Riforme. Causi: non ci saranno variazioni. Leo: si andrà nella direzione indicata dalla governatrice Roma Capitale, scontro sulle correzioni. Approvato il secondo decreto, polemica sui trasferimenti alla Regione Enrico Gasbarra: «Bene, ma ora mi auguro che si voglia compiere un ulteriore passo verso la città metropolitana» Alle molte parole di soddisfazione (bipartisan) per l'approvazione del secondo decreto di Roma Capitale, segue, inevitabilmente, la polemica politica. Su un fronte, quello di parte: «Ma Alemanno che oggi esulta per Roma chiede sarcastica la deputata Ileana Argentin, Pd è lo stesso che mangiava la pajata con Bossi?». E su un altro, quello più propriamente «tecnico»: è Renata Polverini, Pdl, presidente del Lazio, a chiedere chiarimenti su tre punti. «La presenza della Regione al Cipe, il patto di Stabilità territoriale e la norma che regola i trasferimenti a Roma Capitale». Eccezion fatta per il primo, equivoco causato probabilmente da un errore di trascrizione, sugli altri si scontrano i due relatori, Pd e Pdl: Marco Causi e Maurizio Leo, entrambi ex assessori di Roma. Per l'uno, le variazioni chieste non verranno accolte. Per l'altro, «si andrà nella direzione indicata dalla governatrice». Per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, «non bisogna fermarsi perché il 90 per cento dei problemi di Roma è nei rapporti con il suo hinterland: è un'area metropolitana. L'istituzione delle Città metropolitane porterebbe alla sostituzione di Comune e Provincia per dar vita a un unico ente di area vasta». Per il sindaco Alemanno «Roma Capitale si fa con un ente più forte ma anche con una maggiore collaborazione con la Regione, che è l'area vasta di Roma. Con questo decreto, però c'è una porta aperta per la realizzazione della città metropolitana». Per il segretario del Pd Lazio, Enrico Gasbarra, «grazie al contributo del Pd si scrive un nuovo capitolo per la Capitale. Mi auguro si voglia compiere un ulteriore passo verso la città metropolitana». Meta, Pd, fa notare che «con Bossi e Berlusconi, il problema non si sarebbe mai risolto». Detto che nel Cipe la Regione c'è, lo scontro è sugli altri due punti sollevati da Polverini. Per Causi la governatrice difficilmente otterrà ciò che chiede: «La norma non fa che anticipare una riforma che arriverà in tutta Italia, scritta nell'articolo 25 del decreto delle liberalizzazioni...». Ribatte Maurizio Leo: «Vero, ma bisogna tenere presente che certe competenze sono attribuite alla Regione in forza della norma costituzionale, che prevale sulla legge ordinaria». Sull'ultimo punto, per Leo «Roma fa parte della Regione, è una città che ne fa parte». Per Causi «non c'è bisogno di alcun decreto correttivo (chiesto da Polverini, ndr), abbiamo già chiesto parere alla ragioneria generale e al Mef, per capire se fosse necessario ricordare le norme sul patto regionale: questioni tecniche e non politiche, e il parere dei tecnici è stato chiaro, non ce n'è bisogno». Articolo 1 Punto d'equilibrio Nella battaglia tra chi voleva togliere funzioni alla Regione e chi puntava a una soluzione «statalista», si è scelto il punto di compromesso: sulle funzioni della legge delega (urbanistica, trasporti) sarà la Regione a trasferire le funzioni al Comune. Se non lo farà toccherà allo Stato provvedere Il Patto A statuto speciale Come le Regioni a statuto speciale, anche Roma potrà quantificare annualmente il contributo al patto di Stabilità. Tra le novità, l'eliminazione dal Patto delle spese «di cui all'art. 1» la quantificazione dei costi della Capitale, gli oneri sopportati per il ruolo previa copertura finanziaria da trovare con la legge di stabilità Fondi nazionali Per fare la metro È una «porta» per arrivare ai finanziamenti importanti: Roma è nel circuito ordinario della programmazione degli investimenti pubblici nazionali e nel Cipe. In sintesi, Roma potrà concordare dei programmi per il finanziamento di opere infrastrutturali di rilevanza nazionale sul territorio romano Opere in volo Diritti aeroportuali E' la facoltà di finanziare i futuri investimenti, compresi nei programmi nazionali sul territorio romano, con l'addizionale sui diritti aeroportuali. Stesso meccanismo per il cofinanziamento degli investimenti nazionali su Roma con il contributo di soggiorno: la quota dei turisti non per spesa corrente ma per costruire metro La sconfitta L'Eur allo Stato Nonostante il massimo impegno (bipartisan) non si è riusciti a ottenere il trasferimento del 90 per cento dell'Eur spa dal ministero dell'Economia al Campidoglio. Tutto rimane com'era, il Comune detiene il dieci per cento. Si rimanda a un futuro decreto con cui lo Stato potrebbe conferire il patrimonio Beni culturali Teatro dell'Opera Per il teatro dell'Opera tutto è rimasto com'era: l'articolo del decreto iniziale è stato abrogato. Motivo, il ruolo del sindaco che secondo la legge è anche presidente del teatro dell'Opera. Quindi, avrebbe vigilato su se stesso. Allo Stato la tutela di Colosseo e beni archeologici. Roma «il concorso alla valorizzazione dei beni storici e artistici»