Cossali: non devono rinunciare al protagonismo nella cultura ROVERETO. Trento e Rovereto, una progettualità comune per la cultura, per valorizzare le proprie potenzialità e le possibili sinergie. Come non essere d'accordo? Ma Mario Cossali coglie la palla al balzo per spingere il discorso un po' oltre la retorica e i luoghi comuni. «Dopo che Trento - sostiene Cossali - ha di fatto rinunciato alla Galleria Civica condividendo con la Provincia una non meglio chiarita "fusione" nel Mart, le istituzioni culturali di Trento sono tutte provinciali: Santa Chiara, Buonconsiglio, Museo Storico, Muse. A Rovereto c'è il Mart, una struttura provinciale, a fianco di tre strutture: due ancora comunali, il Teatro Zandonai e il Museo Civico ed una gestita da una libera società in uno stabile comunale, il Museo Storico della Guerra. Ma il Museo Civico si sta avviando verso una Fondazione, nella quale sarà fondamentale anche il ruolo della Provincia, il Teatro Zandonai è con un passo nel S. Chiara, visto che Rovereto è già rappresentato nel suo consiglio di amministrazione, il Museo della Guerra auspica una presenza più corposa della Provincia». La crisi economica e la consequenziale riduzione delle risorse pubbliche ha sortito un effetto: «Complice fondamentale il periodo di vacche magre che stiamo attraversando e che non si annuncia provvisorio, il "risveglio" culturale delle due città rischia di corrispondere ad un progressivo consolidamento ed ampliamento della cabina di regia provinciale. Allora - argomenta Cossali - bisogna essere chiari, mettersi d'accordo: senza la Provincia non si va da nessuna parte, ma i due Comuni non possono rinunciare al lo- ro protagonismo in campo culturale. Prima di tutto riservando comunque con più coraggio alla cultura un posto di riguardo nei bilanci, facendosi carico responsabilmente di ricercare in proprio tutte le alleanze possibili con altri enti, con privati e quant'altro. Poi, mettendo donne e uomini di riconosciuta competenza negli organismi aperti alla loro partecipazione, infine proponendo programmi ed iniziative di lungo respiro, che interessino tutto il territorio provinciale, ma andando anche ben oltre». In sostanza, se Trento è regista di cultura, deve credere nel proprio ruolo, dando autonomia e risorse adeguate agli interpreti migliori.