URBANISTICA E COMPETENZE CHI DECIDE IL PAESAGGIO Quando all'indomani della sua elezione Enrico Rossi indicò nell'uso e nel consumo del territorio uno degli obiettivi principali della politica regionale non poteva certo immaginare che la questione urbanistica sarebbe diventata tanto rilevante. Oggi che la crisi dell'assetto urbano si sovrappone a quella dell'assetto ambientale non vale rincorrere paragoni consolatori. I dati infatti appaiono inequivocabili: la realtà della Toscana è molto diversa da quella immaginata e raccontata per anni. E non vale neppure dare la caccia ai colpevoli elencando ambigue intermediazioni pubbliche o artificiose volumetrie edilizie. Le responsabilità hanno radici antiche: già nel lontano 1966 un grande urbanista come Giovanni Astengo imputava la tragica alluvione che colpì allora Firenze all'insensata distruzione degli ecosistemi naturali ed al violento sfruttamento del suolo a scopi edificatori. Lasciamo, dunque, da parte le polemiche e passiamo rapidamente alle soluzioni concrete. Un punto da cui ripartire c'è: il principio presente nella disciplina urbanistica della Toscana sin dal 1995 che permette l'uso di nuovo suolo soltanto a condizione che non sia possibile riutilizzare quello già urbanizzato. Proviamo a spogliarlo da ogni retorica e decliniamolo come regola operativa in seno alla tanto attesa riforma della legge regionale sul governo del territorio. A cui occorre chiedere una indicazione definitiva anche su un altro problema: la competenza in materia urbanistica. Quale deve essere il livello amministrativo chiamato ad avere l'ultima parola sui processi di urbanizzazione, quello comunale, come accaduto finora, o quello regionale? Sempre che non vogliamo continuare ad alimentare anacronismi velleitari a spese di cittadini e territori ogni risposta deve partire da una premessa: se tutti gli enti territoriali hanno pari dignità giuridica, non tutti gli interessi pubblici possono avere lo stesso ambito e livello amministrativo. Indicazioni e soluzioni chiare devono provenire, infine, anche dai contenuti di uno strumento lungamente atteso: il piano paesaggistico. Che, a dispetto del nome, è chiamato a disciplinare molta parte dell'assetto urbano. Quali che siano le proposte, occorre che la discussione si avvii in fretta al traguardo delle soluzioni. Esiste, infatti, una chiara correlazione tra la disgregazione urbana ed il dissesto ecologico di tanta parte del territorio. Ed esiste un altrettanto netta correlazione tra il dissesto ambientale e le situazioni di emarginazione e di discriminazione sociale presenti in molte periferie urbane. Il che ci ricorda che la questione territoriale è, prima di tutto, una grande questione sociale. Prendiamone tutti pubblicamente coscienza. Il resto lasciamolo alle approssimazioni ed alle improvvisazioni retoriche
TOSCANA - urbanistica e competenze. Chi decide il paesaggio
La questione urbanistica è diventata molto rilevante in Toscana, soprattutto in relazione alla crisi dell'assetto urbano e ambientale. La realtà è molto diversa da quella immaginata e raccontata per anni. La responsabilità per la distruzione degli ecosistemi naturali e il violento sfruttamento del suolo a scopi edificatori risale al 1966. Per risolvere il problema, è necessario applicare il principio del "nuovo suolo" che permette l'uso di nuovo suolo soltanto se non è possibile riutilizzare quello già urbanizzato.
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