Appello di Gabriella Carlucci: «L'azienda é sempre stata una struttura limpida ed efficiente. Chiuderla sarebbe un danno gravissimo» Lettera aperta a Monti, Ornaghi e Passera per evitare la chiusura della società creata a sostegno della nostra cultura In questo momento di crisi, è più che mai necessario sviluppare le potenzialità e gli strumenti a disposizione del Paese per consolidare e salvaguardare il patrimonio culturale italiano Signor presidente Monti, signori ministri Ornaghi e Passera, in questi giorni ci si appresta ad adottare un provvedimento con il quale si intende liquidare Arcus, la società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo Spa, che dal 2004 si occupa della gestione di investimenti a sostegno e tutela del patrimonio culturale italiano materiale e immateriale. Fino ad oggi questi investimenti ammontano a circa 600 milioni di euro su oltre 500 progetti, confermando l'importanza della società, che ha riportato ogni suo bilancio in utile, nel panorama nazionale del sostegno ai beni e alle attività culturali. Solo per fare qualche esempio, Arcus ha sostenuto il completamento della parte architettonica del primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea, il MAXXI, importanti restauri e progetti di valorizzazione con istituzioni culturali di assoluto prestigio tra cui il FAI, la Dante Alighieri, la Fondazione Cini. E ancora, il sostegno alla Fondazione Teatro Regio di Parma, grazie a cui sono state possibili le attività programmate per il Festival Verdi e si è permesso di creare le basi affinché la città di Parma si imponesse come riferimento indiscusso per la musica di Verdi, e gli interventi sulla realizzazione delle nuove linee metropolitane di Roma e Napoli, dove i lavori hanno comportato ritrovamenti archeologici, che diventeranno una risorsa da rendere visibile in una sorta di "metropolitana culturale". Le notizie veicolate dai mezzi di informazione, tuttavia, non farebbero riferimento a questi importanti progetti che finora sono stati finanziati da Arcus, ma sembrerebbero invece confermare il fatto che il governo stia valutando una profonda trasformazione della Società che potrebbe portare alla sua liquidazione. Negli ultimi tempi, infatti, molte critiche sono state mosse alla Arcus accusata di essere una «cassaforte dei ministri di turno, ove attingere per elargire a fondo perduto danaro pubblico agli amici», oltre che essere un «colabrodo» che, per mantenersi, dovrebbe sostenere ricche spese di gestione. A una più attenta analisi, invece, Arcus si è sempre voluta proporre come una efficiente struttura operativa in grado di garantire gli interessi dei tre ministeri di riferimento - Economia e Finanze, Beni e Attività culturali, Infrastrutture e Trasporti - favorendo la snellezza del governo dei flussi finanziari affidati alla sua gestione e garantendo le componenti di vigilanza sulla Società. Alla base delle critiche mosse, così come la stessa Società afferma, vi è la necessità di rafforzare il funzionamento di taluni atti di indirizzo ministeriali che governano l'operato della Società, ed è su questo aspetto che il governo potrebbe e dovrebbe agire. Il governo quindi può agire ratificando la nomina del Cda, definendo l'atto di indirizzo della Società e identificando in modo più stringente come sono indirizzate le risorse. Proprio la logica di risparmio e razionalizzazione del denaro pubblico che sottende all'idea di chiudere Arcus arrecherebbe, invece, un danno gravissimo e ferale per la situazione già disastrata della politica culturale del nostro Paese. In questo momento di crisi nazionale e globale, è più che mai necessario sviluppare le potenzialità e gli strumenti a disposizione del Paese per consolidare e salvaguardare il patrimonio culturale italiano, in quanto la tutela della nostra storia e delle nostre tradizioni inevitabilmente alimentano il nostro senso di appartenenza ad un sentire comune. Porre la reale funzione di sviluppo della cultura al centro delle scelte dell'intero governo significa che la strategia, e le conseguenti scelte operative, devono essere condivise dal governo e dai ministeri competenti, in un'ottica di una condivisione dell'assunzione di responsabilità per lo sviluppo. L'Italia può superare la crisi anche favorendo l'affermazione di nuovi modelli di sviluppo fondati sulla valorizzazione e promozione del patrimonio culturale. Per questo è necessaria una risposta politica efficace, che metta la cultura e il patrimonio culturale al centro dell'azione di governo. Per questo motivo vi invito ad esercitare - nei confronti della liquidazione della Società Arcus - il vostro potere di sospensione di adozione della decisione, considerando la bontà delle azioni della Società, le sue potenzialità nel facilitare la sinergia pubblico-privato, la necessità e la capacità, non più rinviabili di creare il nostro futuro.
Salvate il "soldato" Arcus
Riassunto in 200 parole:
Gabriella Carlucci, presidente di Arcus, un'azienda per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, ha scritto una lettera aperta ai ministri Monti, Ornaghi e Passera. Carlucci sostiene che la chiusura della società sarebbe un danno gravissimo per la cultura italiana. Arcus ha finanziato progetti culturali di alto profilo, come il MAXXI e il Festival Verdi, e ha sostenuto la valorizzazione di istituzioni culturali come il FAI e la Fondazione Cini. Tuttavia, le critiche alla società si concentrano sulla sua gestione e sull'idea che sia una cassaforte dei ministri di turno.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo