I più famosi cacciatori di tesori archeologici rubati ritengono di aver scovato due rarità apulo-lucane di dubbia provenienza nella collezione dell'Indiana University Art Museum (in sigla Iuam), tra i più grandi musei universitari degli Stati Uniti d'America. Si tratta di una coppa nero-lucido del III secolo avanti Cristo e di una bellissima trozzella pugliese del V-IV secolo a.C., ovvero un'anfora a decorazioni geometriche e dai manici lunghi, lunghi. L'oggetto era presente in Messapia, dal VII secolo a.C. in poi, ed era posto a corredo delle tombe delle donne di alto rango. La parola trozzella si ritiene venga dal salentino tròzzula che, a sua volta, deriverebbe dal latino trochlea, carrucola. Le collezioni dello Iuam sono molto apprezzate a livello internazionale e il museo si vanta di avere «dai gioielli antichi alle maschere africane, passando per i quadri di Claude Monet e Pablo Picasso, inclusi oltre 40.000 oggetti che rappresentano quasi ogni forma di produzione artistica, d'ogni cultura, attraverso i secoli». Ebbene, tra queste testimonianze mirabili ci sono anche i due bellissimi reperti archeologici del Sud Italia. Li hanno stanati i «cacciatori di antichità rubate» Jason Felch e Ralph Frammolino. I due reporter investigativi del Los Angeles Time hanno seguito molto bene il caso dei tesori archeologici di provenienza illecita e acquisiti dai grandissimi musei americani; hanno anche scritto un libro che li ha portati in finale al Premio Pulitzer. Il libro si intitola «Chasing Aphrodite», cioè «Cacciando Afrodite», ed è dedicato ai crimini commessi ai danni della Venere di Morgantina, un colosso di due metri e trentasette per seicento chili di peso considerato del valore di 18 milioni di dollari e che - dalla Sicilia - era finito per vie non trasparenti al J. Paul Getty Museum di Malibù, per poi essere recuperato dallo Stato italiano. Ebbene, proprio Felch e Frammolino sul loro sito http:chasingaphrodite.com, il 6 marzo scorso, hanno denunciato il caso dei due reperti archeologici meridionali. È ormai certo che il vaso e la trozzella pugliese sono arrivati nelle mani del museo dell'Indiana, nel 1986, grazie all'italiano Edoardo Almagià. Questo signore è molto noto sia nel bel mondo che può permettersi di pagare «paccate» di milioni per avere oggetti antichi, sia ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico. È al centro di svariate investigazioni e, per fare un esempio, fu lui a dare al Metropolitan Museum of Art di New York e alla Princeton University i 200 reperti archeologici che - risultati di provenienza illecita - sono stati ora restituiti all'Italia. Circa il vaso e l'anfora pugliese, fonti della «Gazzetta» confermano che il Museo dell'Indiana ha recentemente contattato le autorità italiane e che sono in corso accertamenti. Ed è bene che i pugliesi e i lucani sappiano che le più preziose vestigia del loro passato sono state rubate e si trovano all'estero, illecitamente, ad ingrossare le fila di collezioni straniere. Addirittura, secondo Ricardo Elia della Boston University, che ha condotto ricerche significative sul vasellame apulo-lucano, soltanto il 5,5 dei reperti è stato portato alla luce grazie a scavi archeologici ufficiali. In pratica, il 94,5 dei pezzi rinvenuti nelle tombe (vasi, figure in terracotta, armi in bronzo, gioielli, singole e multiple sepolture e persino, si mormora, mummie) hanno provenienza dubbia. Eppoi c'è un altro «cane da guardia dei musei» che si sta occupando dei tesori pugliesi. È il professor David Gill che insegna archeologia presso la britannica University of Wales Swansea e ha fondato il blog «looting matters» (dedicato a «discussioni sull'etica degli archeologici al riguardo di collezioni di opere antiche»). Secondo Gill: «Circa 50 vasi della Puglia sono stati sequestrati alla frontiera tra Francia e Spagna nel 2000. Nel 2008 circa 4.400 pezzi antichi sono stati restituiti dalla Svizzera all'Italia in tre camion e circa la metà, è stato segnalato, sono stati ricavati da tombe pugliesi». E ancora «ci sono ancora domande senza risposta che circondano la storia della collezione di un grande gruppo "funerario" di vasi pugliesi a Berlino, inclusi tre crateri a volute attribuiti a Pittore di Dario». Quest'ultimo è stato un caposcuola dal disegno raffinatissimo e potente il cui laboratorio era forse a Taranto e che lavoravaper l'aristocrazia dell'Apulia settentrionale duemila e quattrocento anni fa.