Uno struscio fatto ad arte. Niente chiese, però, per questo Giovedì Santo napoletano del premier Mario Monti. Piuttosto musei teatri. Napoli l'ha lasciato a bocca aperta, trasformandolo in un turista pronto al clic facile. La sua meraviglia, per quanto il flemmatico professore riesca a mostrarla, si è impennata come uno spread (buono, stavolta) quando il tour privato nelle sale borboniche di Capodimonte stava per concludersi. «Me lo faccia dire» ha detto al sovrintendente Fabrizio Vona che quasi si scioglieva dalla contentezza «me lo faccia dire, è proprio il museo più bello del mondo». E non aveva ancora visto la Letizia Bonaparte del Canova. Davanti alla candide membra neoclassiche s'è concessa una delle sue battute fin troppo british: «Ecco, stavo proprio cercando un Canova». Ma quassù, accompagnato da due ministri (Annamaria Cancellieri e Francesco Profumo), dal questore, dal prefetto e dalle autorità di rito, ha trovato di tutto. Certo non ce l'ha fatta a tempo a vedere Caravaggio e tanto altro c'è del siglo de oro barocco napoletano, perché la visita (un'ora quasi cronometrata) si è limitata al primo piano, dove c'è, comunque, moltissimo da ammirare: i maestri di secoli e secoli con capolavori che non trovi neanche agli Uffizi, pressoché concentrati sul Rinascimento. Così, di fronte alla «Parabola dei ciechi» di Pietre Brueghel non ha esitato a tirare fuori il telefonino e fare un paio di scatti, come un giapponese qualsiasi (del resto da là è tornato). Ma pure la Maria Luigia di Spagna del Goya e il Paolo III del Tiziano l'hanno lasciato senza parole. L'«Atalanta e Ippomene» di Guido Reni, grande maestro del Seicento, l'ha conquistato grazie all'analisi del vicedirettore del museo, Umberto Bile che faceva da cicerone. Quando ha ascoltato l'interpretazione dell'opera come la rappresentazione di una fuga musicale barocca ha commentato: «L'ha scoperto lei? La deve scrivere». Per Monti si sono aperte persino le porte dell'Alcova in stile pompeiano che normalmente non è visitabile. E il presidente è rimasto incollato con lo sguardo alle decorazioni. Mentre Vona gli spiegava come tutta la magnifica pinacoteca ha bisogno di una cura costante, minuziosa, specializzata, ha commentato, riferendosi all'assegno di sette milioni appena staccato: «Certo, quei soldi vi fanno tirare un sospiro di sollievo». Lo stesso stupore (che in Monti bisogna intuire dal leggero incurvarsi delle sopracciglia) s'è manifestato nel salottino cinese di porcellana, composto di ben 11mila pezzi e nel Salone Camuccini con le grandi tele di Benvenuti e Hayez e il tavolo di rappresentanza del Nicolini realizzato con i mosaici di Ercolano. A osservarlo, il premier, non riuscivi a scacciare il sospetto che stesse calcolando quanto potrebbe ricavarci come Imu se tutto quel bendi dio di metri quadri non appartenesse già allo Stato. Tele, sculture, arazzi, trittici, arredi, porcellane e presepi per i quali il ministro Cancellieri ha una grande passione. Di fronte a quello settecentesco esposto a Capodimonte le è scappato un «che meraviglia», facendole confessare la propria passione di collezionista di pastori di ogni foggia. A Natale allestisce sempre il suo presepe. «Devo andare assolutamente a San Gregorio Armeno» ha annunciato. «Ma fuori stagione così posso godermi quella grande arte popolare in tranquillità». I maestri artigiani sono avvertiti: preparate la statuetta. La responsabile dell'Interno ha apprezzato pure le porcellane. Di fronte ai piatti ha commentato: «Chi avrebbe il coraggio di mangiare in queste opere d'arte». Il ministro Profumo, invece, è rimasto stupito a sapere che quassù non salissero le schiere di visitatori che un luogo del genere merita. «Incredibile» ha sbottato «per il contenuto e per la bellezza questo museo dovrebbe essere una tappa obbligata per ogni scuola, almeno per quelle campane». All'uscita tutti hanno trovato un omaggio del museo: tre cataloghi, della collezione del Settecento, di quella di Arte Contemporanea e della Farnese. Capodimonte è stato la tappa conclusiva dello struscio, cominciato in tarda mattinata, dopo l'incontro in Prefettura per il progetto pompeiano. Monti, accompagnato, tra gli altri, da Luigi de Magistris e Stefano Caldoro e dal ministro Lorenzo Ornaghi, con l'ex-commissario Salvo Nastasi a fare da guida, ha visitato il museo Memus, l'archivio storico del San Carlo e lo stesso teatro («Sono emozionato, è bellissimo»). E non ha esitato a indossare gli occhialini 3D per vedere e ascoltare, nella galleria multimediale, l'«Orfeo ed Euridice» nell'allestimento di Brice Marden creato per il balletto di Karole Annitage. Una mezz'oretta l'ha dedicata agli appartamenti storici di Palazzo Reale e al Teatrino di Corte. Ha apprezzato il restauro di arredi fatti a gratis dagli studenti del Suor Orsola. Piccoli precari crescono. Non facciamoli invecchiare. Pure qui ha vestito i panni del turista scattando foto con il telefonino sul magnifico paesaggio che si godeva dalle stanze, con il Vesuvio a troneggiare sullo sfondo. Ma questo atteggiamento apparentemente svagato non tratto in inganno, il tecnico s'è voluto accertare di persona che dei soldi stanziati (18 milioni a Palazzo Reale, oltre quelli per Capodimonte) verrà fatto buon uso. L'arte conta. Ma i conti di più.
NAPOLI - Stregato da Capodimonte, scatta le foto. Il tour del premier. Da Brueghel a Canova, è il museo più bello del mondo
Il premier Mario Monti ha visitato i musei di Napoli, tra cui Capodimonte, con un gruppo di persone. Ha ammirato le opere d'arte, tra cui capolavori di artisti come Caravaggio e Tiziano, e ha espresso la sua meraviglia per la bellezza del museo. Ha anche visitato il Salone Camuccini e il Teatrino di Corte, e ha apprezzato il restauro di arredi fatti dagli studenti del Suor Orsola. Monti ha anche indossato gli occhialini 3D per vedere e ascoltare l'Orfeo ed Euridice nell'allestimento di Brice Marden creato per il balletto di Karole Annitage. Ha anche scattato foto con il telefonino per documentare la sua visita.
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