L'associazione Bianchi-Bandinelli: quella di Marchetti è stata una pessima gestione L'AQUILA. Gestione approssimativa e lontana da qualunque intenzione di vero restauro dei beni culturali danneggiati dal sisma. E' la denuncia che l'associazione Bianchi Bandinelli fa al vicecommissario ai Beni culturali, Luciano Marchetti: ha agito secondo esigenze propagandistiche nel recupero dei beni culturali del cratere sismico. Con conseguente sperpero di risorse pubbliche». «La gestione dei beni culturali e dei monumenti danneggiati dal sisma da parte del commissario Luciano Marchetti è stata un fallimento». L'associazione Bianchi Bandinelli, che subito dopo il sisma si è interessata allo stato di salute dei monumenti aquilani, dopo tre anni dal terremoto fa il punto sul loro stato. «La situazione è grave, manca una programmazione seria e coerente, si è proceduto alla rinfusa puntellando anche edifici che non erano da puntellare e pensando a fare una semplice operazione di facciata». Anche sulle chiese riaperte al culto, quelle del progetto «Cento chiese per Natale», è stata fatta un'operazione di «maquillage». A parlare sono Marisa Dalai Emiliani, del consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, Umberto D'Angelo e Vezio De Lucia. «Ci si è mossi nella logica di individuare delle emergenze su cui fare propaganda mediatica», ha detto la Dalai Emiliani, «pensiamo alla lista di nozze fatta dal precedente governo. E poi alle 100 chiese da riaprire nel Natale del 2010: non c'è stato un vero progetto organico per il recupero di tutto il patrimonio culturale e monumentale, ma è stata seguita una logica non legata a una chiara programmazione». Insomma: «Meno male che il commissario Marchetti va via», ha chiosato la Dalai Emiliani. La sua gestione è stata anche «slegata da qualunque rapporto con le istituzioni locali». I tre esponenti dell'associazione non hanno risparmiato critiche nemmeno al recente documento del ministro Fabrizio Barca relativo al progetto dell'Ocse. «Si parla solo di centro storico, mentre i problemi della ricostruzione dell'Aquila sono legati alla sua disgregazione in diverse new town». Cosa si deve fare per recuperare il tempo perso? «Istituire una cabina di regia con la Direzione regionale dei beni culturali e stringere rapporti con l'Istituto superiore per la conservazione e il restauro», ha aggiunto. Rapporti che il vicecommissario «ha reciso». All'Aquila si è proceduto «per sottrazione, con il depauperamento delle strutture esistenti», ha aggiunto la Dalai Emiliani. Quanto al progetto delle 100 chiese per Natale, D'Angelo ha chiarito che «me vennero riaperte solo 72; attualmente al culto ne sono aperte 116, con una spesa media di 100-200mila euro ciascuna. Di queste, 47 sono fuori dal cratere Aquilano. Ad esempio Santa Maria delle Grazie di Rosciolo e altre chiese a Trasacco, Tagliacozzo, in provincia di Teramo e di Chieti». «Immane» lo spreco di risorse secondo D'Angelo: «Otto milioni di euro sottratti all'Aquila». RICOSTRUZIONE CRITICHE E PROPOSTE DELL'ASSOCIAZIONE BIANCHI-BANDINELLI 1. All'Aquila le sorti del patrimonio culturale sono state determinate in assoluta difformità rispetto a precedenti terremoti. Con il commissariamento gestito dalla Protezione civile, le strutture e le competenze del Ministero per i beni e le attività culturali sono state messe ai margini, si è preteso di sostituire un intero ministero con un solo responsabile, il vice commissario delegato alla tutela dei beni culturali legittimato ad agire in deroga alla legislazione vigente 2. Il documento dell'Ocse e dell'università di Kroningen parla di un concorso internazionale di architettura che dovrebbe consentire di modificare la destinazione d'uso degli edifici permettendo ai proprietari di cambiare la struttura interna delle loro proprietà. Gli autori del documento forse non sanno che esiste una cultura del recupero, che da più di mezzo secolo ha messo a punto principi, procedure e regole per intervenire nei centri storici 3. Sul recupero del monumenti si è fatta solo una campagna mediatica che ha portato a scarsissimi risultati. La logica d'intervento che si è imposta finora all'Aquila sia caratterizzata per un approccio puntiforme, scoordinato, privo di prospettive a lungo termine. Sconcertante, anche nei documenti recenti, è l'assenza di qualsiasi forma di programmazione. La decisione di mettere finalmente termine alla gestione commissariale impone un forte potenziamento a livello territoriale e un più organico collegamento con gli istituti centrali del Ministero beni culturali Va attivata una speciale struttura del Mibac (potenziando ad esempio la Direzione Regionale), simile a quella che operò in modo esemplare in Campania dopo il terremoto del 1980