Perché tanta enfasi sul Grande Progetto Pompei? Perché ben quattro ministri e il presidente del Consiglio sono venuti a Napoli a presentarlo nonostante gran parte dei contenuti fossero già noti? La spiegazione è in alcuni passaggi degli interventi di Mario Monti e dei suoi ministri. I beni culturali, ha sottolineato il premier, possono costituire un motore di sviluppo, e così Pompei che, «nonostante le sue condizioni, nonostante la scarsa qualità dei servizi offerti, attira in media seimila visitatori al giorno, con punte di ventimila in alcuni giorni dell'anno. Potrebbero essere di più e soprattutto ha rimarcato Monti potrebbero trattenersi sul territorio anziché fuggire subito lontano da esso; potrebbero spendere assai di più per prodotti di qualità; potrebbero innescare processi virtuosi con una gioventù locale che soffre di una gravissima disoccupazione. Ma prima di tutto, affinché uno scenario nuovo si apra, è necessario che Pompei rimanga in piedi». Dal canto suo, il ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi, intervenuto prima del premier, aveva spiegato che Pompei «è un bene dell'umanità», in quanto «simbolo ed emblema. Simbolo di una delle più importanti radici dell'intera cultura occidentale; emblema dell'area di confine tra la vita e la vita che finisce, richiamo continuo tra ciò che temiamo e l'evento imprevisto e imprevedibile». Ma, evidentemente, il Grande Progetto Pompei è anche un po' il simbolo dell'attenzione del governo per il Mezzogiorno e del tipo di intervento che l'esecutivo intende promuovere per il Sud, e per questo costituisce un «prototipo», come ha affermato il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, perché promosso in tempi molto rapidi (grazie anche al lavoro avviato dal governo precedente) e perché è articolato su una serie di «obiettivi misurabili». Il progetto, tuttavia, prevede un finanziamento europeo di 105 milioni e di Pompei ce n'è una sola: non è difficile adottare un'iniziativa con queste caratteristiche come «prototipo»? «No risponde Barca perché si può promuovere un unico progetto per un sistema, per esempio la rete museale. E non è escluso che si possa accedere a finanziamenti europei consistenti. Ci stiamo lavorando». Intanto, l'attenzione è tutta concentrata su progetto dedicato agli Scavi, nei suoi vari aspetti. A cominciare dalla legalità. «Faremo in modo che nemmeno un euro finisca nelle mani della camorra», ha detto il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, in occasione della sottoscrizione del protocollo di legalità contro le infiltrazioni nei bandi per Pompei. «Ogni ditta che lavorerà sul Progetto sarà verificata, anche se svolgerà lavori minimi», ha poi assicurato la ministra dell'Interno Annamaria Cancellieri, che ha anche annunciato la nascita di una sezione specializzata dei Vigili del Fuoco per gli interventi sui beni culturali. Con il protocollo è stato inoltre costituito presso la Prefettura di Napoli il Gruppo di lavoro per la legalità e la sicurezza del Progetto Pompei, coordinato dal prefetto Fernando Guida e composto da Paolo Caputo (in rappresentanza del ministero per la Coesione territoriale), Fabio Carapezza Guttuso (Beni culturali), Jacopo Greco (Istruzione), Tiziana Morgante (per l'Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture) e Mariolina Goglia (che rappresenta la Prefettura partenopea). Il Gruppo di lavoro collaborerà con la Soprintendenza, che sarà la stazione appaltante, nella predisposizione delle procedure di gara e dei relativi contratti, in particolare in relazione all'inserimento di clausole volte a prevenire tentativi di infiltrazione criminale e forme di concorrenza sleale. La Soprintendenza, dal canto suo, dovrà garantire il flusso di informazioni relative alla filiera delle imprese, istituendo entro un mese una banca dati relativa alle verifiche antimafia che essa stessa dovrà richiedere alla Prefettura prima della stipula di ciascun contratto. I primi cinque bandi europei, appena pubblicati, sono quelli relativi ai restauri della Casa del Sirico, della Casa del Marinaio, della Casa dei Dio-scuri, della Casa delle Pareti Rosse e il consolidamento della Casa del Criptoportico. L'importo, in totale, è di circa 6 milioni. Entro luglio 2012 arriveranno gli altri bandi per le «Regiones» maggiormente a rischio, con lavori di protezione degli affreschi e il recupero dei mosaici. Sono già in corso, intanto, le verifiche sulle condizioni di dissesto idrogeologico dell'area che circonda via dell'Abbondanza, dove alla fine del 2oio crollò la Schola Arma-turarum. La spesa complessiva è ripartita in cinque voci: al piano della conoscenza, con rilievi e diagnostica, sono destinati 8 milioni e 200 mila euro; il consolidamento delle opere richiederà 85 milioni, 47 dei quali per il finanziamento di 39 progetti già redatti dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e 38 per opere da progettare; 7 milioni serviranno per l'adeguamento dei servizi per i visitatori (2 dei quali per la comunicazione e la promozione); il potenziamento dei sistemi di sicurezza e di telesorveglianza richiederà 2 milioni; il rafforzamento della struttura organizzativa e tecnologica della Soprintendenza, infine, sarà finanziato con 2 milioni e 800 mila euro. A questi fondi, si aggiungeranno quelli degli sponsor privati, in attesa della lista degli interventi «consentiti». Iniziative certamente utili e ben accette. Ma il ministro Ornaghi ha precisato che «la gestione sarà seria e caratterizzata da precise regole e questo consentirà la sinergia ma non creerà disordine. E comunque il primato assoluto sarà quello dello Stato».