Le ville dei piaceri narrate da Cicerone aspettano da 60 anni di diventare museo Argan ha scritto: «Mi entusiasma la bellezza dei dipinti, di una pittura che non saprei chiamare antica tant'è moderna, e mi delude l'insalubrità del luogo in cui sono pigiati. La condizione di penosa inferiorità rispetto a Ercolano e Pompei non solo è ingiusta, ma deviante» Beni culturali minacciati. La magnifica Stabiae sul golfo di Napoli, cancellata dal Vesuvio, scoperta da un preside negli anni Cinquanta: ottomila reperti chiusi in un deposito Un sogno. Una sfida. Un'ossessione. Probabilmente tutte e tre le cose insieme, in anni formidabili per slancio e ottimismo, per voglia di vivere e di ricominciare. Fu questa la «congiunzione astrale» favorevole, individuale e collettiva, che consentì di riportare alla luce negli anni Cinquanta l'antica Stabiae e il suo tesoro di ville romane, patrizie e rustiche, facendole conoscere al mondo. Furono il sogno, la sfida e l'ossessione di Libero d'Orsi un preside di scuola media con la passione per l'archeologia e dell'intera comunità di Castellammare di Stabia che gli si strinse intorno, per sostenerlo in un'impresa che l'archeologia ufficiale e le istituzioni culturali consideravano salvo qualche isolata eccezione infondata, incredibile, impossibile. Come tutto ciò sia stato invece possibile, lo ha spiegato bene alcuni anni fa un altro preside, Antonio Carosella, che succedette a d'Orsi nella guida del pionieristico Comitato scavi di Stabia, costituitosi il 4 aprile 1952. «In quegli anni annota Carosella si ebbe una rara manifestazione di civismo, che segnò una delle più belle stagioni, ma anche l'ultima, del tradizionale vivace spirito pubblico della città». Parole che riecheggiano la «confessione pubblica» che lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan nel 1989 affidò a un opuscolo intitolato Stabiae: le ville. «Ogni visita a Castellammare mi entusiasma e mi delude scrive Argan . Mi entusiasma la splendente bellezza dei dipinti provenienti dalle ville, di una pittura che non saprei chiamare antica tant'è moderna, e mi delude la povertà, l'inadeguatezza, l'insalubrità del museo in cui sono, più che ordinati, pigiati. Questa condizione di penosa inferiorità rispetto a Ercolano e a Pompei non è soltanto ingiusta, ma deviante». Vogliamo riprendere il nostro viaggio da qui, dall'entusiasmo di Argan, poiché, come vedremo, ville e affreschi di Stabiae lo meritano, per quanto sono meravigliosi e ancor più belli delle ville e degli affreschi di Pompei e di Ercolano. Non sarebbe però onesto omettere i motivi di delusione. Per quel museo che non è un museo, per esempio, ma un deposito in cui sono appunto «pigiati» ottomila reperti affreschi e opere di grande valore , che sono lì «provvisoriamente» da sessant'anni. Per un «museo» che in realtà è un magazzino, ma si chiama ufficialmente Antiquarium dal 1959, quando lo inaugurò l'allora ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Medici e proprio nell'edificio che ospita la scuola media e il liceo classico di cui furono presidi d'Orsi e Carosella , con la solenne promessa che sarebbe migrato in altra e più degna sede. Per un «museo», infine, chiuso al pubblico e a chiunque altro forse perché non se ne veda la vergogna a causa di non meglio specificate «ragioni di sicurezza». Dev'essere una coazione a ripetere, questa della burocrazia che di fronte all'antica Stabiae tende a defilarsi. Accadde anche a Libero d'Orsi. I burocrati lo derisero, lo presero per matto e lo scoraggiarono. Quando poi i fatti dimostrarono che d'Orsi aveva ragione a insistere nel volere scavare proprio G, sulla collina di Varano che domina i golfi di Castellammare e di Napoli, dove oggi sorgono le magnifiche Villa Arianna e Villa San Marco, cercarono di sminuirne il ruolo e persino di emarginarlo. Dicevano, i dotti, che li sotto non c'era più nulla. Che a radere al suolo la città, che era stata città etrusca, greca e sannitica, ci avevano pensato prima Silla, nell'89 a.C. durante la guerra sociale tra Roma e i popoli della Lega italica che reclamavano la cittadinanza romana , poi il terremoto del 63 d.C. e infine l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse anche Ercolano e Pompei. Non solo. Aggiungevano, i dotti, che non c'era null'altro da scoprire, poiché le campagne di scavi dei Borbone (due, dal 1749 al 1762 e dal 1775 al 1782) avevano completato l'opera. In realtà, quella dei Borbone fu un'opera più di distruzione e di saccheggio che non di recupero delle ville stabiane, dato che i loro «tecnici» agirono più da ingegneri militari che non da archeologi, tanto che due studiosi del calibro di Amedeo Maiuri e monsignor Francesco Di Capua quando d'Orsi cominciò a picconare senza lasciarsi irretire definirono quella borbonica «una sciagurata campagna di scavi, condotta con metodo bestiale». D'Orsi fece un ragionamento semplice. Era impossibile, diceva, che Silla avesse distrutto tutto, poiché nemmeno i bombardamenti aerei dell'ultima guerra bomba atomica a parte erano riusciti a cancellare totalmente una intera città. Qualcosa dunque doveva ancora esserci. Quanto al punto in cui cercarla, d'Orsi sosteneva che se lui fosse stato un patrizio romano avrebbe costruito la propria villa nel