Arte Esposta nella Cappella del Podestà l'opera attribuita a Michelangelo e oggetto di un'indagine della Corte dei Conti Acidini: sulla vicenda mai cambiato idea. Betori: stupefatto dalla sua bellezza Fronte del sì Gentilini: «Polemiche dolorose fatte da chi non ha competenze» Gulisano: «Commozione per la mano del maestro» «Crocifisso, 1495 circa, legno di tiglio policromatico, 41,3 per 39,7 cm. Attribuito a Michelangelo». Da oggi fiorentini e turisti potranno vedere al Museo del Bargello, protetto da una teca ipertecnologica il piccolo crocifisso comprato nel 2008 dallo Stato all'antiquario torinese Giancarlo Gallino per 3,2 milioni e al centro di un'inchiesta della Corte dei Conti con un processo per presunto danno erariale fissato per il 10 maggio (secondo le perizie non varrebbe più di 700.000 euro). L'opera era rimasta nei depositi della Soprintendenza dal 2010, dopo un giro di mostre, compresa quella a Montecitorio, e la sua sede definitiva è la Cappella del Podestà al Bargello. E stata la soprintendente al Polo museale Cristina Acidini (chiamata dalla Corte dei Conti a rispondere del danno erariale assieme all'ex direttore generale ai beni culturali Roberto Cecchi e ai componenti della commissione ministeriale che dette il via libera all'acquisto) a condurre la conferenza stampa di ieri pomeriggio, convocata a sorpresa nella mattinata, e fino all'ultimo il Cristo è rimasto coperto da un paravento nero. Con Acidini hanno presentato l'attribuzione lo storico dell'arte Giancarlo Gentilini e i docenti di tecnologia del legno dell'Ateneo di Firenze Marco Fioravanti e di anatomia umana Massimo Gulisano che hanno fornito nuovi elementi a favore dell'attribuzione. La soprintendente ha poi risposto sulle polemiche relative alla attribuzione e sulla iniziativa della Corte dei Conti. «Non ho mai detto che il crocifisso è opera di Michelangelo ma che era attribuibile, con argomenti seri e fondati, al Buonarroti. Non ho mai cambiato idea, riferibile o attribuibile a Michelangelo, come ho detto in due occasioni diverse, sono la stessa cosa, sinonimi; e la procedura, cui ho dato il mio contributo e che è stata basata sulla fondata verosimiglianza dell'attribuzione è stata completata dagli organi superiori del Ministero. La Corte dei Conti? Non si occupa di attribuzione, ma agisce nella sua sfera di competenza, cioè gli aspetti procedurali e la congruità del prezzo. E ha aggiunto Acidini come ho detto si è trattato di una procedura corretta». Acidini non ha voluto polemizzare o commentare le prese di posizione di chi contesta le attribuzioni o il prossimo processo contabile sottolineando solo «perché le attribuzioni siano condivise e consolidate serve tempo, anni» e ricordando come l'attribuzione al genio fiorentino del Crocifisso di Santo Spirito risale al 1964, «ma neppure adesso è condivisa da tutti, anche se accettata dalla grande maggioranza». Sul cartello esplicativo in italiano e inglese che spiega l'opera ai visitatori la soprintendente ha scritto: «Di recente sull'attribuzione si sono registrati pareri contrari, che hanno dato origine ad un vivace dibattito». E forse questo spiega la dicitura «attribuito a Michelangelo» e non «opera di Michelangelo» ed il passaggio «si tratta di un'opera non documentata» inserito nel lungo pannello esplicativo. Di «polemiche dolorose» hanno invece parlato i tre relatori e Gentilini, che nel 2004 contribuì all'attribuzione della statuetta al giovane Michelangelo, ha sottolineato che si è trattato di «polemiche portate avanti da chi non ha abbastanza competenza»; mentre il professor Gulisano ha parlato di «un autore che conosce l'anatomia e procede come Michelangelo, che ha operato partendo da un soggetto morto da 24-48 ore» e il professor Fioravanti ha evidenziato «la grande qualità del modellato in legno» scoperta grazie alle analisi con tomografia computerizzata che hanno permesso di rimuovere virtualmente la patina di gesso e pittura che ricopre l'opera. I fiorentini potranno tornare a vedere la scultura lignea sulla cui epoca e realizzazione in ambiente fiorentino non esistono dubbi otto anni dopo la mostra al Museo Horne quando fu «presentata» legandola a Michelangelo giovane, nel periodo in cui presso il convento di Santo Spirito studiava l'anatomia e dissezionava i cadaveri, lavorando anche presso la bottega di Benedetto da Maiano. «Dopo le mostre a Firenze, Roma, Trapani, Palermo, Milano e Napoli, l'opera è tornata nei nostri depositi ha spiegato Acidini per un intervento di restauro per evitare il rischio di distacco della pellicola pittorica all'attaccatura delle braccia, per realizzare un supporto in plexiglass che lo sostenga durante l'esposizione e per la teca realizzata dal laboratorio Goppion, lo stesso che ha fatto la teca per la Gioconda, e che ci è stata donata dall'ex sindaco di Milano Letizia Moratti. Sono state eseguite nuove indagini e con questa presentazione il tema dell'attribuzione del Crocifisso rientra nell'ambito del dibattito accademico e scientifico». Giancarlo Gentilini, che assieme agli scomparsi Luciano Bellosi e Umberto Baldini, ha contribuito all'attribuzione, nella lunga relazione ha ribadito le ragioni sue e di altri studiosi «come si fa a dire che Michelangelo non intagliava piccoli crocifissi, quando due lettere ci dicono che lo stava facendo anche ormai anziano? sottolineando la qualità del manufatto, la sua «non serialità», la relazione col Cristo di S. Spirito e la mano di un «Mchelangelo giovane, sperimentatore, meno mitico e più vero». Fioravanti ha rivelato come ci sia stato anche un «pentimento nella sua realizzazione, con l'accentuazione dell'inclinazione della testa, grazie all'inserimento di un piccolo cuneo in legno» e come sia realizzato incollando tra loro due pezzi diversi di legno. Gulisano ha aggiunto «la commozione e l'ammirazione per un'opera in cui vedo la mano di Michelangelo» e poi il cardinale Giuseppe Betori, presente alla conferenza stampa, ha ammirato a lungo il Crocifisso: «La qualità è più che evidente. Si resta stupefatti per la sua bellezza. E sono qui perché ciò che fa bene a Firenze mi trova più che partecipe», ha detto.