Centurioni, in jeans e giubbotto, trascinano sul basolato intorno al Colosseo le valigie e i passi incerti di chi non sa dove andare. Sudano, gli antichi romani disoccupati, sotto il sole di una mattina che gli ha tolto il lavoro e li ha lasciati con un foglio bianco in mano: una diffida. «Qua dentro ho la divisa», Mario Preziosi, 67 anni, ha dovuto riporre nel trolley blu l'elmo, la corazza e il mantello rosso che solitamente indossa dalle 9 alle 14, «di più non ce la faccio. Non sembra ma è una fatica. Anche se ci hanno cacciato, noi da qui non ce ne andiamo». Sono stati i vigili urbani a ordinare a Mario e agli altri colleghi, una quarantina in tutto, di spogliarsi dai costumi che indossano per farsi fotografare dai turisti. C'è chi chiede due euro, chi ne ha pretesi anche cento, «ma a volte ci danno venti centesimi o niente». Non si può posare mascherati in piazza del Colosseo, sulla via Sacra e sul lato destro di via San Gregorio, e nemmeno «esercitare i mestieri ambulanti di pittore, attore di strada, suonatore, mimo»: il decoro del monumento ne sarebbe compromesso. Lo vieta il ddr (determinazione dirigenziale della Regione Lazio) del 26 marzo del 2002, come è scritto sul verbale consegnato alle comparse dagli agenti della polizia di Roma Capitale. Il blitz di ieri mattina arriva pochi giorni dopo la lettera che il soprintendente speciale ai beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera, ha inviato al Campidoglio: in occasione della Via Crucis, ha chiesto, il Colosseo va liberato da centurioni e ambulanti. «Ma questo intervento non c'entra con l'appello della Soprintendenza, rientra nell'attività di contrasto all'abusivismo». Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza, è davanti all'anfiteatro Flavio, a seguire lo sfratto dei figuranti. «E' una figura non autorizzata e sconveniente per questo luogo», aggiunge. Antonio Di Maggio, vicecomandante della polizia municipale, assicura che i controlli al Colosseo «continueranno e saranno quotidiani». Dopo la diffida chi tornerà a vestirsi da antico romano rischia un'altra denuncia penale e l'arresto da sei mesi a un anno, così prevede il decreto legislativo del 2004 sulla tutela dei beni culturali. La task force dei vigili si sposta poi a Fontana di Trevi e Pantheon per colpirei venditori abusivi. In piazza c'è solo un centurione ancora in «divisa», in mano l'insegna SPQR. «Esco da casa vestito così, non posso cambiarmi». Davide discute con gli altri sul da farsi, i toni sempre più accesi. «Ci ritroviamo con quaranta famiglie in mezzo a una strada. Sarà una guerra spietata, non possiamo rinunciare al nostro lavoro», Giulio ha 62 anni e niente pensione. «Mangio alla Caritas, se mi tolgono pure i seicento euro che guadagno qui ogni mese come faccio?». Davide, 38 anni, ha una moglie e tre figli da mantenere, «vorrei pagare le tasse. Dateci un patentino, un'autorizzazione, come chiediamo da tempo. Mica è bello venire qua e vestirsi da pupazzi. C'è chi ti insulta: guarda che il carnevale è finito». Giulio era un commerciante ambulante, da sei anni fa il centurione. «Ci hanno sempre tollerato perché non diamo fastidio a nessuno, anzi siamo un'attrazione». L'ultima protesta nel marzo del 2003 quando l'allora soprintendente Adriano La Regina minacciò di mandarli via. «La rivolta dei centurioni», c'era scritto sui cartelli esibiti davanti al Colosseo dalle comparse dell'epoca. Erano molti di meno. «Abbiamo cominciato in 14 nel 1995», Mauro Sonnino è tra gli ideatori di questo mestiere. «Avevamo un permesso a esercitare come artisti di strada, ma dal Duemila in poi non l'hanno rinnovato. Ora siamo quaranta, forse troppi. Che faremo? Chiediamo di incontrare l'assessore al commercio Bordoni per trovare un accordo e pensiamo di promuovere una raccolta di firme tra i turisti». Francesco se ne va con il borsone sulla spalla, «non lo lascio mai, c'è il vestito dentro. M'è costato 1.200 euro, e adesso che ci faccio?» .