posto più bello, cioè sulla collina che domina i due golfi. Quindi era li che bisognava scavare. Il19 gennaio 1950, d'Orsi e due suoi «assistenti», un meccanico disoccupato e un bidello della sua scuola, cominciarono a lavorare. E nel giro di qualche anno tutto il mondo conobbe l'antica Stabiae. Giunsero a Castellammare il capo dello Stato, Antonio Segni, il re Gustavo di Svezia e la regina, gli ex sovrani di Romania, le scuole archeologiche tedesca, americana e francese, e poi artisti, studiosi ed enti di alta cultura come l'americana Vergilian Society , l'università di Roma e la Tufts University del Massachusetts. Finalmente, la ricca Stabiae, il luogo della dolce vita dei veri ricchi e dei potenti della Roma tardo-repubblicana usciva dal cono d'ombra in cui l'avevano relegata Pompei ed Ercolano, città ricche e dalle bellissime ville, senza dubbio, ma «provinciali» rispetto a Stabiae e prive del suo sfarzo e della sua magnificenza. Villa Arianna, così chiamata per l'affresco che ritrae Arianna abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso, mentre si addormenta tra le braccia di Hypnos, misura tredicimila metri quadrati. Ma, ci fa notare Vincenzo Sabini, un altro che come d'Orsi «ama le pietre» e le «frequenta» fin da quando era bambino, la villa non è ancora stata completamente riportata alla luce, come dimostrano le evidenti tracce di un peristilio di no metri ancora in gran parte sepolto. Villa San Marco, che prende il nome da una vicina cappella omonima del XVIII secolo, e villa del Pastore, che deve la denominazione alla statua, intatta, di un pastore con un agnello sulle spalle, misurano rispettivamente seimila e undicimila metri quadrati. Dimensioni che danno l'idea di come queste ville, più le altre cinque simili in quest'area (collegate a una rete di altre cinquanta ville rustiche), erano dei veri e propri palazzi, con enormi giardini, grandi impianti termali, fontane e ninfei per i giochi d'acqua, amplissimi peristili per il gioco e le attività sportive. Erano ville di otium, in cui, scrive Cicerone, ci si poteva abbandonare a «libidini, amori, adulteri, dolce vita, banchetti, festini, canti, musiche, gite in barca». Ma erano anche ville in cui l'arte del tempo esprimeva il meglio di sé attraverso sculture, ceramiche, bronzi, oggetti preziosi in vetro, ma soprattutto attraverso gli affreschi, che decoravano anche i soffitti. I più noti ritraggono Perseo con in mano la testa della Medusa, e poi Cassandra, l'Ermafrodito, Il ratto di Europa, il Planisfero e La Flora, detta anche La Primavera, che è un po' il simbolo delle ville stabiane e si trova nel museo archeologico di Napoli come molti altri reperti. Tutti di una raffinatezza e di una bellezza che paralizza. E che hanno fatto dire al critico d'arte Ettore Cozzani: «Con questi dipinti che dopo venti secoli vedono la luce, l'impressionismo e il macchiaiolismo retrocedono di duemila anni . Questa ricchezza nascosta si è trasformata per la prima volta in una mostra organica e accessibile a tutti, chiamata In Stabiano, undici anni fa. Ma né la mostra né il bel volume dal titolo omonimo che la accompagna pubblicato da Nicola Longobardi, piccolo editore che coltiva la memoria di quella Campania felix avrebbero continuato a vivere in giro per il mondo se nel frattempo non avessero incontrato sul proprio cammino la Restoring Ancient Stabia, una fondazione nata a Castellammare di Stabia su impulso delle summer school organizzate qui ogni anno dall'Università del Maryland, che in seguito è diventata unico esempio in Italia socio fondatore della Ras. La quale ha nel Vesuvian International Institute per l'Archeologia e le Scienze umane il suo braccio operativo ed è, sottolinea il direttore Ferdinando Spagnuolo, «l'unico esempio di fondazione privata legalmente riconosciuta dai governi italiano e statunitense perla promozione e la valorizzazione dell'antica Stabiae». E stato grazie a questa collaborazione che Italia e Stati Uniti hanno stipulato un Memorandum of Understanding in base al quale gli Usa (dove non esiste l'«incauto acquisto» come da noi) si impegnano a non comprare più nulla che non sia di provenienza certificata e a restituire ciò che illegalmente è finito nei loro musei, ottenendo in cambio prestiti di opere d'arte italiane anche a lungo termine (massimo per dieci anni) e la partecipazione a progetti comuni di scavo. Ed è stato sempre grazie a questa collaborazione che la mostra In Stabiano è sbarcata negli States, dov'è rimasta per tre anni, dal 2oo5 al 2oo8, con tappe in Arkansas, Nevada, California, Georgia, Wisconsin e Florida. Visto il successo, ne è stata organizzata subito un'altra, con il più accattivante titolo Otium ludens, che tra il 2008 e il 2009 si è fatta ammirare all'Hermitage di San Pietroburgo, all'Hong Kong Museum of Art e nel complesso di San Nicolò a Ravenna. Per poi approdare in Canada, Stati Uniti, Australia e, a maggio prossimo, in Brasile. La vera ambizione però è di riuscire a realizzare a Stabiae un grande parco archeologico, per il quale è già pronto un bellissimo progetto. Ma qui si apre un altro, dolentissimo capitolo, molto poco artistico, fatto di soldi che sono sempre pochi o male impiegati e di istituzioni pubbliche che quasi sempre latitano.
