Pochi manifesti negli ultimi anni hanno saputo collezionare una tale sequenza di ovvietà e di giudizi storici indifendibili come il manifesto lanciato ieri dal gruppo TQ dei 30-40enni, nato da scrittori come Mario Desiati e sostenuto da personalità cosiddette impegnate. Il manifesto tocca il problema di come difendere e dare valore al patrimonio storico-artistico. Il testo si apre con una trafila di considerazioni così ovvie che dovrebbero essere date ormai per scontate: "Occorre affermare con forza la funzione civile e costituzionale del patrimonio", perché esso "serve all'aumento della cultura", e per far questo occorre dare spazio e dignità intellettuale alla storia dell'arte nelle scuole e nei media. Queste frasi, limitandosi ad una pura enunciazione di principio, possono essere sottoscritte da chiunque tanto sono generiche. Ma ciò che rende il manifesto degno di nota sono le conclusioni totalmente insostenibili che i firmatari propongono affinché si realizzi la funzione civile dei beni culturali. "Il patrimonio di proprietà pubblica deve essere mantenuto con denaro pubblico". Insomma siamo di nuovo alla sovietizzazione del patrimonio: solo lo Stato se ne può occupare perché è il tutore del bene comune, mentre i privati pensano solo a se stessi. Posizioni del genere ormai non si trovano più neppure a Cuba. "Il fine del patrimonio non è quello di produrre reddito" e "il patrimonio storico-artistico NON è il petrolio d'Italia". Come si fa oggi, dopo decenni di collaudata letteratura scientifica, a continuare a pensare che il reddito infetti la purezza dell'arte? Il patrimonio è senza dubbio il petrolio d'Italia perché da secoli ne ha determinato memorie, guerre, scissioni, testamenti. Le bellezze d'Italia sono da sempre bellezze contese, attraverso cui gli uomini hanno mercanteggiato ed educato. Chiese e Regge sono state costruite per profitto, potere, prestigio. Come si fa ad escludere questa totalità di interessi dicendo che le bellezze non hanno a che fare con il reddito? "Il patrimonio di proprietà pubblica deve rimanere tale e sono inammissibili le alienazioni a privati". Come si può pensare, senza essere pazzi, che lo Stato si prenda carico di tutto? "Il patrimonio è laico: anche quello religioso. Al significato sacro delle grandi chiese si è sovrapposto un significato civile che impedisce alla gerarchia ecclesiastica di disporre a suo arbitrio di tali porzioni del patrimonio stesso". Ovvero i preti dovranno chiedere il permesso ai Tutori del patrimonio per svolgere le messe? Se ad una chiesa togli il suo significato intimamente cristiano, ovvero richiamare la comunità attorno al mistero del cristianesimo, quale altro significato rimane a quegli altari?
Cari Amici TQ, la Bellezza non è di Stato
Un manifesto firmato da scrittori e personalità cosiddette impegnate ha lanciato un attacco al patrimonio storico-artistico italiano. Il testo sostiene che il patrimonio deve essere mantenuto con denaro pubblico e che il fine del patrimonio non è quello di produrre reddito. Inoltre, afferma che il patrimonio storico-artistico non è il petrolio d'Italia e che le bellezze d'Italia sono da sempre bellezze contese. Il manifesto propone anche di escludere le alienazioni a privati e di mantenere il patrimonio di proprietà pubblica. Le conclusioni del manifesto sono considerate insostenibili e sovietizzanti.
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