Parla l'uomo scelto per coordinare una task force di sei persone che vigilerà sugli appalti Il prefetto: così eviteremo le infiltrazioni dei clan nei lavori I 105 milioni stanziati dall'Unione europea sono una torta ricca, e si sa che in questi casi i clan vogliono infiltrarsi I certificati antimafia saranno necessari per tutti a prescindere dall'importo dei lavori. E li rilascerà solo il prefetto di Napoli Fernando Guida, prefetto, l'uomo che vigilerà sugli appalti della nuova Pompei. La Soprintendenza dice di non saperne nulla: cos'è, un commissariamento? «Assolutamente no. Lo scopo della mia nomina è diverso». E qual è? «Iniziamo da quale non è: non mi sostituirò assolutamente al soprintendente di Napoli e Pompei. Il mio compito sarà quello di coordinare un gruppo di lavoro per la legalità e la sicurezza del progetto Pompei, istituito con un'intesa tra i ministri di Interno, Beni culturali, Pubblica istruzione e Coesione territoriale, che si riunirà presso la prefettura di Napoli». Obiettivo? «Svolgere attività idonee a incrementare la sicurezza degli appalti e garantire la trasparenza delle procedure». Ci voleva una task-force per questo? «Stiamo parlando di oltre 105 milioni di euro. Ed è noto che, quando la torta è ricca, la criminalità organizzata tenta di infiltrarsi in ogni modo. Un rischio che a Pompei non possiamo correre, considerata l'importanza strategica dell'area archeologica e l'attenzione con cui l'Unione europea segue i lavori». Fernando Guida napoletano, 58 anni, a Roma da trenta, sposato, due figli, la pazienza del mezzofondista («Ma ora causa lavoro non corro più»), «simpatizzante» del Napoli, è il prefetto che è stato scelto per evitare che le imprese dei clan mettano le mani sui fondi stanziati dall'Europa per far rinascere Pompei, e che verranno utilizzati soprattutto per consolidamento statico e idrogeologico dell'area, restauri e videosorveglianza. Una carriera al Viminale, l'ultimo incarico di Guida prima della sua nomina è stata la direzione dell'ufficio del controllo sugli organi degli enti locali. Quello, cioè, che si occupa delle procedure relative allo scioglimento dei consigli comunali (anche) per infiltrazioni mafiose. Prefetto, sarà solo in questa sfida? «No, coordino un gruppo di lavoro composto da altre cinque persone». Chi sono? «Un rappresentante della Prefettura di Napoli, uno dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, e uno per ciascuno di questi ministeri: Beni culturali, Coesione territoriale, Pubblica istruzione». I nomi? «Prematuro divulgarli, li conoscerete giovedì». Vi insedierete quel giorno? «Sì. Il premier Mario Monti e i ministri Anna Maria Cancellieri, Lorenzo Ornaghi e Fabrizio Barca saranno a Napoli in occasione della stipula di un protocollo di legalità tra il prefetto Andrea De Martino e la soprintendente ai beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Cinquantaquattro. La loro presenza testimonia l'impegno che il Governo sta mettendo nella sfida per la nuova Pompei». E la sua task force che farà? «Collaboreremo con la stazione appaltante, cioè con la Soprintendenza, nella predisposizione dei bandi di gara e dei rispettivi contratti, curando in particolare l'inserimento di clausole e condizioni finalizzate a prevenire tentativi di infiltrazione criminale». Suona un po' generico, non le pare? «Be', se vuole glielo spiego nei dettagli. Da dove inizia-mo?». Le aziende sospette. «Allora, abbiamo lavori per 105 e passa milioni che devono essere eseguiti. E a realizzarli saranno ovviamente delle imprese. Ora, qual è il primo requisito per partecipare ai bandi di gara? La certificazione antimafia». Non funziona già così? «Sì, ma per Pompei c'è una differenza fondamentale. La Prefettura di Napoli, in deroga alla competenza per territorio, sarà l'unica che potrà emettere certificazioni antimafia per le imprese che vogliano partecipare ai lavori». Anche per quelle che non operano nella provincia di Napoli? «Per tutte. Se un'impresa ha sede a Caserta, a Roma o Milano, sarà sempre il prefetto di Napoli a dover rilasciare il nulla osta antimafia. Che, seconda novità, per Pompei sarà sempre necessario». Cioè? «Oggi la certificazione in genere è richiesta solo per lavori che superino un determinato importo, di volta in volta quantificato in relazione alle opere o ai protocolli d'intesa». E a Pompei? «Una delle soluzioni cui abbiamo pensato per scoraggiare la partecipazione di ditte di dubbia estrazione è stata quella di azzerare la soglia dell'importo. Ora ogni società che vorrà partecipare ai lavori dovrà avere la certificazione antimafia: per qualsiasi valore e soprattutto per tutta la filiera delle imprese: non solo la ditta che s'aggiudica l'appalto, ma anche tutte quelle che lavorano in subappalto». Pensa davvero che sia così facile ricostruire i movimenti di queste filiere? «No, ed è per questo che abbiamo esteso a questo protocollo d'intesa la sperimentazione del monitoraggio dei flussi finanziari». Tradotto? «Già oggi esiste una legge del 2010 per la quale le imprese che vincono appalti pubblici devono accendere un conto corrente dedicato, così da consentire agli organismi di controllo di ricostruire tutti i movimenti relativi a un'opera pubblica». Se la legge già c'è, dov'è la novità? «Noi anticipiamo alcune norme, che entreranno in vigore tra due anni, per le quali oltre ad avere un conto corrente dedicato le imprese devono effettuare i bonifici esclusivamente on line, così da poter appurare senza alcuna possibilità di connivenze dove finiscono quei soldi». Controllate i rubinetti. «E da lì che bisogna iniziare. Sono i soldi la spia delle infiltrazioni. A proposito, chi lavorerà a Pompei avrà anche l'obbligo di inviare copia dei bonifici telematici e dell'estratto conto ad un apposito organismo di controllo». Non pensa che così si rischia di mettere troppi lacci anche alle imprese sane? «Lo scopo è quello di creare una banca dati che monitori tutti i flussi finanziari. Così sapremo in ogni momento a quali imprese sono riconducibili sia le entrate che le uscite relative a lavori effettuati a Pompei. Le imprese sane non hanno proprio nulla da temere». Dica la verità prefetto: perché nominare una squadra che vigilerà su Pompei? Avete già colto segnali di tentativi di infiltrazione? «Questo è un campo investigativo che non compete a me. Se dovessi riferire una mia sensazione, direi che il varo della task-force abbia più una finalità preventiva. Si vuole in sostanza evitare di dover scoprire, un giorno, che i lavori a Pompei li hanno fatti le imprese dei clan».