«Attribuito a Michelangelo». In inglese, «attributed to». Il Cristo della discordia ha finalmente trovato la sua collocazione definitiva, la Cappella del Podestà del museo del Bargello. E una dicitura ufficiale, su un leggio sistemato accanto alla teca di plexiglass fabbricata dai laboratori Goppion - gli stessi che hanno realizzato quella per la Gioconda - in cui sarà esposto da oggi, accompagnata da un riassunto delle complicate vicissitudini dellopera. Acquistato dallo Stato nel 2008 per 3 milioni e 250 mila euro, il piccolo Crocifisso in legno di tiglio (41,3x39,7 cm) è da anni oggetto di accese divisioni fra gli studiosi, oltre che di uninchiesta da parte della Corte dei Conti che, sulla base di una perizia commissionata alla casa daste Christies, ha ipotizzato un danno erariale di oltre 2 milioni a carico dellallora sottosegretario Roberto Cecchi, della soprintendente al Polo museale Cristina Acidini e di altri due funzionari coinvolti (il 10 maggio ludienza). Una polemica riassunta, in un depliant che sarà distribuito ai visitatori, con la frase «di recente sullattribuzione si sono registrati pareri contrari, che hanno dato origine ad un vivace dibattito». Completato, nel 2010, un ciclo espositivo che lha portato nei musei di tutta Italia (Roma, Trapani, Palermo, Milano, Napoli), il Cristo è rimasto chiuso fino ad oggi nei depositi di via della Ninna. Qui, ha spiegato Acidini, è stato affidato alle cure del laboratorio di restauro della Soprintendenza, incaricato di una manutenzione straordinaria a causa di un indebolimento della pittura allattaccatura delle braccia, motivo per cui si è anche deciso di modificare il sistema espositivo, utilizzando dei sostegni laterali allaltezza del torso invece dei perni nelle mani. E stato poi necessario modificare la teca, facendo arrivare un nuovo pezzo dal Canada. Infine, il Crocifisso è stato sottoposto a una tomografia computerizzata nel laboratorio di diagnostica di Careggi, che ha permesso di acquisire immagini del modellato del legno al di sotto dello strato preparatorio e del colore. «A questo punto, le condizioni per lesposizione cerano tutte: non aveva senso rimandarla ancora», ha detto la soprintendente. La quale, soltanto alcune settimane fa, aveva invece attribuito i ritardi a un invito informale in questo senso da Roma. Quanto allinchiesta, Acidini si limita a commentare: «La Corte dei Conti fa quello che è di sua competenza, valuta gli aspetti procedurali e di quantificazione». E poi: «Rifarei sicuramente quello che ho fatto. Credo sia stata una procedura corretta, fondata sulla verosimiglianza di questa importante attribuzione». Alla presentazione dellesposizione è intervenuto anche Giancarlo Gentilini, ordinario di Storia dellarte a Perugia e nel 2004, in occasione di una mostra al museo Horne, promotore, con Unberto Baldini e Luciano Bellosi, della proposta di attribuzione a Michelangelo. Nel suo intervento, Gentilini ha ricordato le analogie del Cristo con quello di Santo Spirito, anchesso oggetto di una complessa vicenda attributiva, oltre che, per il corpo allungato, con la Pietà vaticana. Hanno poi preso la parola Marco Fioravanti, che ha condotto la tomografia a Careggi, il quale ha spiegato come le analisi abbiano confermato «la raffinata e veritiera riproduzione della muscolatura del corpo», e Massimo Giulisano, docente di anatomia, che ha evidenziato la perfetta rappresentazione anatomica dellopera.