È tornato dal Duomo (dove, novità del rito, quest'anno è stato acceso il fuoco) in Ss. Apostoli con alcune parti fuse Becattini: «Va restaurato e la responsabilità non è nostra» FIRENZE. Il braciere porta-fuoco che dal Quattrocento, la mattina di Pasqua, custodisce il fuoco che dà avvio allo Scoppio del Carro «è gravemente danneggiato». Questo braciere, con il fuoco del quale domenica il cardinale Giuseppe Betori ha acceso la miccia della colombina, è tornato assai malconcio dal Duomo nella chiesa dei Santissimi Apostoli, sua sede storica. «Alcune parti dorate sono rimaste senza oro, in certi punti l'argento è stato visibilmente fuso», in tre parole «va tutto restaurato», sottolinea ancora il ministro dei Santissimi Apostoli, Luciano Becattini. Forse il braciere ha preso fuoco? O forse è stato esposto per troppo tempo vicino a una fonte di calore eccessivo, come ad esempio il fuoco stesso che bruciava all'interno? Oppure, è successo qualcos'altro? Chi lo sa, saranno gli esperti a stabilirlo. Fatto sta che una preziosa opera di oreficeria fiorentina del Quattrocento è stata vittima di un danno rilevante. «Avvertirò subito la Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Firenze, in particolare la dottoressa Matilde Simari, e mi immagino già la sua reazione, sarà arrabbiatissima di fronte a questo scempio», sottolinea sconsolato Becattini che aggiunge: «Quello che mi preme dire è che la responsabilità non è nostra, evidentemente è successo qualcosa di storto in Duomo, forse c'è stata un po' di leggerezza». Proprio quest'anno, era stato deciso un cambio di rito per lo Scoppio del Carro. L'accensione del fuoco con le tre pietre del Santo Sepolcro portate a Firenze, secondo la tradizione, da Pazzino de' Pazzi dopo la crociata del 1099, è stata spostata dalla mattina di Pasqua nella chiesa dei Santissimi Apostoli alla Notte del Sabato Santo in cattedrale. Un cambiamento spiegato dalla Curia fiorentina con la volontà di «recuperare il significato più profondo del rito». Il fuoco acceso quindi sabato scorso è stato «riposto» nel braciere dove dovrebbe essere stato acceso per tutta la notte, cosa che non avveniva in precedenza. Fatto sta, che il braciere quattrocentesco, fatto di vari metalli tra cui stagno, argento, oro ha riportato danni e anche alcuni fedeli che ieri pomeriggio si trovavano a passare dalla chiesetta a due passi dal Ponte Vecchio apparivano increduli. Una chiesa, quella dei Santissimi Apostoli, che potrebbe risalire a tempi antichissimi: una targa sulla facciata ne farebbe risalire la fondazione addirittura all'anno 800, alla presenza di Carlo Magno e del Paladino Orlando. In realtà gli storici dubitano di questa antica iscrizione, risalente a qualche secolo dopo i presunti fatti, e datano più coerentemente la fondazione della chiesa attorno alla fine dell'XI secolo. La facciata è in un semplice stile romanico con un portale cinquecentesco più tardo, attribuito al pistoiese Benedetto da Rovezzano. Si affaccia sulla piccola Piazza del Limbo, così chiamata perché anticamente ospitava un cimitero per i bambini morti prima di essere battezzati, i quali, come descrive anche Dante nella Divina Commedia, rimanevano in una zona indefinita del mondo ultraterreno chiamata appunto limbo. Una piccola torre campanaria è stata eretta da Baccio d'Agnolo nel XVI secolo. Circa un secolo prima, venne realizzato questo prezioso braciere che adesso «piange».