«Entro due mesi presenteremo lo studio definitivo per i lavori extra moenia a Pompei. Poi andremo all'estero a caccia di investitori interessati a partecipare: abbiamo già raccolto la disponibilità di importanti aziende dalla Cina e dal Qatar». C'è un progetto che viaggia parallelo al piano da 105 milioni di euro per il risanamento degli Scavi di Pompei, i cui primi cinque bandi verranno presentati stamattina a Napoli dal premieri Monti: è l'iniziativa lanciata ormai quasi un anno fa dal leader dell'Unione industriali Paolo Graziano, insieme alla Camera di Commercio e ai costruttori dell'Acen, che, con l'impiego di sole risorse private, punta a rigenerare, a trasformare e a rilanciare l'area esterna al sito archeologico campano patrimonio mondiale dell'umanità. Presidente Graziano, la visita del premier a Napoli rappresenta una svolta anche per il vostro progetto? «Come associazione degli imprenditori napoletani, siamo orgogliosi di poter dire che Monti ha deciso di adottare il nostro modello: un modello che punta allo sviluppo del territorio attraverso l'impegno comune di istituzioni e imprenditori e che è stato adottato con successo per il progetto Nap1EST e per la Coppa America. Ora è la volta di Pompei, che può essere il simbolo del rilancio dell'intero Mezzogiorno. E chiaro che i due progetti, quello del governo e quello degli imprenditori, debbano viaggiare insieme: l'uno deve fare da traino all'altro. E impensabile avere gli Scavi finalmente restaurati e un'area esterna che versa in uno stato indecente». Cosa si può fare in concreto per legare i due progetti? «Ci vuole una nuova governance, una formula giuridica che consenta a istituzioni e imprenditori di interagire tra di loro e di interfacciarsi in modo rapido ed efficace con gli investitori esteri. Proprio come è stato fatto per la Coppa America, con la società di scopo Acn, che si è posta, diciamo così, come "sportello unico" a cui si sono rivolti gli organizzatori americani per qualsiasi necessità». Qual è l'obiettivo del vostro progetto? «Realizzare infrastrutture, trasporti, alberghi e intrattenimenti nella zona circostante al sito, intesa come l'intera area vesuviana. Tutte opere che ovviamente saranno realizzate nel pieno rispetto delle norme urbanistiche. Abbiamo solo bisogno di regole e tempi certi». Quali sarebbero gli effetti positivi per l'economia locale? «A Pompei arrivano 6 milioni di turisti all'anno, ma la permanenza media è di un giorno e mezzo. Con i nostri progetti puntiamo a triplicare questo dato, ad arrivare dunque a 4,5 giorni di permanenza media». Che interesse avete riscontrato da parte degli investitori esteri? «Abbiamo registrato, com'è noto, l'impegno degli imprenditori francesi del gruppo Epadesa, che investiranno su Pompei 20 milioni all'anno per dieci anni. Ma i nostri contatti con le aziende estere proseguono. Stiamo raccogliendo altre importanti adesioni dalla Cina e dal Qatar, che si concretizzeranno quando, tra due mesi, presenteremo il progetto quadro». Cosa chiederà oggi al presidente del Consiglio? «Finalmente ci presenteremo dal premier come meridionali che non aspettano l'elemosina dei soldi pubblici per realizzare progetti di sviluppo: sfateremo così un luogo comune. Firmeremo anche noi il protocollo di legalità, per togliere ogni dubbio residuo: qui al Sud le cose si possono fare nel pieno rispetto della legge. A Monti presenterò poi una proposta per una legge». Di che si tratta? «Seguendo l'esempio di grandi Paesi europei come la Francia, chiediamo che anche l'Italia si doti di una legge sul mecenatismo attivo, che consenta alle aziende che investono nei grandi siti culturali protetti dall'Unesco di godere di detrazioni fiscali. I bacini culturali rappresentano il petrolio del Mezzogiorno: una risorsa che dobbiamo sfruttare al meglio».