Martedì si conclude a Roma una tra le più straordinarie mostre da tanti anni a questa parte. Per quattro mesi, alla Galleria Borghese sono tornati, dopo due secoli, 64 marmi dei 695 che il principe Camillo aveva ceduto nel 1808 al cognato Napoleone, per 13 milioni di franchi oro; è stata risarcita, temporalmente e in parte, una delle vendite più sciagurate di sempre, che fece esclamare a Ca-nova: «Quella famiglia sarà disonorata in eterno». Sculture ricollocate nelle sale che erano state decorate «per» loro e attorno a loro. Anche un'occasione per studiare a fondo la raccolta, in parte esposta (era in 374 casse) a piano terra, nell'ala Denon, dalla Sala delle Cariatidi a quella del Maneggio; e, con un'altra collezione già italiana, la Campana, forma il nerbo di quella d'antichità greche e romane. Raramente c'è stata, negli ultimi tempi, un'occasione scientifica che legittimasse a tal punto un'esposizione. Studiando per l'evento, si sono perfino scoperte, in un deposito, le quattro aquile che costituivano la base del materasso, creato da Bernini per l'Ermafrodita dormiente (grande ritrovamento del 1618, alle Terme di Diocleziano), esposto dove era: vicino a un Ermafrodita stante (e per pudore non spieghiamo che cosa «stia»), di cui c'è ancora in Galleria l'armadio dove era custodito, normalmente sottratto agli sguardi. E sono stati trovati pure i fasti che erano a coronamento di due famose cornucopie marmoree. E' un vero peccato che questa mostra finisca; non solo per la Galleria, la città e il nostro Paese, ma per la cultura tutta: ha permesso di rivedere in parte come era da villa più bella al mondo», parola di Canova. Ancor più peccato è che parte di questi marmi ritornino in un deposito: non è assolutamente possibile esporli tutti nemmeno per un museo grande come il Louvre. E' già stata chiesta una proroga di un mese per la mostra, come avviene per tante di loro; e alla Galleria Borghese, c'è la coda: gli ingressi sono limitati, per la natura stessa del museo. Certamente nessuno degli otto milioni di frequentatori all'anno di quello parigino (un record) rinuncerà alla visita perché mancano, ma solo provvisoriamente, alcuni di questi oggetti. Però c'è anche la proposta di un lungo prestito per alcuni dei reperti, evidentemente con congrui scambi scientifici: per mostrare almeno una tra le sale, come era nel momento del massimo fulgore. Per faccende del genere, tuttavia, non bastano i direttori dei musei: occorrono accordi politici, a livello più alto dei funzionari; e il ministro francese Frédérique Mitterrand conosce benissimo la realtà romana, anche per averne diretto l'Accademia di Francia. A marzo, è venuto a visitare la mostra, e lo attendeva il sottosegretario dei Beni culturali, Roberto Cecchi: ne avranno parlato? I tempi sono assai ristretti: la chiusura della mostra è ormai alle porte; ma l'occasione non va davvero lasciata sfuggire: anche per mostrare al mondo che, in Italia, la cultura ha qualche progetto capace di valicare l'ordinaria amministrazione; insomma, conta davvero. E non per parlare, esclusivamente ed eternamente, della penuria di fondi e di personale. Il nostro Paese ha stabilito rapporti ottimi con tanti musei americani, che pure avevano comperato antichità scavate dal nostro sottosuolo: è possibile figurarsi che le Alpi non costituiscano una barriera? Sta solo all'Italia di deciderlo: è un altro passo per ricostruirne l'immagine.
ROMA - La Galleria Borghese, il Louvre e una mostra non solo da prorogare
A Roma, la mostra dei marmi della Galleria Borghese si conclude dopo quattro mesi. I 64 marmi, donati da Camillo nel 1808 a Napoleone, sono stati esposti per la prima volta in 200 anni. La mostra è stata una opportunità per studiare la raccolta e scoprire nuove opere, come le quattro aquile di Bernini e i fasti delle cornucopie marmoree. La mostra è stata molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, ma la Galleria Borghese ha dovuto chiudere gli ingressi a causa della grande affluenza. La mostra è stata chiesta una proroga di un mese, ma la chiusura è ormai imminente.
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