gli Scavi chiudono per due ore mercoledì e giovedì A Pompei sono 142 per una media di 8mila visitatori giornalieri: il rapporto è di 1 custode ogni 56 turisti. Intanto Arrivano Monti e mezzo governo NAPOLI - Ogni volta che c'è un'assemblea sindacale una ventina di bus carichi di chiassosi e giovani studenti restano parcheggiati fuori dai cancelli di Pompei. Ogni volta che per due ore la rsu si fermano nutriti gruppi di giapponesi, americani e francesi devono o fare rotta su Ercolano o bivaccare nei piazzali antistanti gli Scavi più belli e famosi del mondo. Perché lo sono, su questo non v'è dubbio alcuno. Accadrà anche mercoledì e giovedì, quando metà governo (ovvero il premier Monti, i ministri Ornaghi, Cancellieri, Profumo e Barca) sarà a Napoli e pare poi a Pompei con il prefetto Fernando Guida che sovrintenderà alla spesa dei 105 milioni di euro sbloccati dall'Europa. E accadrà anche a Pasqua e Pasquetta con ogni probabilità. Viene da dire la solita Italia, il solito Sud. Eppure se alcune domus sono aperte a giorni alterni (quella di Cecilio Giocondo, Marco Lucrezio Frontone e quella dei gladiatori) viene da chiedersi perché accade o no? Se alcune insulae sono chiuse, e non perché ci siano stati crolli, è legittimo sapere perché accade? Se proseguono le agitazioni sindacali che mettono a rischio l'apertura del sito si può tutto ridurre alla solita sommaria generalizzazione: sono tutti fannulloni? «Noi della Cisl siamo poco rappresentativi dei fannulloni negli altri siti», ironizza Antonio Pepe che alle ultime elezioni ha racimolato il massimo dei consensi. Pepe sta lavorando ad un report sugli Scavi, sul personale in dotazione alla Soprintendenza speciale, sul rapporto tra le unità in organico ai siti archeologici e museali e i visitatori e alcuni risultati sono sorprendenti. Prendiamo proprio i custodi, cioé il personale di vigilanza che si riunirà in assemblea questa mattina, di fatto bloccando l'accesso per le prime due ore. A Pompei sono 142 (più 14 in sala regia e dunque non operativi sui 66 ettari) per una media di 8mila visitatori giornalieri: il rapporto è di 1 custode ogni 56 turisti. Quando si arriva al picco estivo delle 20 mila presenze il rapporto è di 1 a 140. Molti? Pochi? Non diamo giudizi, ma numeri. Basta fare qualche chilometro, a Boscoreale, per scoprire che sono presenti 25 unità di vigilanza per una media giornaliera di 31 visitatori, il rapporto è quasi pari: un custode per ogni turista che varca la soglia del museo. Ancora qualche chilometro si arriva ad Oplonti e la proporzione è simile a quella (incredibile) precedente: 32 custodi per 114 visitatori, 1 ogni 3. Torniamo indietro, andiamo a Castellammare di Stabia: di custodi ce ne sono addirittura 37. Di visitatori? Il dato non è disponibile. Perché? Perché non c'è la biglietteria. Ad Ercolano 51 unità per 817 visitatori quotidiani, il rapporto è di 1 a 16. Vogliamo fare una proporzione tra unità in servizio e area da vigilare? Va ancora peggio. Negli Scavi di Pompei 28 custodi (divisi in cinque squadre su tre turni) devono vigilare un'area di 27.556 metri quadrati in cui sono presenti 1500 tra ville e domus. Nel sito di Ercolano 9 unità per 7.838 metri quadri e 31 edifici da custodire. Ad Oplonti per due case (Villa di Poppea e Villa Crassius) ci sono 6 unità lavorative per turno (3.291 mq), a Boscoreale per villa Regina e Museo ci sono 5 custodi (1.983 mq), negli Scavi di Stabia per Villa Arianna e Villa San Marco (2.945 mq) ce sono 7 di vigilanti per turno. Possiamo dire che c'è una situazione quantomeno squilibrata? Potremmo suggerire alla Soprintendenza che una