Lo storico dell'arte medievale «C'è una parte dei quadri e delle sculture incartata e conservata in un magazzino. Non sappiamo più cosa c'è» La ricostruzione «Bisogna ripartire dalla nostra storia urbana per non commettere errori e lasciare spazio al business che copre le truffe» Storico dell'arte medievale, 87 anni, Federico Bologna è uno di quegli aquilani che tutti amano e stimano, un grande vecchio che ha lavorato con Roberto Longhi. Amico degli altri due grandi vecchi aquilani, coscienza e memoria della città: Raffaele Colapietra, diventato famoso per essere stato l'unico a non voler lasciare la sua casa, ma anche storico di grande vaglia, e Alessandro Clemente, autore di una celebre storia della città. Professore, da dove ritiene per restaurare il centro storico? «Si deve partire dalla nostra storia urbana segnata dagli stop and go dei terremoti, a cui sono seguiti i momenti di ripresa e di rifondazione. La storia serve a non fare scemenze e a non lasciare spazio al business dentro il quale si organizzano le truffe». Cosa pensa del progetto dell'università olandese? «È sbagliata l'idea di cambiare la destinazione d'uso, mettere banche nei cortili dei palazzi antichi, per esempio. Perché la destinazione d'uso è parte integrante della storia della città. Il progetto degli interventi va affidato a gente del mestiere, altrimenti si dicono sciocchezze come ha fatto De Matteis (uno dei candidati sindaco, ndr) per il quale si potrebbero abbattere le mura di S.Maria di Paganica, visto che sono rimaste solo quelle. Non sa che le mura sono medievali mentre la copertura crollata dell'Ottocento». Ci sono anche i tesori che erano custoditi nelle chiese e nei musei. «L'Aquila è stata svuotata del suo materiale artistico, adesso una parte dei quadri e delle sculture sono a Celano e sa come stanno? Sono avvolti in delle pezze, come mummie. Una galleria di mummie. E sa come sono classificati? Tela, scultura, tela sfondata. Non si sa cosa ci sia lì dentro. E poi c'è stata la vicenda della Madonna con bambino di Saturnino Gatti, una scultura medievale, in terracotta policroma tirata fuori intatta a Collemaggio. Per il G8 decisero di esporla e l'hanno rotta, le mani della madonna, quelle del bambino, i lembi della veste». II recupero del passato deve servire anche a creare un progetto per il futuro? «Non sono in grado di fare progetti sul futuro. Invece si deve ragionare sugli scempi che abbiamo pagato con il terremoto. Nell'Ottocento il soprintendente Moretti alzò la copertura di Collemaggio, convinto di riscoprirne l'aspetto medievale. Sbagliava e quella copertura più alta di 15 metri è crollata. Oppure via Sallustio, un orrore degli anni Settanta, una ferita nel centro de L'Aquila».