Girolamo Zampieri Già direttore dei musei civici e direttore conservatore del museo archeologico 1944: Padova è occupata dai tedeschi; Carlo Anti, rettore dell'ateneo patavino dal 1932 all'agosto del 1943, è direttore generale delle Arti della R.S.I; il colonnello delle SS Alexander Langsdorff è direttore della sezione per la protezione delle opere d'arte dell'amministrazione militare tedesca. Sabato 11 marzo, fra le 11.30 e mezzogiorno, si registra il quarto bombardamento che demolisce la cappella Ovetari. Alessandro Prosdocimi, allievo di Carlo Anti e poi dal 1949 direttore dei musei civici, porta le prime notizie drammatiche sui gravissimi danni agli Eremitani: «Mantegna perduto. Sventura senza pari per tutto il mondo civile» scrive Anti nel diario di lunedì 13 marzo. La Cappella degli Scrovegni è a due passi, e il pericolo di essere colpita da successivi bombardamenti angoscia tutti. Martedì 14 marzo Anti è in sopralluogo agli Eremitani. L'unica buona notizia è la concessione di 30 milioni di lire per la protezione antiaerea, con cui proteggere il patrimonio monumentale. La Cappella di Giotto è al primo posto, e per essa Antonio Morassi propone una soluzione drastica: lo stacco d'una parte degli affreschi. Anti ha moltissime perplessità per questa proposta e ne ha anche per quella avanzata dall'ingegner Mansutti, segretario del sindacato ingeneri, il quale suggerisce di rivestire la Cappella con una cupola di cemento spessa 4- 5 metri. Martedì 4 aprile sono a Padova i restauratori che devono riferire sulla possibilità di eseguire lo stacco degli affreschi di Giotto e mercoledì 12 aprile si tiene un'importante riunione con alcuni storici dell'arte per decidere come proteggere la Cappella degli Scrovegni. Vivace, ma giudizioso, il confronto che mescola le singole idee per far emergere la soluzione migliore e così matura un compromesso che Anti non giudica soddisfacente, ma la proposta dello stacco degli affreschi viene accettata. Anti resta inflessibile sulla sua posizione che si dimostrerà vincente. «Lo stacco - scrive - è una profanazione. Io mi sarei limitato solo ad una ottima protezione interna, ma non posso oppormi allo stacco. Dio protegga questa sua divina casetta!». Di fatto, però, lunedì 1 maggio i due restauratori, Pelliccioli e Pigazzini, sono ancora a Padova e il primo insiste per lo strappo anziché lo stacco, ma Anti avanza le solite riserve scrivendo: «Volesse il cielo che non si potesse staccare nulla». Il 1944 vola così via sull'onda delle preoccupazioni per le sorti degli affreschi di Giotto, mentre il 1945 segna la fine d'un incubo: gli affreschi, grazie alle eroiche resistenze di Carlo Anti, non vengono staccati dal loro contesto originale. È la vittoria del buon senso, la lezione che ci tramanda il passato. Il futuro pone il dilemma se il presente abbia la forza di conservare quello che è considerato uno dei capolavori dell'arte occidentale. Molta strada s'è fatta dal dopoguerra ad oggi, poiché la Cappella degli Scrovegni ha avuto amorevoli cure fin dagli anni Cinquanta. Ma v'è ancora una parte della Cappella che soffre: è la cripta, di cui s'è tanto parlato in questi ultimi tempi. Acqua e fango umiliano la volta intonacata di bianco e le stelle colorate del soffitto. L'abbandono è inaudito, ma voglio credere alla buona fede d'intervento di recupero della cripta da parte di chi ha la responsabilità e la gestione del complesso monumentale, il cui fiero ottimismo confida e confina la gioia possibile nel fissare anche per la cripta il traguardo conquistato per gli affreschi di Giotto. Si faccia ciò che nel 1818-19 il Podestà fece per i necessari restauri degli affreschi e per ottenere dai Gradenigo la proprietà della Cappella, benché solo nel 1880 il Comune di Padova, dopo lunghe trattative e liti giudiziarie, riuscì ad acquistare l'Arena e la Cappella per la somma di lire 54.921 con l'onere di versamento perpetuo di lire 253,95 annue alla fabbriceria della chiesa degli Eremitani.
Così Giotto fu salvato. Ora bisogna avviare il restauro della cripta
Il testo descrive gli eventi che si sono verificati a Padova durante la seconda guerra mondiale, in particolare la occupazione tedesca della città e gli eventi legati alla Cappella degli Scrovegni. Il colonnello delle SS Alexander Langsdorff è nominato direttore della sezione per la protezione delle opere d'arte dell'amministrazione militare tedesca. Il rettore dell'ateneo patavino Carlo Anti è direttore generale delle Arti della R.S.I e si occupa di proteggere il patrimonio monumentale della città. Nel marzo del 1944, la Cappella degli Scrovegni subisce un quarto bombardamento che demolisce la cappella Ovetari.
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