mobilità interna di personale di vigilanza, tra siti vicini ma di differente peso (se non altro perché Pompei è il secondo sito più visitato dopo il Colosseo), sarebbe la scelta meno onerosa e semplice possibile? Crediamo proprio di sì. Perché lo dimostrano i dati che esiste una distanza siderale tra Pompei e gli altri siti. Non basti il discorso sull'ampiezza del sito, leggiamo quali sono le ultime cifre sul numero di visitatori e sugli incassi. Nel 2011 il sito pompeiano è stato visitato da 2 milioni 352 mila 189 persone di cui 1 milione e 803mila e 558 paganti e 548 mila 631 gratuiti (ovvero cittadini europei al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 60) per un totale di 19 milioni 755mila 534 euro. Ercolano incassa 1 milione 766mila per 307 mila 941 turisti di cui 146 930 paganti e 161 mila gratuiti. Poi si scende clamorosamente con Oplonti (57mila 530 euro per il 211, 41.718 visitatori di cui 31597 gratuiti e 10121 paganti); Boscoreale (4.836 euro per 8544 visitatori di cui 7678 gratuiti e 866 paganti). Infine il dato di Stabia, incalcolabile non essendoci biglietteria: vengono attestati 32.669 visitatori, tutti gratuiti, 0 euro in cassa. Il quadro che emerge da questo rapporto Cisl è a tratti paradossale. «Siamo contenti del cambio di governo, siamo contenti dell'attenzione prosegue Pepe , siamo pure contenti del prefetto Guida che attesterà che a Pompei lavorano persone perbene in condizioni disastrose. Il sito archeologico, per un accordo tacito con la Soprindentenza, è l'unico in Italia aperto tutto l'anno, sempre. Ma siamo allo stremo». E parliamo solo della custodia. Perché il vero nodo resta la manutenzione ordinaria, come urla da anni, quasi inascoltato, Tsao Cevoli, dell'associazione nazionale archeologi. «Negli ultimi anni si è preferita la spettacolarizzazione alla manutenzione con i disastri e i crolli successivi spiega . Si è voluto privilegiare un megarestauro come quello del Teatro grande che è rimasto destinato agli eventi giusto il tempo dell'inaugurazione. Ora sono partiti molti cantieri di manutenzione. Ma anche qui a danno della fruizione e della sicurezza. Sono chiuse due delle tre strade di accesso al Lupanare, insieme al Foro, il luogo più visitato di Pompei. Quando ci sono 20 mila persone diventa anche rischioso». Il punto qual è? «Pompei è una città viva, non morta. È una città di 2 milioni e 300 mila abitanti, la terza d'Italia e dovrebbe essere trattata come tale. Dunque manutenzione, sicurezza, quotidianità. Invece è gestita come un simulacro», conclude Cevoli. Ma tira un'aria diversa anche per Pompei. Come si evince anche dal verbale del 23 marzo scorso del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. «Gli obiettivi dice il segretario generale della cabina di regia Antonia Pasqua Recchia sono quelli una volta per tutte di intervenire in modo massivo su quell'area archeologica per arrestare il degrado e contemporaneamente avviare un programma di consolidamento, di restauro, di riallestimento anche del circuito di visita e di riallestimento dell'offerta culturale. Occorre anche dire, però, che il degrado di Pompei non si è verificato in un giorno preciso, cioè in quella fatidica mattina del novembre del 2010, ma è un degrado che si è costruito nel corso di anni ed anni. Il ministero ha trovato una situazione a cui adesso occorre far fronte massicciamente, in modo integrato, in modo generalizzato, mettendo in campo tutte le forze possibili ed immaginabili: denari, ma anche organizzazioni, competenze, capacità di relazionarsi con i contesti territoriali locali». Simona Brandolini 04 aprile 2012