Loblio dopo i fasti sabaudi, poi il restauro e gli interventi di artisti di oggi Un esempio dellarchitettura barocca voluta per la caccia, le feste e le vacanze Sembra che tutto possa accadere, alla Reggia di Venaria. Nulla stona. La magnifica imponenza di questo complesso composto da borgo, castello e giardini, con lorizzonte disegnato dalle Alpi, respira autonomo nel tempo e nello spazio, collega passato e presente, e dà casa generosamente, come una gran dama. A distanza di quattrocentro anni questa reggia si presenta ancora come una visione, stesso impasto della "Cabiria" cinematografica dellastigiano Pastrone, versione barocca della "Metropolis" di Lang, disegno retrò di Moebius, città calviniana. Dal 2007 ha riaperto al pubblico, dopo otto anni di restauro e un oblio che laveva quasi distrutta, e da allora via via si è recuperato lantico fascino di una residenza che gareggiava con Versailles. La Venaria Reale nasce dal sogno di Carlo Emanuele II e da un primo progetto di Amedeo di Castellamonte nel 1659, al cui cantiere segue quello di Michelangelo Garove, continuato da Filippo Juvarra e preso, infine, da Benedetto Alfieri. Nel 1798 il devastante passaggio delle truppe napoleoniche sancisce la fine della sua giovinezza, come quando una bellezza offesa diventa intollerabile alla vista. Da lì la sua traduzione in caserma, fino alla seconda guerra mondiale, e poi il nulla. Il recupero inizia nel 1997, sollecitato anche da Federico Zeri. La Venaria era la più prestigiosa delle residenze sabaude che costituivano la "Corona di Delizie" reale, il simbolo della millenaria corte dei Savoia. Un meraviglioso esempio dellarchitettura barocca internazionale, voluta per le cacce, le feste e le vacanze, dedicata a Diana, la dea dellarte venatoria -da cui lomonimo nome della zona- dove nel 1776 quattrocento persone di servizio si occupavano di tredici membri della casa sabauda. La sua vocazione è quella di essere mobile nel tempo, da un lato "storica", cioè piena di ricordi costituiti da oggetti, architetture e personaggi del passato, che raccontano storie che furono, come la mostra dedicata alla collezione del Principe Eugenio di Savoia. E come il nuovo percorso di visita agli appartamenti reali "teatro di storia e magnificenze". Dallaltro lato è invece "contemporanea" in una liason continua con larte di oggi. Peter Greenaway, per esempio, lha ripopolata seguendo unidea di cinema che è strumento tecnologico interattivo: ottanta cortometraggi animano simultaneamente le stanze, immaginando quella che doveva essere la quotidianità di corte. Nel 2009 Bob Wilson e Laurie Anderson hanno presentato reperti dellAntico Egitto in uneccezionale installazione percettiva di visioni e suoni. Poi cè "Il giardino delle sculture fluide" di Giuseppe Penone, protagonista senza età dellArte Povera, che ha disseminato il parco con dodici grandi sculture, potenti opere di bronzo, legno e marmo, che entrano dentro la Natura, dischiudendone forze ed energie. Una fluidità scientifica e poetica in cui è sospesa la reggia stessa, la cui alternanza di fasti e miserie sprigiona suggestioni anche oggi nei concerti, nelle cene dagli antichi ricettari, negli spettacoli di acqua e di luce della Fontana del Cervo. Non cè tempo per melanconie.