Scuola, legalità, beni culturali: sono i tre cardini intorno ai quali ruotano i progetti che stamattina il ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, presenta a Napoli, durante visita del presidente Mario Monti dedicata a Pompei. Profumo, che ha presieduto il Consiglio nazionale delle ricerche ed è stato rettore dell'Università di Torino, intende giocare la collaudata carta dell'interdisciplinarietà e delle sinergie. A cominciare da uno dei maggiori siti archeologici al mondo, negli ultimi anni ridotto, purtroppo, a simbolo dello sfascio. Ripartire dagli Scavi, perché il futuro ha sempre un cuore antico. Cosa farà per Pompei il ministero della Pubblica Istruzione? «Come ministero abbiamo un rapporto costante con Pompei e con il nostro progetto intendiamo coinvolgere direttamente le scuole». Cosa prevede il progetto? «Innanzitutto si tratta di tre progetti che illustrerò nel dettaglio durante l'incontro di Napoli». Qualcosa può anticiparlo, però. «Possiamo riunire queste iniziative sotto il titolo "La scuola per Pompei, una storia di legalità". Riguarderà tutte le scuole della città, dalle elementari alle superiori e ha un finanziamento di 500mila euro, grazie ai fondi europei. Tutto sarà nell'ambito del protocollo sulla legalità e la trasparenza degli appalti». In che modo c'entreranno gli Scavi? «L'educazione alla legalità, in una realtà come Pompei, è strettamente legata alla manutenzione, alla conoscenza e al rilancio dei beni culturali che sono una risorsa importantissima. Oltre al mio ministero, saranno coinvolti anche quello dei Beni culturali, ovviamente, della Giustizia, dell'Interno e dell'Ambiente». In che modo gli studenti si occuperanno degli Scavi? «Si tratta di progetti didattici, propedeutici anche un eventuale percorso di studi indirizzato proprio verso la conservazione dei tesori archeologici, ma tutto nel rispetto rigoroso della legalità». Sarà limitato a Pompei? «Per ora, sì. Ma con la ricchezza monumentale e archeologica del nostro Paese, è naturale pensare di estenderla ad altri siti della Campania e italiani. Pomepi è un punto di partenza. Le scuole devono essere l'humus per iniziare al rispetto delle regole i giovani e insegnare che la legalità e la cultura sono opportunità di crescita sociale». Purtroppo, siamo abituati, non solo per Pompei, a registrare come i beni culturali siano abbandonati a sé stessi, anche dopo poderosi restauri. «E proprio questa tendenza che, come ministero della Pubblica Istruzione, vogliamo contribuire a invertire e cancellare. Da questo punto di vista, si può fare molto con didattiche avanzate, multimediali e altamente tecnologiche». Che contributo potranno dare le università campane e i centri di ricerca? «Il sistema universitario campano è di buona qualità. Bisogna capire che, di fronte a un calo delle risorse, occorre una maggiore sinergia tra le diverse università, tra le università e i centri di ricerca, tra le università e il mondo del lavoro. Gli atenei sono un grande laboratorio e, potenziando i tirocini diretti sul territorio creano da una parte professionalità e dall'altra opportunità. E in questo Pompei è centrale».