In questi giorni si torna a leggere della destinazione d' uso dei locali di circa 4.000 metri quadrati afferenti al convento di San Domenico Maggiore, che rappresenta un importantissimo tassello della storia di Napoli e che non va assolutamente dimenticato né tralasciato. In questi giorni si torna a leggere della destinazione d' uso dei locali di circa 4.000 metri quadrati afferenti al convento di San Domenico Maggiore, che rappresenta un importantissimo tassello della storia di Napoli e che non va assolutamente dimenticato né tralasciato. Il poderoso intervento di restauro realizzato dal 2006 e arrivato praticamente a completamento (si è in attesa solo delle ultime azioni perché i locali possano avere le certificazioni di abitabilità e uso pubblico) rappresenta di certo una delle attività di restauro più interessanti effettuate dalla Soprintendenza per la valorizzazione di edifici storici napoletani a opera degli architetti Orsola Foglia, Tommaso Russo e Ida Maietta. Molti, come si è già ricordato, sono stati gli elementi di arredo recuperati in uno alla struttura stessa del convento, e tra questi spicca per imponenza la Macchina liturgica per le Quarantore, complesso organo che può considerarsi il simbolo degli strumenti musicali di un' epoca andata, e per questo assai importane da tutelare, così come la storia stessa dell' intero complesso conventuale. Da questo ritrovamento e restauro è nata l' idea di creare un Museo per la Musica negli ambienti del convento restaurato. Da questo spunto la passata amministrazione comunale aveva richiesto e ottenuto dalla Regione Campania un cospicuo finanziamento per mettere in sicurezza i locali, per creare un circuito di aria forzata che potesse preservare le raccolte da ospitare, e si era immaginata anche un suggestivo percorso fatto di immagini, suonie installazioni per consentire una esplorazione nel campo delle molteplici forme musicali nate a Napoli. Quando, poi, nel mese di marzo dello scorso anno, nella mia qualità di assessore agli Archivi Storici della città proposi in giunta comunale un provvedimento di indirizzo per la destinazione mista dell' intero complesso, fu deliberato che i 4.000 metri quadrati fossero destinati a diverse attività. In una parte degli spazi sarebbero stai raccolti documenti e carte antiche, gli spazi sarebbero stati destinati a sede degli Archivi Storici, si immaginava di trasferire i documenti e le carte degli archivi che ancor oggi rischiano di marcire in luoghi non adatti. In una diversa area degli spazi conventuali sarebbero stati esposti gli arredi sacri, oltre alla pregevolissima collezione di codici miniati e di cinquecentine dell' Ordine dei Domenicani che occupano da secoli il convento. Nell' ultima parte sarebbe stata indicata la destinazione a Museo Storico della Musica, così come previsto dal finanziamento regionale che per questo era stato concesso. Altri spazi, come la antica biblioteca, e la Sala Capitolare avrebbero potuto ospitare eventi e congressi pubblici aperti alla città. Insomma si era pensato di valorizzare due degli aspetti della cultura, quello delle "carte" e quello dell' "arte", farli confluire in un' unica sede, in un unico progetto. Quell' unificazione, anche d' intenti, di cui Napoli avrebbe tanto bisogno per poterne valorizzare le grandiose caratteristiche. Rileggere, dunque, che oggi si riprende a immaginare l' apertura del complesso non può che esser salutato come un risultato importante per la città e non possiamo che esprimere compiacimento per l' attenzione promessa che verrà data da questa amministrazione comunale e dall' amministrazione regionale: a loro tocca il compito di definire un progetto credibile. Sono queste amministrazioni, difatti, che si trovano oggi a poter completare un progetto forse ambizioso, forse anche rimodulabile, ma che potrà con i nuovi contributi riconsegnare per l' imminente Maggio a Napoli il materiale documentario che attesta la Napoli antica, che non va perduto perché esso stesso rappresenta la nostra memoria.