggiati di tendaggi oro e porpora, dedicati a maestri della pittura (Sassetta, Botticelli, Brescianino, Sano di Pietro) e altri, sontuosi, intitolati a grandi musicisti (Scarlatti, Boccherini, Vivaldi, Pergolesi, Monteverdi, Casella), nella galleria allestita con una nuova illuminazione. «C'è aria nuova all'Accademia: è un momento storico», spiega il direttore artistico Aldo Bennici. La «girandola» fantasmagorica si snoda a destra, e subito si incontra la Adorazione dei magi di Sassetta, pittore della fine 400; poi, in successione, dipinti della scuola del Botticelli, manifatture fiorentine, cofanetti, terrecotte, un'amena Argentinità, statuetta di danzatrice che ruota vorticosa nelle sue vesti; una Crocefissione e il San Sebastiano del Brescianino. La passione musicale si manifesta, invece, con il pianoforte appartenuto a Listz, giunto qui da Roma, sottratto a una confisca ai danni di ebrei. E inoltre, con la minuscola tabacchiera-spartito che ispirò Ottorino Respighi per la Suite della tabacchiera. Ci sono poi i preziosi mobili di Agostino Fantastici, con un Vasari accanto al letto. Il cinquecentesco capolavoro su tavola del Beccafumi, lo Sposalizio mistico di S.Caterina da Siena, è nella Galleria Saracini, accanto a un Sodoma e a preziosissime maioliche. Proseguendo, ci si imbatte in alcuni Casolani, in un pregiato calamaio trapanese in corallo; nei capolavori di Rutilio Manetti - il Caravaggio senese - nei bassorilievi di Francesco Giorgio Martini, fino all'Aula Pergolesi, che conserva ancora lo stesso allestimento voluto da Galgano Saracini. È questa la sala più ricca di opere, acquisite in gran parte dal patrimonio ecclesiastico finito nel mirino delle soppressioni nel '700. Poi, in gran finale, lo studiolo, minuscolo angolo privato, «scrigno» segreto degli oggetti più preziosi della collezione Chigi Saracini.