La prima cosa che viene da scrivere sui cosiddetti ceni turioni è che, in realtà, sono un'armata brancaleone, un'armata cenciosa e triste, improbabile in quell'abbigliamento cucito alla meglio da madri pazienti e mogli rassegnate, con le spade di legno e gli elmi buoni solo per una carnevalata penosa. I centurioni infestano la zona che sta intorno al Colosseo e certi si spingono, in una avanscoperta assai poco marziale, grondanti sudore d'estate e maledicendo il freddo d'inverno, lungo via dei Fori Imperiali, fin sotto il Vittoriano. È uno spettacolo patetico vederli attirare l'attenzione dei turisti, gesticolare, implorare una foto-ricordo esprimendosi in un romanesco stretto che subito diventa comico, farcito com'è, nell'impresa di renderlo comprensibile, di qualche parola inglese. C'è però da aggiungere che questa ignobile sceneggiata, irrintracciabile davanti ai musei e ai monumenti del resto d'Europa, da Londra a Parigi, da Barcellona a Vienna, va avanti ormai da anni, è diventato un lavoro, uno schifo di lavoro che autorizza questa banda di centurioni in maschera a definirsi, abbastanza legittimamente, artisti da strada, non certo con il rango di un giocoliere o di un mimo, ma con quello di disoccupati che si sono inventati un modo per arrivare alla fine del mese. Lo scorso agosto, per il Corriere, ne intervistai uno, Alessio Di Porto, di anni 28, e mi raccontò che arrivava a guadagnare circa mille e duecento euro al mese: una cifra completamente in nero, ma alla quale, lasciò intendere, doveva sottrarre la tangente destinata ai gestori del racket, guide turistiche che, da tempo, gestiscono e controllano ogni genere di commercio e attività illecita intorno a ciò che, inizialmente, era conosciuto come l'Anfiteatro Flavio. L'intervista, il suo gravissimo contenuto, avrebbe dovuto far sobbalzare il sindaco Gianni Alemanno, ma dal Comune non giunsero reazioni (c'è da dire che, in quel periodo dell'anno, il sindaco è di solito già sulla via di Cortina, perfettamente in ghingheri, con gli scarponcini e la giacca da scalatore; divisa che, come ricorderete, ebbe modo di sfoggiare anche un paio di mesi fa, qui a Roma, nei memorabili giorni della nevicata). Comunque ancora per un anno il problema dei centurioni è stato ignorato: e oggi, mentre la Soprintendenza pone con decisione un giustissimo problema di decoro, la nervosa armata, dopo essere salita nei giorni scorsi sul Colosseo, salirà minacciosa in Campidoglio. È improbabile che Alemanno possa accoglierla, e sperare di cavarsela, pure stavolta, affermando che si tratta di un'altra «emergenza imprevista». Dovrà invece trovare una soluzione. I centurioni chiedono di essere regolarizzati e di pagare le tasse. Richieste che paiono comprensibili, ed esaudibili. A patto però che questa legione assuma anche un aspetto estetico meno cencioso e un comportamento meno molesto.
Brancaleone al Colosseo
I centurioni, personaggi che indossano abiti cenciosi e maschere, infestano la zona intorno al Colosseo e ai monumenti di Roma, attirando l'attenzione dei turisti con gesti e richieste di foto. Questo fenomeno è stato avvenuto per anni e ha diventato un lavoro per alcuni di loro, che si definiscono "artisti da strada". Uno di loro, Alessio Di Porto, ha raccontato di guadagnare circa 1.200 euro al mese, ma in nero. I centurioni chiedono di essere regolarizzati e di pagare le tasse, richiedendo anche un aspetto estetico e un comportamento più dignitoso.
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