Aumenti consistenti rispetto all'Ici, in crisi i proprietari Potrebbero mancare le risorse per le manutenzioni di beni privati ma a uso pubblico e di valore culturale zoo, Sulle attuali agevolazioni la nuova normativa è poco chiara Beni privati; ma d'interesse pubblico. Il critico Sgarbi: «Esenzione totale». Tutti i proprietari di case in Italia sono preoccupati per l'avvento dell'Imposta municipale unica (Imu). Quelli di dimore storiche lo sono in modo particolare, dato che la normativa, in via di definizione, non chiarisce ancora la loro possibilità di conservare agevolazioni fiscali come quelle già previste per l'Imposta comunale sugli immobili (Ici). L'allarme del'Adsi Una preoccupazione che l'Associazione dimore storiche italiane (Adsi), nella persona del presidente Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini, ha manifestato in questi giorni sia in incontri al ministero per i Beni culturali e in proposte di modifica che saranno discusse in Parlamento sia sulla stampa nazionale, premettendo di non poterla certo «mettere sullo stesso piano dei drammi che affliggeranno con l'Imu i pensionati proprietari di piccole case» e le famiglie che stanno investendo i loro risparmi su beni di residenza, quindi quasi inevitabili, obbligatori. L'Adsi ha rivolto un appello a considerare gli effettivi rischi di una tassazione che s'incrementerebbe in modo insostenibile nei casi di edifici dall'elevata rendita catastale, per valore storico-artistico, ubicazione e dimensioni misurabili in migliaia di metri quadrati. Castelli e palazzi storici. Si tratta di castelli, palazzi, ville e giardini, che costituiscono una peculiare ricchezza storico-culturale e turistica per l'Italia, quindi sono soggetti a vincoli istituzionali e resi spesso accessibili al pubblico con visite guidate e per iniziative come convegni e matrimoni Sono beni di proprietà privata, ma d'interesse pubblico. Innumerevoli, difficilmente calcolabili in assenza di un inventario unico: quelli appartenenti a proprietari iscritti all'Adsi sono 17 mila in tutta Italia, ma un'indagine della stessa associazione ne ha individuati nel 2006 circa 15 mila vincolati, di cui quasi tremila privati, nella sola Lombardia. Imposte alle stelle Se le famiglie italiane dovranno pagare al fisco un aumento medio di 250 euro all'anno, significativo in proporzione alle loro possibilità, i proprietari di dimore storiche dovrebbero affrontare uno sbalzo fiscale ai limiti della sostenibilità, soprattutto nei casi in cui essi non abbiano alle spalle delle fiorenti situazioni finanziarie o attività economiche. Solo un esempio: l'imposta per il Castello Odescalchi di Bracciano aumenterebbe da 15 mila euro della vecchia Ici a 90 mila euro di Imu, uscita difficile da compensare con biglietti d'ingresso e visite guidate a pagamento e affitti per le più varie iniziative. Innanzitutto si rischia una sostanziale carenza di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria di questi beni, che è sempre stata a carico dei proprietari, se pur con qualche agevolazione sui lavori approvati dalle Soprintendenze. Rischio degrado Conseguenza sarebbe il degrado di immobili e parchi e, a più lungo termine, la vendita di beni culturali con esiti incerti, con prelazione dello Stato in tempi di crisi economica e magari senza possibilità di acquisizioni da parte del Fondo ambiente italiano (Fai), già proprietario di 45 immobili e impegnato in restauri degli stessi. Ecco perché si stanno interessando alla questione non solo Adsi, Fai e Italia Nostra a livello nazionale, ma anche associazioni culturali come il centro studi bergamasco «Giovanni Secco Suardo per la conservazione e il restauro dei Beni culturali». Nonché storici dell'arte come l'onorevole Vittorio Sgarbi, che conosce queste realtà, anche bergamasche, e ritiene «ridicolo che i proprietari di dimore storiche paghino queste tasse», oltre a quanto già sostengono per la manutenzione degli edifici storici ciò comporterebbe «la decadenza di un patrimonio inestimabile, perciò ne parlerò personalmente al ministro peri Beni culturali Lorenzo Ornaghi». «Esenzione totale» Sgarbi sostiene che «ci debba essere un'esenzione totale, da qualunque imposta, per quanto riguarda gli edifici storici vincolati, soprattutto qualora essi abbiano ambienti interni visitabili. Lo Stato non dovrebbe vessare, bensì incentivare, favorire i proprietari di dimore storiche vincolate e accessibili al pubblico». In merito al rischio di una cessione di questi beni, egli è convinto che sia «meglio che la loro gestione privata, visto che c'è, rimanga tale: una buona gestione privata è sempre più auspicabile rispetto a quella statale. Lo Stato non deve acquistare, bensì incoraggiare a conservare questi edifici storici al meglio e a renderli fruibili da parte del pubblico». «Serve un progetto» Manca però un progetto turistico-culturale adeguato. «Ci sono i ministeri per i Beni culturali e per il Turismo, che dovrebbero governare insieme - ribatte Sgarbi -. C'è un direttore generale, di nome Resca, alla valorizzazione. Esistono strutture statali, le Soprintendenze». Le quali non hanno solo compiti di tutela e conservazione, anche di valorizzazione e promozione dei Beni culturali? «Basta farlo».
BERGAMO - Dimore storiche L'Imu rischia di distruggerle.
L'Associazione dimore storiche italiane (Adsi) ha espresso preoccupazione per l'impatto dell'Imposta municipale unica (Imu) sui proprietari di dimore storiche. La normativa non chiarisce ancora se questi beni possano conservare le agevolazioni fiscali previste per l'Imposta comunale sugli immobili (Ici). L'Adsi ha rivolto un appello a considerare gli effettivi rischi di una tassazione che s'incrementerebbe in modo insostenibile nei casi di edifici dall'elevata rendita catastale, per valore storico-artistico, ubicazione e dimensioni misurabili.
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