Pd e Sel critici sulla privatizzazione. E il Pdl chiede una gara Il fronte del no va dalla sinistra ai commercianti Rozza: "Salviamo luso democratico" Palazzo Marino dovrà ottenere unautorizzazione Artioli: "Necessarie garanzie di tutela" È un «bene vincolato dal patrimonio inestimabile», la Galleria. Ed è per questo che sullipotesi di privatizzarne la gestione la Soprintendenza per i beni architettonici e artistici avverte il Comune: «Per farlo serve unautorizzazione del ministero dei Beni culturali, che daremo solo se si assicureranno la sua tutela e valorizzazione». Lo mette in chiaro, il soprintendente milanese Alberto Artioli. Il Comune potrà dire sì allofferta di Altagamma, cartello di marchi del lusso, per gestire il 49 per cento della Galleria solo a condizione che non venga snaturata, che resti «un bene di godimento pubblico» e non venga messa a rischio. Intanto, sullofferta da 450 milioni che il sindaco «si è riservato di approfondire», cresce il gruppo dei critici, anche tra le fila della maggioranza. Per i tutori dei monumenti, loperazione con la quale le griffe del lusso si fanno avanti per realizzare «un centro di attrazione commerciale di design, arte, cultura, moda, ristorazione e prodotti alimentari dedicato alla clientela straniera» è tecnicamente fattibile. Purché il progetto non comporti «una violazione» del luogo. Un esempio: la Galleria, vincolata dal 1976, non potrebbe mai essere chiusa sui suoi sbocchi sul Duomo e in piazza della Scala. «Deve restare un passaggio aperto al pubblico e nelleventuale decreto di autorizzazione verranno inserite tutte le prescrizioni», sottolinea Artioli. Che, a livello personale, si dice «amareggiato» dallentrata di privati in Galleria che è «lidentità di Milano». Quando (e se) ci sarà un progetto definitivo si vedrà. In ogni caso, «non dovrà interferire con il decoro e la conservazione della Galleria», come sottolinea anche Caterina Bon Valsassina, direttore lombardo per i beni culturali e paesaggistici. La proposta è sul tavolo del sindaco: «Adeguare gli affitti per avere canoni che si stimano in 35 milioni lanno per il Comune sulla base del possesso del 51 per cento» delle quote del fondo «a cui conferire il cespite: il 49 per cento delle quote del fondo immobiliare verrebbe messo in vendita con diritto di prelazione per gli attuali conduttori». Ma, dopo i forti dubbi già espressi sulloperazione dal presidente del Consiglio comunale Rizzo, anche Sel si dice contraria. «La Galleria è un bene comune e deve restare un luogo fruibile a tutti - punta i piedi Patrizia Quartieri, consigliere comunale di Sel - Il Comune deve creazre le condizioni perché chiunque possa continuare a sedersi a un tavolino e ordinare una consumazione compatibile con qualunque portafoglio». E ancora: «Se mai si dovessero cedere quote - chiarisce Quartieri - sarebbe auspicabile una gara pubblica». Stesso auspicio da parte di Carlo Masseroli, capogruppo Pdl: «Valorizzare la Galleria anche con i privati va bene ma si coinvolga la città e si faccia una gara internazionale. Non si replichi il metodo Sea di coinvolgere il privato mediante rapporti personali». Carmela Rozza, capogruppo Pd in Comune, invita «la giunta a dare una strategia comune sul patrimonio» e, sulla Galleria, avverte: «Giusto massimizzare i redditi ma deve restare un luogo democratico. E con più vita: diamo spazi alle associazioni, come lAnpi, e affittiamo parte dei mezzanini agli studenti della Scala e del Conservatorio». Il mondo del commercio ribadisce il suo no: «Si vuole trasformarla in una seconda Montenapoleone, ma la Galleria ha unidentità diversa - mette in guardia Giorgio Montingelli, delegato dellUnione del commercio - Non ci piace che le griffe della moda, alcune neanche più di proprietà italiana, facciano sparire questa molteplicità merceologica».