Era stata una mobilitazione praticamente planetaria e le adesioni era arrivate, una via l'altra, dai più prestigiosi dipartimenti di Storia dell'arte, allertati dal tam tam dei colleghi italiani: a Firenze stanno vandalizzando un affresco del Vasari, per cercarne un altro di Leonardo. La severa Procura fiorentina ha richiesto, nei giorni scorsi, l'archiviazione dell'accorata denuncia che Italia Nostra, forte di tanta crescente indignazione, aveva presentato: "Alessandra Mottola Molfino espone i seguenti fatti perché Ella voglia valutare se in essi siano ravvisabili profili penalmente rilevanti», recitava l'atto presentato dalla presidentessa in persona. Matteo Renzi, sindaco piddino della città, e bersaglio dell'iniziativa, può tirare il fiato: non lo processeranno per aver «vandalizzato» il grande artista rinascimentale: tutto si sta svolgendo con le necessarie autorizzazioni e sotto il controllo dell'Opificio delle pietre dure, struttura di restauro della Sovrintendenza. Per la damnatio accademica, diffusa via Internet, ci sarà invece ancora un po' da fare. L'intendimento della magistratura è però una sconfitta per l'agguerrita compagine di intellettuali pronta a firmare appelli a difesa del paesaggio e dell'arte, in ogni palmo d'Italia, fornendo a tutti i nimby nostrani - quelli che gli inglesi definiscono con l'espressione «not in my back yard», non nel mio giardino, e che si oppongono a ogni opera pubblica a casa loro d'avallo dell'alta cultura. Uno stop a Salvatore Settis, calabrese di Rosarno, classe 1941, archeologo di fama, direttore di quella Normale dove si era formato, e già presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, dal quale s'era dimesso in polemica con l'allora ministro Sandro Bondi. Ma anche un altolà allo scalpitante del gruppo, Tomaso Montanari, fiorentino, 42 anni, normalista, docente di Storia dell'arte alla Federico II di Napoli (per ora solo associato ma si farà) e figlio d'arte, essendo il padre ordinario di storia mediavale nella sua città. Attivissimo sulle colonne de Il Fatto, per il quale cura anche un blog, lo studioso firma anche, e simultaneamente, per l'edizione campana e quella fiorentina del Corsera. Era stato proprio lui, con un durissimo articolo sul giornale di Marco Travaglio a sollevare il vespaio del Vasari a rischio. Lui ad attaccare a testa bassa Renzi e il suo assessore alla Cultura, Giuliano da Empoli, per aver messo in piedi l'operazione con i divulgatori del National Geographic (anche generosi sponsor dell'iniziativa) e studiosi italiani (ma di atenei americane) anziché con gli eccellentissimi dipartimenti universitari del Bel Paese, «non si può fare cultura senza le professionalità della cultura., aveva scritto indignato. Contro l'idea di marketing territoriale, contro la deriva museale, contro l'obbrobrio dei «giacimento culturali», in cui è insita la bestemmia del dell'arte come petrolio d'Italia, contro la «mercificazione del patrimonio» vale a dire l'arte che produce addirittura reddito, Montanari s'era già più volte pronunciato, con vibrante passione civile. In rete circola ancora il video di un suo intervento a Firenze, a un convegno organizzato sulla conservazione nel novembre dello scorso anno. Una invettiva cui non si risparmiava il governatore democratico della Toscana, Enrico Rossi, per aver imposto la costruzione dello stabilimento industriali della Laika camper che minacciava, in caso contrario, di lasciare il Fiorentino spostando per intero uno scavo etrusco rinvenuto durante i lavori, e il vendoliano Pietro Folena, per essersi messo nel business artistico e di praticare, con la sua associazione, Metamorfosi, i prestiti di opere da un museo all'altro: «Come molte persone che in Italia non sanno più come fare, Folena si è rivolto alla storia dell'arte», aveva chiosato Montanari. Ora, fallita l'operazione Vasari, gli indignados della cultura nazionale, si concentreranno sul fronte padovano, dove minacciato è Giotto, altro che Vasari. Nella città del Santo, Settis ha già firmato l'appello dell'ex-consorte Chiara Frugoni, giottista insigne, per scongiurare la costruzione dell'auditorium a poche centinaia di metri dalla cappella degli Scrovegni. Opera che, assicura la coltissima schiera di intellettuali, sponsorizzati anche qui da Italia Nostra, sottoporrà gli affreschi addirittura a un pericolo «idro-geologico". Montanari ha già sottoscritto e già mobilitato il Fatto. Il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, Pd anche lui, è avvisato.