FOGGIA - Altro che palazzine ad impatto ambientale nullo. Rodiè l' ennesima località garganica in cui la procura di Lucera ha sequestrato un ecomostro, anzi un gigante da ben 21mila metri quadri con 48 appartamenti ed altrettanti box auto, in pieno Parco Nazionale del Gargano e senza le dovute autorizzazioni. Il procuratore capo Domenico Seccia e il sostituto Alessio Marangelli non si fermano dopo i numerosi sequestri tra Peschici e Vieste, ma rilanciano su Rodi e pare che la lunga serie di denunce non sia terminata, anzi l' affaire sembra diventare sempre più consistente. I sigilli alle otto palazzine a Rodi in località "Fontanelle", in mezzo alla macchia mediterranea e con una vista mozzafiato sul mare sono stati posti dai carabinieri del Noe di Bari e dai colleghi della compagnia di Vico del Gargano. Il cantiere prevedeva 48 appartamenti con box annessi, nonché la realizzazione di aree di verde pubblico, strade e parcheggi, per un valore complessivo di venti milioni di euro. Come era accaduto la scorsa settimana sulla litoranea tra Peschici e Vieste, in cui la forestale aveva sequestrato 40 unità abitative, anche a Rodi il permesso a costruire da parte del Comune era stato accordato, ma era privo dell' autorizzazione paesaggistica obbligatoria da parte dell' ente parco.E si tratta di costruzioni in appalto, che solitamente prevedono una riunione preventiva in commissione edilizia a cui sia presente anche un membro del Parco del Gargano. Otto persone risultano indagate: si tratta di cinque responsabili delle ditte costruttrici, l' ingegnere direttore dei lavori e i due responsabili dell' ufficio tecnico del Comune di Rodi. Il progetto iniziale prevedeva edilizia economica e popolare ad impatto ambientale pari a zero: molti di questi appartamenti sono stati acquistati come prima casa da cittadini rodiani, ma anche come residenza per la villeggiatura estiva. Oltre alla mancanza di tutte le autorizzazioni, il Noe ha constatato che i materiali di risulta degli scavi erano stati depositati in un' area comunale di 5000 metri quadri già sottoposta a sequestro preventivo. In pratica i detriti sono stati ammassati sulla macchia mediterranea, causandone la distruzione e la modifica del pendio della collina su cui sorge l' ecomostro. Con il suolo innalzato, l' impatto visivo è una vera e propria violenza all' interno della riserva naturalee il pericolo di smottamenti è reale. Secondo il capitano Angelo Colacicco, che dirige il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri di Bari, «è stata scoperta una fitta rete di connivenze tra costruttori privati e istituzioni, culminate con la concessione di permessi edilizi completamente abusivi. Costruire nel parco è un' operazione volutamente articolata e complessa - ha detto Colacicco - ma il Noe e la procura sono riuscitia sbrogliare la matassa:è certo che il meccanismo fosse quello di eludere con artifizi e raggiri il parere dell' ente parco del Gargano. Il problema è che le costruzioni sotto sequestro provengono da appalti e questo potrebbe significare che c' è l' interesse di enti economici forti, che vogliono mettere le mani su un' area naturalistica così bella come quella garganica». Dieci giorni fa la procura di Lucera ordinò il sequestro di una strada abusiva aperta per collegare la litoranea alla spiaggia peschiciana di Zaiana, che dagli anni ' 50 è famosa per la sua inaccessibilità. Qualcuno aveva utilizzato una ruspa e indisturbato aveva distrutto macchia mediterranea a roccia per farsi strada. Sigilli anche a quaranta abitazioni, sia private che appartenenti a villaggi turistici tra Peschici e Vieste, nelle località Calalunga, Arenazzo, Valle Scinni, San Nicola e Manacore: secondo il coordinamento di Monte Sant' Angelo del corpo forestale di Stato, anche in quel caso i loro proprietari erano in possesso del permesso del Comune di Peschici, documento però privo dei pareri propedeutici del Parco Nazionale del Gargano e della sovrintendenza ai beni culturali ed archeologici. Strade, piscine, muretti di contenimento, bungalow, in molti posti del Gargano basta volerli e si costruiscono, in barba alle leggi, all' impatto ambientale, ad un territorio martoriato nel 2007 da un incendio che distrusse tutto il bosco tra Peschici e Vieste e che, in non pochi casi, è stato l' occasione per costruire piccoli ecomostrio per scoprirne altri prima nascosti dalla macchia mediterranea.