LA CONVENZIONE porta la data del 28 marzo e ha una durata di due mesi: dai giorni della chiusura delle liste a quelli appena successivia un più che probabile ballottaggio. La Regione, in periodo elettorale, si accorge che non bastano gli oltre 1.600 custodi che, a vario titolo, ha già in organico e recluta altri 55 addetti alla sorveglianza di musei e beni culturali a Palermo. Incarico a tempo, retribuito con poco più di 500 euro al mese, ma serve ad alimentare speranze: operazione utile, alla vigilia del voto. I precari, chissà, ringrazieranno. Il via libera all'impiego dei nuovi custodi delle bellezze palermitane è stato dato da Gesualdo Campo, dirigente generale dell'assessorato ai Beni Culturali e «fedelissimo» di Raffaele Lombardo dai tempi della militanza nella giunta provinciale di Catania. Campo, negli ultimi mesi, è finito più volte al centro delle cronache della parentopoli siciliana: prima le polemiche sull'assunzione della figlia Giordana come consulente dell'ufficio di Bruxelles, poi quelle per la "promozione" della moglie Luisa Paladino cui - ha svelato di recente Gianfranco Micciché - l'alto burocrate voleva affidare pure la guida di Palazzo Riso. Da buon padre di famiglia, Campo ha voluto dare un sostegno a 55 disoccupati, rimasti senza lavoro dopo la chiusura della società Federico II, che fino a un paio d'anni fa gestiva i servizi aggiuntivi (biglietteria, bar, bookshop) nei musei palermitani. E, senza alcuna gara, ha affidato loro l'incarico. Come? Attraverso una onlus iscritta all'albo delle organizzazioni di volontariato, che per sua natura giuridica può bypassare le procedure di evidenza pubblica. La Onlus in questione si chiama «Arthesia», è presieduta da Giuseppe Rezza e ha sede in via Filiciuzza, a Palermo: si estende lungo tre numeri civici ai quali, ieri mattina alle 11, corrispondevano altrettante saracinesche chiuse. In realtà, la manovra ha diversi «sponsor» ed è stata messa a punto nelle stanze della commissione Cultura dell'Ars. Il presidente facente funzioni, Salvatore Lentini (Udc), ammette di «essersi battuto a lungo per trovare sistemazione a questa gente rimasta in mezzo alla strada». E aggiunge di aver indicato lui il nome di Rezza: «È una persona che conosco, un amico insomma». «Non è colpa mia - sbotta Lentini - se l'operazione si è perfezionata in periodo elettorale».E il reclutamento dei 55 custodi ha avuto il sostegno anche di un'influente organizzazione sindacale quale il Sadirs: «Dovevamo dare una risposta a quest'emergenza lavorativa», dice il segretario Fulvio Pantano. Per carità, nessuno nega il diritto costituzionale al lavoro. Ma quanti altri disoccupati ci sono in Sicilia? E soprattutto sono proprio necessari altri vigilanti nei musei palermitani. Non bastano i 590 custodi di ruolo della Regione? I 260 precari stabilizzati delle aree A e B che possono essere adibiti a quelle mansioni? I 240 dipendenti full-time e i 260 part-time (28 ore settimanali anziché 36) della società Beni culturali, interamente partecipata da Palazzo d'Orleans? Dove sono finiti, ancora, i 300 ex Pip transitati un paio d'anni fa dal Comune alla Regione? Eppure, proprio la decisione di spostare alcuni ex detenuti a far la guardia ai monumenti nel gennaio del 2011 aveva suscitato polemiche internazionali, con il quotidiano spagnolo «El Pais» ad additare la presenza di un killer di mafia fra i custodi del museo di palazzo Abatellis. La storia recente della Sicilia, in questo settore, racconta di una spesa per il personale dei siti archeologici e museali spaventosamente superiore all'introito della vendita dei biglietti. Narra vicende epiche come quella dei dieci custodi dell'area archeologica di Ravanusa, che nel 2009 hanno visto giungere dalle loro parti un solo visitatore. E, in preda all'emozione, non l'hanno neppure fatto pagare. O quella dei 14 custodi del museo archeologico di Marianopoli che nell'intero 2008 hanno visto arrivare 34 turisti, per un incasso pari a ben 63 euro... Mentre il museo di storia naturale di Terrasini, nello stesso periodo, ha avuto 488 visitatori paganti, incassando 811 euro. Peccato che, nello stesso sito, i 23 custodi siano costati un milione di euro. È vero che nel 2011, in Sicilia, le presenze sono aumentate del 9 per cento e gli introiti del 12 per cento, salendoa quota 14 milioni. Ma è vero pure che per pagare gli stipendi degli oltre 1.500 custodi (realmente in servizio o adibiti ad altre funzioni) se ne vanno circa 60 milioni di euro. Ma serve altro personale, eccome. Lo certifica Campo, che ha chiesto e ottenuto dai suoi dirigenti «un piano esigenziale» per l'anno in corso: ecco spuntare «le necessità in ordine ai servizi di vigilanza e custodia con carattere - si badi - non sostitutivo». E allora il piano prevede4 volontari al Castello a mare, altrettanti al Castello della Zisa, a Palazzo Ajutamicristo, San Giovanni degli Eremiti e Villino Florio. E altri sparpagliati fra Villa Bonanno, il castello di Maredolce, il Chiostro di Monreale, la Cuba. Un regalo pre-elettorale a 55 volontari. Costo: 67.100 euro. Altri soldi non ce ne sono, fa sapere l'amministrazione. Ma i sindacati sono già spaccati. «Questa convenzione - dicono i segretari del CobasCodir, Marcello Minio e Dario Matranga - sbeffeggia tutti i disoccupati siciliani senza santi in Paradiso. L'amministrazione si appresta, senza scrupoli, a creare altre aspettative di precariato».
PALERMO - Regione, 1650 custodi non bastano ecco i vigilantes per i siti culturali
La Regione Siciliana ha deciso di assumere 55 nuovi custodi per i musei e beni culturali, a partire dal 28 marzo, in occasione delle elezioni regionali. I nuovi addetti saranno reclutati attraverso un'operazione di volontariato, con un'organizzazione no-profit chiamata Arthesia, presieduta da Giuseppe Rezza. Il dirigente generale dell'assessorato ai Beni Culturali, Gesualdo Campo, ha dato il via libero all'impiego dei nuovi custodi, nonostante le polemiche sulla mancanza di gara e sulla coincidenza con il periodo elettorale. I nuovi custodi saranno retribuiti con un salario di circa 500 euro al mese.
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