Era stata pensata come una legge in grado di far ripartire il comparto edilizio. Ma sul nuovo Piano calabrese di settore, che prevedeva la possibilità di aumentare la volumetria di ogni appartamento fino al 20, si è abbattuta la scure del Consiglio dei ministri. Che, nell'ultima riunione, ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge approvata di recente del consiglio regionale calabrese. ECOMOSTRI CO - Tra le motivazioni che hanno portato allo stop del governo Monti c'è il fatto che la legge «consente la sanatoria degli abusi edilizi realizzati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico e introduce previsioni che risultano in contrasto con i regolamenti statali che disciplinano la distanza tra gli edifici, la distanza degli edifici dal nastro stradale ed ulteriori prescrizioni tecniche, tra cui alcune volte a prevenire i rischi sismici». Non si tratta di un fulmine a ciel sereno perché tra i tanti dati a disposizione della Regione ce n'è uno scioccante. Arriva da una ricognizione del 2009 sullo stato degli abusi edilizi sul territorio, quando l'assessore all'Urbanistica era Michelangelo Tripodi. Il dossier registra 5210 costruzioni non in regola (spesso veri e propri ecomostri) sui 700 chilometri di coste calabresi, mediamente uno ogni 135 metri, di cui «54 all'interno di Aree marine protette, 421 in siti di interesse comunitario e 130 nelle zone a protezione speciale», incluse le aree archeologiche. I numeri sono impietosi: descrivono la Calabria come una vera e propria giungla urbanistica. Un territorio senza regole e senza controlli. Il gruppo di lavoro che realizzò il report definì gli abusi «offese al territorio»: un termine molto adatto. Nell'elenco c'è di tutto: anche "ecomostri legali", perché inclusi nei Piani regolatori dei Comuni, o legalizzati dalle varianti. Il record di abusi in provincia appartiene a Reggio Calabria: sono 2093, circa il 40 del totale. Seguono Cosenza (1156 scempi), Crotone (915), Catanzaro (548) e Vibo (498). Le «offese» sono localizzate dappertutto, gli sfregi non risparmiano neppure le aree che dovrebbero fare da volano per il turismo. CITTA' FANTASMA - E non finiscono qui. Perché, accanto ai dati in possesso della Regione, ci sono quelli catalogati dall'Agenzia del territorio. Non sono meno sorprendenti. In questo caso, lo scopo del monitoraggio, effettuato con sistemi satellitari, è quello di recuperare al fisco gli immobili mai dichiarati. Quelli che, per lo Stato, non esistono. Si tratta di un'intera città fantasma (e lo studio, iniziato nel 2007, non si è ancora concluso). Gli ultimi dati disponibili illustrano una classifica del "sommerso" che non fa proprio onore ai contribuenti calabresi. La provincia più dotata di case fantasma è quella di Cosenza, che si piazza al quarto posto in Italia, dopo Salerno (105mila immobili non dichiarati), Roma (69mila) e Palermo (63mila). Fatti due conti, nel nord della Calabria c'è un'intera città che non esiste (almeno per la riscossione delle imposte): 61.672 costruzioni mai dichiarate dai proprietari. E la provincia di Cosenza, la più vasta della regione, si presta a primeggiare, almeno dal punto di vista statistico. La questione cambia completamente se si va ad analizzare il dato dei capoluoghi calabresi. La città dei Bruzi potrebbe persino apparire disciplinata: con "soli" mille immobili fuori legge è la meno "abusiva", battuta da Reggio Calabria (6.327 case fantasma), Catanzaro (3.167), Crotone (2.527) e Vibo Valentia (1.828). I PAESI SCENDONO A VALLE - Mentre sul fronte normativo si cerca di allargare le maglie, versanti franosi continuano a muoversi, incuranti delle norme. Succede dappertutto. La miscela di neve e pioggia calata dal cielo è veleno per una terra fragile come la Calabria. Non ha dubbi sulla questione Mimmo Talarico. Il consigliere regionale dell'Italia dei valori ricorda che quello sul "Piano casa" fu il suo primo intervento di opposizione in Aula, «ma a quei tempi, anche se i paletti posti erano diversi, a portare in aula il provvedimento promosso dal governo Berlusconi, fu la giunta Loiero, con due testi, uno dell'assessorato ai Lavori pubblici, l'altro dell'assessorato all'Urbanistica. Non se ne fece nulla, ma la riedizione della legge è incivile, perché interviene su uno stato difficile della pianificazione. La normativa regionale è ferma, i Piani strutturali dei Comuni hanno avuto una proroga e molti di essi sono costruiti in maniera per lo meno dubbia. Si promuove una nuova colata di cemento in una giungla normativa». Ai giudici della Consulta, in ogni caso, toccherà il compito di accertare se la legge approvata in consiglio regionale rappresenta, per come ipotizzato dal governo, il colpo di grazia a una terra messa già a dura prova dal cemento selvaggio. edizione on line