Corriere della Sera
1 Aprile 2012
La dolcevita dei Cesari
CA
Carlo Vulpio
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Corriere della Sera · 23 Lug 2004
Case abusive nelle rocce di Ischia
Corriere della Sera · 10 Set 2005
Sassi di Matera, il patrimonio tradito
Corriere della Sera · 30 Mar 2006
PUNTA PEROTTI. Vendita virtuale. E compra anche D'Alema
Corriere della Sera · 3 Apr 2006
Dinamite e applausi, Punta Perotti diventa polvere
Corriere della Sera · 25 Apr 2006
Punta Perottì, un parco e un nuovo orizzonte per Bari
Corriere della Sera · 7 Lug 2006
Nel villaggio neolitico spuntano due discariche
Corriere della Sera · 8 Set 2006
Punta Perotti trasformata in una città delle religioni
Corriere della Sera · 26 Feb 2007
CATANZARO Interessi e amicizie nel villaggio vacanze costruito sul demanio
Corriere della Sera · 26 Mar 2007
L'impianto di Porto Empedocle autorizzato da Regione e Soprintendenze. Scontro sul rigassificatore vicino alla Valle dei Templi
Corriere della Sera · 27 Giu 2008
Da Bertolucci al giudice Colombo per fermare l'ecomostro del Salento
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 5 Feb 2012
Via 101 commissioni, resiste quella di Cavour
Notiziario Marketpress · 2 Apr 2010
ROMA: APERTURE STRAORDINARIE
Corriere Adriatico · 2 Apr 2010
POMPEI - Torna a splendere la Casa della Fontana Piccola
la Repubblica · 2 Apr 2010
FIRENZE - Nuovi Uffizi, Berlusconi firma la Marino torna responsabile
la Repubblica · 2 Apr 2010
ROMA - Tempio di Venere, riapre dopo 30 anni
la Repubblica · 2 Apr 2010
BARI - Petruzzelli, il ministero boccia le assunzioni
la Repubblica · 2 Apr 2010
DOMUS AUREA, UN CROLLO ANNUNCIATO
Il Tirreno · 2 Apr 2010
TOSCANA - BAGNI DI LUCCA. Villa Ada, solo degrado nelle scuderie
Left · 2 Apr 2010
Ercolano. Privatizzazione coloniale
Italia Sera · 2 Apr 2010
Roma. Giro, Colosseo e commissariamento, a maggio il rapporto
La Nuova Venezia · 2 Apr 2010
Venezia. Fondazioni ai ferri corti sui musei
Avvenire · 2 Apr 2010
Per Pompei nuova luci della ribalta
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
Il duello dei Geni. Leonardo eMichelangelo, la storia infinita: ma chi è stato il più grande?
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
ROMA - Caravaggio, apertura fino alle 23.30 Superati i 210.000 visitatori
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
SALERNO - cultura, che non sia l'anno zero
Corriere della Sera · 2 Apr 2010
CASERTA Ecco la Reggia mai vista. In 3D. Progetto della Sapienza. Paola David: Già contattata una società
Corriere della Sera · 2 Apr 2010
FIRENZE - Ritrovare Giotto. Finito il restauro, la Croce di Ognissanti recupera i suoi colori Torna a casa, ma si studia una nuova collocazione. In chiesa
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
CAMPANIA - È inquinato un quinto del litorale
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
CAMPANIA - Scavi di Pompei, prevista l'apertura del Termopolio Musei napoletani visitabili anche lunedì in Albis
Corriere della Sera · 3 Apr 2010
I giardini del Paradiso. Storia degli Horti vaticani e dei Papi che li vollero