Caro Direttore, ho letto sul Mattino l'articolo a firma di Paolo Barbuto sulla acquisizione da parte dei Gerolamini di Massimo De Caro in qualità di direttore della celebre biblioteca. Non entro nel merito delle scelta che avrà i suoi bei perché. Come dice Susanna a alla contessa durante la vestizione di Cherubino " Se l'amano le femmine han certo il lor perché". Versi sublimi dell'abate Da Ponte. Ma le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dai principi di Lampedusa sono un'impostura. Il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667. I Caro quindi con il titolo di principe di Lampedusa non hanno nulla a che vedere. Nel 1466 Palmerio Caro era stato investito da Martino il Giovane della signoria di Lampedusa. La sua pronipote Francesca aveva sposato nel 1583 Mario Tomasi, nobile di Capua venuto in Sicilia con il vicerè Colonna. La signoria di Lampedusa e la baronia di Palma, titoli concessi a Palmerio Caro, erano stati concessi secondo la legge salica e non secondo quella castigliana che prevedeva la trasmissione dei feudi alle figlie femmine in assenza di fratelli maschi. Quindi al tempo delle nozze con Mario Tomasi maschi Caro non ve n'erano in circolazione. Il nostro eminente bibliotecario queste cose dovrebbe averle sulla punta delle dita. E consiglierei al priore dei Gerolamini di vigilare su un archivista che invece di appoggiarsi alla documentazione si avvale di casi di omonimia. Grazie per l'ospitalità ed un cordiale saluto
NAPOLI - Massimo De Caro e la discendenza dai principi di Lampedusa
Un articolo del Mattino di Paolo Barbuto ha parlato dell'acquisizione di Massimo De Caro come direttore della biblioteca Gerolamini. Un lettore ha risposto all'articolo, criticando le affermazioni del bibliotecario sulla discendenza dei Caro da principi di Lampedusa. Il lettore sostiene che il titolo di principe di Lampedusa è stato concesso da Carlo II di Spagna a Ferdinando Tomasi nel 1667 e che i Caro non hanno alcun legame con il titolo. Il lettore ha anche criticato il bibliotecario per non aver verificato le informazioni prima di pubblicarle. Il lettore chiede al priore dei Gerolamini di vigilare sull'archivista e di non appoggiarsi solo alla documentazione.
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